Smascherata la truffa mediatica
sulla Macchina di Majorana-Pelizza

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Frank G. Ripel



Il famoso fisico Ettore Ma­jo­ra­na – na­to il 5 a­go­sto 1906 – scom­pa­re nel 1938 in cir­co­stan­ze mi­ste­rio­se. Cer­to Ro­lan­do Pe­liz­za – na­to nel 1938 – di­chia­ra di a­ver­lo in­con­tra­to nel 1958 in un mo­na­ste­ro i­ta­lia­no. Da lì, sa­reb­be na­ta un’a­mi­ci­zia e una col­la­bo­ra­zio­ne per la pro­get­ta­zio­ne di una mac­chi­na dal­le se­guen­ti virtù:

Annichilimento della materia
Riscaldamento della materia
Trasformazio­ne della materia
Traslazio­ne della materia


Andiamo subito ad analizzare la do­cu­men­ta­zio­ne mes­sa a di­spo­si­zio­ne dallo stes­so Ro­lan­do Pe­liz­za, a di­mo­stra­zio­ne della sua col­la­bo­ra­zio­ne con il fi­si­co Et­to­re Ma­jo­ra­na, do­po la scom­par­sa di que­st’ul­timo.


Parte Prima
13-3-2023
Le tre foto

Vengono pubblicate tre foto, at­tri­bui­te a Et­to­re Ma­jo­ra­na: la pri­ma fat­ta ri­sa­li­re al 1976, la se­con­da al 1986 e la ter­za al 1996. Que­ste fo­to mo­stra­no una per­so­na del­l’e­tà sti­ma­bi­le fra i 20/25 anni.
Viene dichiarato che “la macchi­na di Ma­jo­ra­na, at­tra­ver­so la quar­ta fa­se di svi­lup­po, con­sen­te di rin­gio­va­ni­re un cor­po u­ma­no fi­no al­l’e­tà di 21 an­ni, sen­za ef­fet­ti col­la­te­ra­li”. A ri­pro­va di ciò vie­ne e­si­bi­ta una fo­to, at­tri­bui­ta a Ma­jo­ra­na e fat­ta ri­sa­li­re al 2006, che mo­stra un uo­mo mol­to vec­chio. E do­po il rin­gio­va­ni­men­to ven­go­no por­ta­te co­me pro­ve le tre fo­to. Qui sia­mo di fron­te non so­lo a un con­tro­sen­so, ma an­che al­l’as­sur­do e al ri­di­colo.
In poche parole: un uomo molto vec­chio di­ven­ta gio­va­ne nel­l’an­no 2006, ma ap­pa­re già gio­va­ne nella pri­ma fo­to del 1976 (an­no in cui il ve­ro Ma­jo­ra­na a­vreb­be a­vu­to 70 anni).


La Perizia fotografica-antropomorfica

La Perizia fotografica-antropo­mor­fi­ca del dott. ing. Mi­che­le Vi­tel­lo del 16 di­cem­bre 2016.
Viene messa a confronto una fotogra­fia del ve­ro Ma­jo­ra­na e una del pre­sun­to Ma­jo­ra­na. Ven­go­no e­se­gui­ti tre ti­pi di­ver­si di a­na­lisi.
1. Per quanto riguarda il volto: “… una pos­si­bi­li­tà me­dia pa­ri al­l’81% che i vol­ti ap­par­ten­ga­no allo stes­so sog­getto”.
2. Per quanto riguarda il volto: “… una pos­si­bi­li­tà me­dia pa­ri al 74% che i vol­ti ap­par­ten­ga­no allo stes­so sog­getto”.
3. Per quanto riguarda il volto: “… una pos­si­bi­li­tà me­dia pa­ri al 78% che i vol­ti ap­par­ten­ga­no allo stes­so sog­getto”.

Penso che ci sia abbastanza da so­ste­ne­re che il sog­get­to in que­stio­ne (pre­sun­to Ma­jo­ra­na) nella fo­to, sia un so­sia. E ciò sen­za do­ver ri­cor­re­re alle fan­ta­sio­se teo­rie ‘clo­ni­sti­che’ del prof. Ma­langa.


Il filmato

Viene presentato un breve fil­ma­to fat­to ri­sa­li­re al 1996, in cui si ve­de il pre­sun­to Ma­jo­ra­na gio­va­ne, as­sie­me a Ro­lan­do Pe­liz­za. Due co­se col­pi­sco­no su­bito.
1. Viene riproposto per il presun­to Ma­jo­ra­na il con­tro­sen­so tem­po­ra­le che ab­bia­mo già a­na­liz­za­to (vi­de su­pra).
2. L’aspetto del Pelizza è quello di un uo­mo an­zia­no, non cer­to di 58 an­ni, co­me il Pe­liz­za a­ve­va nel 1996. Pos­sia­mo sti­ma­re l’età del Pe­liz­za ver­so gli 80 an­ni, in­fat­ti, a con­fron­to ba­sti ve­de­re l’a­spet­to del Pe­liz­za nel­l’in­ter­vi­sta ri­la­scia­ta il 23 ot­to­bre 2017 per la tra­smis­sio­ne Vo­ya­ger di Rai 2. Ciò ci por­ta a di­chia­ra­re che il fil­ma­to – fat­to ri­sa­li­re al 1996 – è sta­to re­a­liz­za­to, pro­ba­bil­men­te, nel 2016.


Le 14 lettere

Vengono pubblicate le quattor­di­ci let­te­re (dal 25-02-1964 al 25-10-2006) in­ter­cor­se tra il pre­sun­to Ma­jo­ra­na e il Pe­lizza.
Viene richiesto dal sig. Alfredo Ra­vel­li, in da­ta 28 gen­na­io 2015, un pa­re­re gra­fo­lo­gi­co della Pe­ri­to Gra­fo­lo­go Sala Chan­tal che met­te a con­fron­to la ‘let­te­ra’ del pre­sun­to Ma­jo­ra­na (set­te pa­gi­ne in fo­to­co­pia) e let­te­re del ve­ro Ma­jo­ra­na, giun­gen­do alla con­clu­sio­ne che “han­no ca­rat­te­ri­sti­che gra­fo­lo­gi­che mol­to si­mi­li/u­gua­li”, in­fat­ti, se an­dia­mo a ve­de­re la ta­bel­la con­clu­si­va di con­fron­to, tro­via­mo pa­ra­me­tri u­gua­li, ma an­che si­mi­li e uno di­ver­so. Ta­le pe­ri­zia, co­me vie­ne pre­sen­ta­ta, non e­sclu­de la pos­si­bi­li­tà che un a­bi­le fal­sa­rio pos­sa a­ver i­mi­ta­to la cal­li­gra­fia.
Viene anche comparata la fotocopia (in set­te pa­gi­ne) della ‘let­te­ra’ del pre­sun­to Et­to­re Ma­jo­ra­na con l’au­ten­ti­fi­ca­zio­ne in o­ri­gi­na­le sul re­tro di cia­scu­na pa­gi­na, sem­pre da par­te del pre­sun­to Et­to­re Ma­jo­ra­na e la di­chia­ra­zio­ne, da­ta­ta 7 di­cem­bre 2001, sem­pre del pre­sun­to Ma­jo­ra­na. La Pe­ri­to di­chia­ra che “det­ta let­te­ra è sta­ta si­cu­ra­men­te ver­ga­ta dalla ma­no del sig. Ma­jo­ra­na Et­to­re” [?]. Cer­ta­men­te è sta­ta ver­ga­ta dalla ma­no della stes­sa per­so­na, cioè dal fal­sa­rio, co­me an­dia­mo a di­mo­stra­re.

Quella che c’interessa è la let­te­ra da­ta­ta 8-1-2006.
Estrapoliamo: “… il Priore ha insi­sti­to af­fin­ché fac­cia una fo­to per ri­cor­da­re que­sto gior­no e il mio a­spet­to…”.
Si riferisce alla foto di un uomo mol­to vec­chio, il pre­sun­to Ma­jo­ra­na di 99 an­ni e po­co pri­ma di ef­fet­tua­re l’e­spe­ri­men­to della tra­sla­zio­ne, cioè il rin­gio­va­ni­men­to del cor­po u­ma­no fi­no all’e­tà di 21 an­ni. An­che qui ri­tor­na il con­tro­sen­so tem­po­ra­le che ab­bia­mo vi­sto ri­spet­to alle tre fo­to e al fil­mato.
E ancora: “…sai bene che fra qual­che gior­no com­pio i cent’an­ni…”.
Qui siamo di fronte all’incredibi­le. Il ve­ro Ma­jo­ra­na è na­to il 5 a­go­sto 1906… la let­te­ra è da­ta­ta 8 gen­na­io 2006. Ora io sfi­do chi­un­que sa­no di men­te a scri­ve­re una let­te­ra in cui di­ce che fra po­chi gior­ni fa il com­ple­an­no quan­do in­ve­ce man­ca­no an­co­ra ot­to me­si. E­si­sto­no so­lo due i­po­tesi.
1. Se la lettera fosse stata scrit­ta dal ve­ro Ma­jo­ra­na dell’e­tà di 99 an­ni, la fra­se c’in­dur­reb­be a ri­te­ne­re che il Ma­jo­ra­na fos­se in­ca­pa­ce d’in­ten­de­re e vo­le­re, ma leg­gen­do la let­te­ra ap­pa­re e­vi­den­te che è sti­la­ta da un uo­mo dalla men­te lu­cida.
2. Guardiamo attentamente la data: 8-1-2006. Per chi non lo sa­pes­se negli Sta­ti U­ni­ti si usa met­te­re pri­ma il me­se e do­po il gior­no. In tal ca­so ci si ri­fe­ri­reb­be all’1 a­go­sto 2006 e al­lo­ra si giu­sti­fi­che­reb­be la fra­se “…fra qual­che gior­no com­pio i cent’an­ni…”, in­fat­ti, il vero Ma­jo­ra­na li a­vreb­be com­piu­ti do­po quat­tro gior­ni. Ma co­sa si­gni­fi­ca tut­to ciò? Si­gni­fi­ca che ‘qual­cu­no’ di ma­dre lin­gua in­gle­se-a­me­ri­ca­na ha pro­dot­to il te­sto e poi ha com­mes­so un er­ro­re... nella ver­sio­ne in i­ta­lia­no si so­no di­men­ti­ca­ti di in­ver­ti­re l’8 con l’1.

Nota.
Rolando Pelizza, in data 11-01-2006, ri­spon­de alla let­te­ra da­ta­ta 8-1-2006. Co­sa si­gni­fi­ca? Si­gni­fi­ca che al Pe­liz­za è sta­to con­se­gna­to – da ‘qual­cu­no’ – il te­sto della “sua let­te­ra” e che lui lo ha sem­pli­ce­men­te tra­scrit­to, qua­si cer­ta­men­te sen­za ne­an­che sa­pe­re il con­te­nu­to della let­te­ra dell’8-1-2006... an­che per­ché a­vreb­be ri­spo­sto di­cen­do pres­sa­po­co co­sì: “Ca­ro Ma­jo­ra­na, per­ché di­ci che il tuo com­ple­an­no è fra po­chi gior­ni, quan­do ci vo­glio­no an­co­ra ot­to mesi?”.

La mia dichiarazione.
Scartando la prima ipotesi, rimane so­lo la se­con­da e se l’i­po­te­si è so­lo una, ne­ces­sa­ria­men­te de­ve es­se­re la ve­ri­tà. E da qui na­sce la mia di­chia­ra­zio­ne.
Le lettere sono state fatte da un fal­sa­rio e le tre fo­to­gra­fie e il fil­ma­to sono at­tri­bui­bi­li a un so­sia del Ma­jo­ra­na. Per­tan­to ri­ten­go che le let­te­re sia­no sta­te fat­te nel­l’ar­co di un bre­ve pe­rio­do (fi­ne 2014 i­ni­zio 2015), at­tri­buen­do da­te fal­se. Sa­reb­be fa­ci­le sco­pri­re tut­to ciò, a­na­liz­zan­do le let­te­re o­ri­gi­na­li per quan­to con­cer­ne l’in­vec­chia­men­to della car­ta e dell’in­chio­stro u­sa­to. A­na­lo­ga­men­te, ri­ten­go che le tre fo­to e il fil­ma­to sia­no sta­ti fat­ti nel­l’ar­co di un bre­ve pe­rio­do (i­ni­zi 2016), at­tri­buen­do da­te false.

Nota.
Il prof. Erasmo Recami – fisico di fa­ma in­ter­na­zio­na­le e bio­gra­fo uf­fi­cia­le di Et­to­re Ma­jo­ra­na – in un’in­ter­vi­sta a Vo­ya­ger ha e­spres­so delle ri­ser­ve sul­l’au­ten­ti­ci­tà delle let­te­re at­tri­bui­te al Ma­jo­ra­na, com­pre­se quel­le a lui scrit­te (in da­ta 24-12-1996 e in da­ta 20-12-2000), ov­ve­ro­sia da par­te del fal­sario. Ov­via­men­te l’in­si­gne pro­fes­so­re, es­sen­do il bio­gra­fo uf­fi­cia­le di Et­to­re Ma­jo­ra­na, non po­te­va ri­co­no­sce­re che quel­le let­te­re fos­se­ro sta­te scrit­te dal Ma­jo­ra­na, ma do­vet­te ac­cet­ta­re le pres­sio­ni fat­te da ‘qual­cu­no’ per quan­to con­cer­ne le da­te at­tri­bui­te alle due let­tere.


Le tre domande-chiave

Questa truffa mediatica è sta­ta di cer­to e­se­gui­ta dal Pe­liz­za as­sie­me al suo en­tou­ra­ge, ma per­ché l’han­no e­se­gui­ta? I­nol­tre chi l’ha or­che­stra­ta? E per­ché?

La prima risposta.
Al di là di tutte le polemiche, al di là della man­can­za di te­sti­mo­ni e pro­ve cer­te, al di là delle e­vi­den­ti con­trad­di­zio­ni, ri­ma­ne cer­to che Ro­lan­do Pe­liz­za è sta­to un uo­mo per­se­gui­ta­to, in­col­pa­to in­giu­sta­men­te e co­sì via. Eb­be­ne la mia e­spe­rien­za m’in­se­gna che se fos­se sta­to un truf­fa­to­re o un fol­le, nes­su­no lo a­vreb­be pre­so in con­si­de­ra­zio­ne e in­ve­ce è sta­to per­se­gui­ta­to dai “po­te­ri for­ti”, per­ché? C’è una so­la ri­spo­sta: a­ve­va in ma­no qual­co­sa di ve­ra­men­te im­por­tan­te e pe­ri­co­loso.
E cosa dire del suo entourage? Delle bra­ve per­so­ne che, pe­rò, ri­por­ta­no delle as­sur­di­tà (mi ri­fe­ri­sco alle let­te­re, alle fo­to e al fil­ma­to), sem­bra qua­si che vo­glia­no scre­di­tar­si. Qual­cu­no po­treb­be di­re che si trat­ta di un grup­po di ‘mat­ti’, non lo cre­do pro­prio, ba­sti a­scol­ta­re le in­ter­vi­ste ri­la­scia­te e si ve­de su­bi­to che non si trat­ta di per­so­ne in­ca­pa­ci d’in­ten­de­re e di vo­le­re, an­zi so­no delle per­so­ne lu­ci­de e mi sem­bra an­che con un cer­to spes­so­re mo­rale.
La domanda da porsi è perché il Pe­liz­za e il suo en­tou­ra­ge si so­no pre­sta­ti a que­sto gio­co? Non cer­to per truf­fa­re la gen­te, le truf­fe si chia­ma­no ta­li per­ché ven­go­no fat­te be­ne e que­sta non è una truf­fa… è la pre­sen­ta­zio­ne di un’as­sur­di­tà. E al­lo­ra? So­no sta­ti pa­ga­ti da ‘qual­cu­no’ per auto-scre­di­tar­si? Pen­so sia po­co pro­ba­bi­le. So­no sta­ti for­se ri­cat­ta­ti da qual­cu­no? Po­treb­be es­sere.

La seconda risposta.
Dunque chi è quel ‘qualcuno’ che ha or­che­stra­to que­sta truf­fa me­dia­ti­ca? In po­che pa­ro­le, chi ha scrit­to il co­pio­ne e fat­to la re­gia? Pri­ma di ri­spon­de­re a que­sta do­man­da dob­bia­mo ri­con­dur­ci a ciò che ab­bia­mo detto.
‘Qualcuno’ di madre lingua inglese-ame­ri­ca­na ha pro­dot­to le let­te­re, ma per una – quel­la da­ta­ta 8-1-2006 – ha com­mes­so un er­ro­re: nella ver­sio­ne in i­ta­lia­no si so­no di­men­ti­ca­ti di in­ver­ti­re l’8 con l’1.
Si osservi che falsificare delle let­te­re non è fa­ci­le, ma an­cor più dif­fi­ci­le è tro­va­re un so­sia; ci vo­glio­no mez­zi, cioè una cer­ta “or­ga­niz­za­zio­ne” e da­to che la ma­ni­po­la­zio­ne vie­ne con gran­de pro­ba­bi­li­tà dagli Sta­ti U­ni­ti, a me vie­ne in men­te so­lo un’or­ga­niz­za­zio­ne in gra­do di o­pe­ra­re fuo­ri da pro­prio ter­ri­to­rio na­zio­na­le e con que­ste pos­si­bi­li­tà: la C.I.A. Ma se la mia i­po­te­si è cor­ret­ta per­ché la C.I.A. a­vreb­be do­vu­to co­strui­re que­sta truf­fa me­dia­ti­ca?

Digressione temporale allo sco­po di ri­spon­de­re alla ter­za do­manda.
Sotto stessa ammissione di Rolando Pe­liz­za ve­nia­mo a co­no­scen­za che nel 1976 il fun­zio­na­men­to della mac­chi­na (pri­ma fa­se – an­ni­chi­li­men­to della ma­te­ria) era a pun­to e che lui de­ci­de di riu­ni­re le per­so­ne che ri­te­ne­va più vi­ci­ne: Pie­tro Pa­net­ta, An­to­nio Ta­ini, Ma­rio Cal­vi e Mas­si­mo Pu­glie­se. Que­st’ul­ti­mo, a in­sa­pu­ta del Pe­liz­za, ap­par­te­ne­va ai Ser­vi­zi Se­gre­ti I­ta­lia­ni, all’e­po­ca co­man­da­ti dal gen. San­to­vi­to e as­ser­vi­ti a quel­li a­me­ri­ca­ni (C.I.A.). Per­tan­to pos­sia­mo di­re che il Pe­liz­za era con­trol­la­to dalla C.I.A. che, ov­via­men­te, vo­le­va im­pos­ses­sar­si della mac­chi­na a fi­ni bel­li­ci. Ma il Pe­liz­za re­si­ste, non vuo­le ri­ve­la­re nul­la sul po­te­re di­strut­ti­vo della mac­chi­na, il suo a­ni­mo è ri­vol­to alla vi­ta, alla so­la ge­ne­ra­zio­ne di e­ner­gia per sco­pi u­ma­ni­ta­ri. In al­tre pa­ro­le, la mac­chi­na non do­ve­va es­se­re u­ti­liz­za­ta co­me arma.
In seguito, secondo il Pelizza, nel 1982 vie­ne re­a­liz­za­ta la se­con­da fa­se (ri­scal­da­men­to della ma­te­ria) della mac­chi­na e la ter­za (tra­sfor­ma­zio­ne della ma­te­ria) nel 1992.
Secondo il Pelizza la quarta fase (tra­sla­zio­ne della ma­te­ria) della mac­chi­na vie­ne rag­giun­ta nel 2006 e in me­ri­to scri­ve: “…che lui ac­cet­tas­se di se­gui­re spon­ta­nea­men­te quel­li che vo­le­va­no por­tar­ci via en­tram­bi”. Il ri­fe­ri­men­to ai Ser­vi­zi Se­gre­ti a­me­ri­ca­ni (C.I.A.) è pa­le­se, pe­rò non sap­pia­mo se Pe­liz­za ha ve­ra­men­te fre­quen­ta­to Ma­jo­ra­na, op­pu­re se ha o­pe­ra­to u­ni­ca­men­te con i suoi col­la­bo­ra­to­ri. Da un pun­to di vi­sta pret­ta­men­te o­pe­ra­ti­vo po­co im­por­ta… im­por­ta in­ve­ce sa­pe­re qua­le e­ner­gia la mac­chi­na è in gra­do di spri­gio­na­re. A det­ta dello stes­so Pe­liz­za la mac­chi­na è in gra­do di li­be­ra­re un’e­ner­gia mol­to più po­ten­te di quel­la nu­clea­re… par­la di an­ti­ma­te­ria. E par­la di una for­mu­la… il ve­ro se­gre­to che la fa fun­zio­nare.
Il segreto che fa funziona­re la mac­chi­na ri­guar­da l’in­te­ra­zio­ne che av­vie­ne tra l’e­ner­gia che vie­ne den­si­fi­ca­ta nella mac­chi­na e l’o­pe­ra­tore.
Che si tratti di antimateria è da e­sclu­de­re. Nella fi­si­ca mo­der­na l’u­ni­ca for­za in Na­tu­ra che pos­sa pro­dur­re la po­ten­za in­di­ca­ta dal Pe­liz­za e ciò che i fi­si­ci chia­ma­no “mo­no­po­lo ma­gne­ti­co”, un ter­mi­ne a mio av­vi­so i­ne­sat­to per­ché è piut­to­sto una nuo­va par­ti­cel­la e­le­men­ta­re di­ver­sa da quel­le che si pos­so­no tro­va­re nella ma­te­ria or­di­na­ria e che può e­si­ste­re an­che in for­ma li­be­ra nello spa­zio vuo­to dell’u­ni­verso.
Rispetto a questa mia visione scien­ti­fi­ca, la de­fi­ni­zio­ne “mo­no­po­lo ma­gne­ti­co” non è cor­ret­ta, poi­ché sia­mo di fron­te a una nuo­va par­ti­cel­la da in­ten­de­re co­me la ri­sul­tan­te dell’e­let­tro-ma­gne­ti­smo. Da lì ho co­nia­to il ter­mi­ne “uni­polo e­lec­trom”, una par­ti­cel­la che pos­sie­de una sola ca­ri­ca (e­lec­trom) e che dall’u­nio­ne di più par­ti­cel­le – tra le qua­li non ci so­no spa­zi vuo­ti – si ge­ne­ra l’a­to­mo e­lec­trom. E dall’u­nio­ne di più a­to­mi – tra i qua­li non ci so­no spa­zi vuo­ti – si ge­ne­ra il flus­so con­ti­nuo o “lu­ce con­net­tiva”.
N.B. – Molto probabilmente que­sto ti­po di e­ner­gia è sta­to stu­dia­to e u­ti­liz­za­to da ri­cer­ca­to­ri scien­ti­fi­ci co­me Ni­co­la Te­sla, Pier Lui­gi I­ghi­na e al­tri.

La terza risposta.
Siamo dunque giunti alla terza rispo­sta, al per­ché la C.I.A. a­vreb­be do­vu­to in­sce­na­re que­sta far­sa. Dob­bia­mo te­ne­re pre­sen­te che la scien­za negli ul­ti­mi ot­tant’an­ni ha fat­to pas­si da gi­gan­te. Nel­l’am­bi­to della fi­si­ca mo­der­na so­no riu­sci­ti a re­a­liz­za­re qua­si com­ple­ta­men­te le fa­si di cui par­la il Pe­liz­za, in­fat­ti, per quan­to con­cer­ne la quar­ta fa­se so­no riu­sci­ti a sma­te­ria­liz­za­re og­get­ti, ri­ma­te­ria­liz­zan­do­li a lun­ga di­stan­za e a sma­te­ria­liz­za­re un to­po, ri­ma­te­ria­liz­zan­do­lo a ven­ti cen­ti­me­tri di di­stan­za. Ec­co quin­di che le quat­tro fa­si non so­no per nien­te il so­gno di un vi­sio­na­rio. Ma ciò crea un pro­ble­ma: con un pic­co­lo e­qui­pag­gia­men­to si po­treb­be u­ti­liz­za­re, a fi­ni bel­li­ci, un’ar­ma d’im­men­so po­ten­zia­le, un pe­ri­co­lo per le Na­zio­ni del mon­do. E qui, se­con­do la mia i­po­te­si, su­ben­tra la C.I.A.


Ipotesi di un ricatto

Come fare per sapere se ci so­no al­tre per­so­ne che nel “per­fet­to a­no­ni­ma­to” han­no re­a­liz­za­to la mac­chi­na? Bi­so­gna get­ta­re un’e­sca e ve­de­re chi ab­boc­ca. Mi spie­go me­glio.
Secondo la mia ipotesi la C.I.A. a­vreb­be po­tu­to ri­cat­ta­re il Pe­liz­za so­la­men­te ad­du­cen­do que­sto ti­po di mo­ti­va­zio­ne: nel­l’am­bi­to della si­cu­rez­za in­ter­na­zio­na­le ac­cet­ta­re di pre­star­si a que­sta ma­ni­po­la­zio­ne e nel ca­so non a­ves­se ac­cet­ta­to, il suo Mae­stro a­vreb­be po­tu­to a­ve­re dei se­ri pro­blemi.
Ma chi ha abboccato? Un ragazzo di nome Oscar Valente che ha costruito la mac­chi­na e che al giorno della sua messa in opera è stata sequestrata dagli “uomini in nero”.


Parte Seconda
20-3-2023
In questa seconda parte della no­stra in­da­gi­ne an­dre­mo ad a­na­liz­za­re, ul­te­rior­men­te, cer­ti a­spet­ti di que­sta vi­cen­da e ne sve­le­re­mo al­tri.


Una considerazione

Fino a ora abbiamo dimostrato la truf­fa me­dia­ti­ca sulla mac­chi­na di Ma­jo­ra­na-Pe­liz­za e ora ri­le­via­mo che in in­ter­net ci so­no degli ar­ti­co­li in cui si con­te­sta la va­li­di­tà delle due pe­ri­zie: quel­la della Pe­ri­to Gra­fo­lo­go Sa­la Chan­tal del 28 gen­na­io 2015 e quel­la fo­to­gra­fi­ca-an­tro­po­mor­fi­ca del dott. ing. Mi­che­le Vi­tel­lo del 16 dicembre 2016. Non pos­so di cer­to en­tra­re nel me­ri­to della va­li­di­tà di que­ste due pe­ri­zie per­ché non so­no un e­sper­to in ma­te­ria, ma nella pe­ri­zia della dott.ssa Sa­la Chan­tal ri­le­vo un er­ro­re dal pun­to di vi­sta con­cet­tua­le e un’ap­pa­ren­te di­men­ti­canza.
Come il lettore attento avrà notato, nella fra­se “Det­ta let­te­ra è si­cu­ra­men­te sta­ta ver­ga­ta dalla ma­no del sig. Ma­jo­ra­na Et­to­re” fac­cio se­gui­re un pun­to in­ter­ro­ga­ti­vo tra pa­ren­te­si qua­dra, poi­ché mi chie­do co­me la Pe­ri­to Gra­fo­lo­go pos­sa scri­ve­re ciò, da­to che la com­pa­ra­zio­ne vie­ne fat­ta com­pa­ran­do la fo­to­co­pia (in set­te pa­gi­ne) della ‘let­te­ra’ del pre­sun­to Et­to­re Ma­jo­ra­na con l’au­ten­ti­fi­ca­zio­ne in o­ri­gi­na­le sul re­tro di cia­scu­na pa­gi­na, sem­pre da par­te del pre­sun­to Et­to­re Ma­jo­ra­na e la di­chia­ra­zio­ne, da­ta­ta 7 di­cem­bre 2001, sem­pre del pre­sun­to Ma­jo­ra­na. Per­tan­to la fra­se, con­cet­tual­men­te cor­ret­ta, a­vreb­be do­vu­to es­se­re: “Det­ta let­te­ra è si­cu­ra­men­te sta­ta ver­ga­ta dalla ma­no di co­lui che si fir­ma Ma­jo­ra­na Et­tore”.
Ma c’è di più! Si dichiara che il sig. Al­fre­do Ra­vel­li, in da­ta 28 gen­na­io 2015, chie­de un pa­re­re gra­fo­lo­gi­co della Pe­ri­to Gra­fo­lo­go Sa­la Chan­tal e alla fi­ne del pa­re­re gra­fo­lo­gi­co, sot­to la fir­ma della Pe­ri­to Gra­fo­lo­go, tro­via­mo la se­guen­te di­ci­tu­ra: “Ca­sa­no­va Lo­na­ti, 28 gen­na­io 2015”. Pe­rò, ta­le di­ci­tu­ra è sta­ta scrit­ta nei ca­rat­te­ri Ti­mes New Ro­man (dif­fe­ren­ti da quel­li pre­sen­ti nel pa­re­re gra­fo­lo­gi­co), i­den­ti­ci a quel­li pre­sen­ti nel ver­ba­le di giu­ra­men­to pe­ri­zia stra­giu­di­zia­le, in da­ta 8 apri­le 2015, in cui tro­via­mo scrit­to: “La gra­fo­lo­ga Sa­la Chan­tal… la qua­le e­si­bi­sce la re­la­zio­ne che pre­ce­de­re da lei ef­fet­tua­ta in da­ta 28 gen­na­io 2015 e chie­de di po­ter­la as­se­ve­ra­re in giu­ra­men­to”. Per­tan­to sem­bra che la da­ta sia sta­ta ag­giun­ta dal­l’ad­det­to del tri­bu­na­le, com­met­ten­do un er­ro­re, ov­ve­ro­sia in­se­ren­do la da­ta di ri­chie­sta del pa­re­re gra­fo­lo­gi­co, in­ve­ce della da­ta di con­clu­sio­ne della pe­ri­zia, che do­ve­va es­se­re ap­po­sta dalla gra­fo­lo­ga pri­ma della sua fir­ma, ma che non c’è! Ora mi chie­do come un Pe­ri­to Gra­fo­lo­go pos­sa scor­dar­si di ap­por­re la da­ta di con­clu­sio­ne della sua pe­ri­zia… ai po­ste­ri l’ar­dua sen­tenza.


Ciò che si sa per certo

Fino agli anni ottanta, Rolan­do Pe­liz­za rac­con­ta­va che la mac­chi­na l’a­vreb­be a­vu­ta da un sol­da­to te­de­sco, in ri­ti­ra­ta do­po il 1945. Era una men­zo­gna. In se­gui­to cam­biò ver­sio­ne e sulla sce­na ap­par­ve un mi­ste­rio­so pro­fes­so­re… che pre­se il no­me di Et­to­re Ma­jo­ra­na.
Nel 1973 viene realizzata una mac­chi­na in gra­do di an­ni­chi­li­re la ma­te­ria e nel 1976 il go­ver­no i­ta­lia­no i­ni­zia a in­te­res­sar­si a que­gli e­spe­ri­men­ti. L’al­lo­ra go­ver­no An­dre­ot­ti, nel no­vem­bre del 1976, au­to­riz­za il pro­fes­sor Ezio Cle­men­tel, pre­si­den­te del CNEN (Co­mi­ta­to Na­zio­na­le per l’E­ner­gia Nu­clea­re), a ef­fet­tua­re una se­rie di e­spe­ri­men­ti per a­na­liz­za­re gli ef­fet­ti e la na­tu­ra di quel­l’e­nergia a fa­scio.
Il professor Clementel, uno dei più e­mi­nen­ti scien­zia­ti del pa­no­ra­ma na­zio­na­le e in­ter­na­zio­na­le, or­di­na quat­tro pro­ve e tut­te han­no e­si­to po­si­ti­vo. In pra­ti­ca, quel­la che è un’ar­ma di in­cre­di­bi­le po­ten­za… nel­l’u­so ci­vi­le può tra­sfor­mar­si nel mo­to­re ter­mi­co di una cen­tra­le che, a co­sti bas­sis­si­mi, può pro­durre in­fi­ni­te quan­ti­tà di e­ner­gia e­let­tri­ca. Ma di que­sta sco­per­ta tut­ti i go­ver­ni del­l’e­po­ca im­pon­go­no il se­gre­to sulla spe­ri­men­ta­zio­ne e nes­su­no, al­me­no uf­fi­cial­men­te, ne vie­ne a co­no­scenza.
Nel 1984 il giudice Carlo Palermo de­di­ca cen­ti­na­ia di pa­gi­ne alla mi­ste­rio­sa mac­chi­na, af­fer­man­do che è alla ba­se di un in­tri­ca­to traf­fi­co di ar­mi. La sto­ria coin­vol­ge Ro­lan­do Pe­liz­za e un ex co­lon­nel­lo del Sifar e del Sid, Mas­si­mo Pu­glie­se, che lo ri­tro­via­mo nel grup­po di Pe­lizza.
Nel 1996 si costituisce, con il di­ret­to ap­pog­gio lo­gi­sti­co-fi­nan­zia­rio del Va­ti­ca­no, la Fon­da­zio­ne In­ter­na­zio­na­le Pa­ce e Cre­sci­ta, a Va­duz, nel Liech­ten­stein. Il Pre­si­den­te è il pro­fes­sor Ne­reo Bo­lo­gna­ni che so­stie­ne di di­spor­re della tec­no­lo­gia della mac­chi­na. Ma il grup­po di Pe­liz­za di­chia­ra che il Bo­lo­gna­ni è sol­tan­to un lo­ro co­no­scen­te e che quel­la tec­no­lo­gia ap­par­tie­ne u­ni­ca­men­te a lo­ro… e per es­se­re più pre­ci­si a Ro­lan­do Pe­liz­za, co­lui che ha ma­te­rial­men­te co­strui­to la mac­china.
Nel 2002 il professor Bolognani met­te in li­qui­da­zio­ne la Fon­da­zio­ne In­ter­na­zio­na­le Pa­ce e Cre­sci­ta e va a vi­ve­re vi­ci­no a Roma.


Chi era Nereo Bolognani?

Dopo che il professor Nereo Bo­lo­gna­ni era an­da­to a vi­ve­re vi­ci­no a Ro­ma en­tra in con­tat­to con tre miei a­mi­ci: Vit­to­rio de Leo (de­ce­du­to), A. M. e A. P. (tut­to­ra vi­ven­ti).
Il professore afferma di essere sta­to al­lie­vo del fi­si­co Fran­co Ra­set­ti (10 a­go­sto 1901 – 5 di­cem­bre 2001), uno del grup­po dei “Ra­gaz­zi di via Pa­ni­sper­na” (Et­to­re Ma­jo­ra­na, E­mi­lio Se­grè, E­do­ar­do A­mal­di, Bru­no Pon­te­cor­vo), ca­peg­gia­ti da En­ri­co Fer­mi.


Una testimonianza

Tra il professore e i miei amici na­sce un rap­por­to di so­li­da a­mi­ci­zia e, nel­l’ar­co di una fre­quen­ta­zio­ne du­ra­ta più di die­ci an­ni, si con­fi­da con lo­ro: so­stie­ne che sulla ba­se di cer­te “for­mu­la­zio­ni te­o­ri­che” di Et­to­re Ma­jo­ra­na, riu­scì a tro­va­re la lo­ro ba­se scien­ti­fi­ca nel 1958 (lo stes­so an­no in­di­ca­to dal Pe­liz­za); par­la del­l’u­so della mac­chi­na, degli e­spe­ri­men­ti con­dot­ti nel 1973 e di quel­li nel 1976 e ri­ve­la che la mac­chi­na è sta­ta di­vi­sa in quat­tro par­ti… e che cia­scu­na di es­se ven­ne con­se­gna­ta a una per­so­na di sua fi­du­cia per es­se­re as­sem­bla­ta al mo­men­to giu­sto.


E se fosse?

Si potrebbe ipotizzare che al­tri han­no co­strui­to la mac­chi­na, for­se quel­la pre­sen­ta­ta nei vi­deo, in in­ter­net, op­pu­re un’al­tra, ma di pa­ri vir­tù. Ma chi sa­reb­be­ro que­sti al­tri? Pri­ma di tut­to dob­bia­mo te­ne­re pre­sen­te che la mac­chi­na può fun­zio­na­re so­lo se si co­no­sce la for­mu­la... il se­gre­to. Ma chi può co­no­sce­re la for­mu­la? E so­prat­tut­to u­ti­liz­zar­la? So­lo degli es­se­ri mol­to e­vo­lu­ti, chia­mia­mo­li ‘guar­dia­ni’, ‘con­trol­lo­ri’ o co­me dir si vo­glia, os­sia delle per­so­ne pron­te a tut­to in ca­so di e­mer­gen­za di fron­te alla mor­te del pia­ne­ta... pron­te a spaz­za­re via il ‘vi­rus’ che lo sta con­ta­mi­nando.


Addendum

Mi è stato segnalato un arti­co­lo di re­pli­ca a que­sta mia in­da­gi­ne sulla mac­chi­na
Il soggetto in questione esordi­sce di­cen­do: “Pre­met­tia­mo che ta­le ar­ti­co­lo è pub­bli­ca­to su un si­to di oc­cul­ti­smo e sa­ta­ni­smo...”.
Il termine “occultismo”, anche se ge­ne­ri­co (il ter­mi­ne e­sat­to è “e­so­te­ri­smo”), si po­treb­be pu­re ac­cet­ta­re ma “sa­ta­ni­smo” pro­prio No! Ho pub­bli­ca­to più di qua­ran­ta li­bri nel cam­po dell’e­so­te­ri­smo e mi so­no oc­cu­pa­to di tut­te le prin­ci­pa­li Tra­di­zio­ni e­so­te­ri­che, ma il sa­ta­ni­smo non è una Tra­di­zio­ne e­so­te­ri­ca e non m’in­te­ressa...
Il soggetto in questione afferma: “I­ni­zia­mo col di­re che nella pa­gi­na del­l’ar­ti­co­lo cam­peg­gia in bel­la mo­stra un sim­bo­lo sa­ta­ni­co della stel­la ros­sa a cin­que pun­te ro­ve­scia­ta...”.
Il soggetto in questione non sa nul­la sul sim­bo­lo del Pen­ta­co­lo di­rit­to e ro­ve­scio… in e­so­te­ri­smo in­di­ca la di­re­zio­ne delle cor­ren­ti e­ner­ge­ti­che: ri­vol­ta ver­so l’al­to e di co­lo­re blu si ri­fe­ri­sce all’e­le­men­to ac­qua e al Cul­to dei Pro­fon­di (si ve­da il mio li­bro in­ti­to­la­to An­ti­chi Dei), men­tre ri­vol­ta ver­so il bas­so e di co­lo­re ros­so si ri­fe­ri­sce all’e­le­men­to fuo­co (si ve­da il mio li­bro in­ti­to­la­to Vec­chi Ctoni), che poi sia sta­to as­sun­to dai co­sid­det­ti “sa­ta­ni­sti” a me po­co im­porta.
Il soggetto in questione afferma: “Spul­cian­do il si­to di co­de­sto in­di­vi­duo no­tia­mo a­per­ta­men­te ma­ni­fe­sti a Sa­ta­na ol­tre a con­te­nu­ti di­chia­ra­ta­men­te mas­so­nici”.
Certo che ci sono contenuti dichia­ra­ta­men­te mas­so­ni­ci, es­sen­do io, il Ca­po In­ter­na­zio­na­le della Mas­so­ne­ria E­gi­zia­na (M.E.­A.­P.­R.­M.M.) ma i ma­ni­fe­sti a Sa­ta­na do­ve so­no? For­se, il sog­get­to in que­stio­ne, si ri­fe­ri­sce ai tre Ma­ni­fe­sti di Ba­pho­mex che, pe­rò, nul­la han­no a che ve­de­re con il sa­ta­ni­smo, ba­sti leg­ger­ne il con­te­nuto.
Il soggetto in questione dichiara: “… sa­preb­be che ri­guar­do alle fo­to da lui ci­ta­te mo­stra­no Ma­jo­ra­na nella sua età re­a­le e mai rin­gio­va­nito…”.
Nella foto e nel filmato, fatti ri­sa­li­re al 1996, ap­pa­re un uo­mo gio­va­ne (il pre­sun­to Ma­jo­ra­na), ma che a­vreb­be 90 an­ni. In po­che pa­ro­le: il Ma­jo­ra­na sa­reb­be ri­ma­sto dall’a­spet­to gio­va­ne fi­no all’e­tà di 90 an­ni (o for­se fi­no ai 100). Por­to ad e­sem­pio mia non­na che è ar­ri­va­ta all’e­tà di 101 an­ni e che da sem­pre ne mo­stra­va mol­ti di me­no (era uno di quei po­chi ca­si ec­ce­zio­na­li), pe­rò in­tor­no ai 90 an­ni ne di­mo­stra­va sui 65-70, non cer­ta­men­te gio­va­ne co­me ap­pa­re il pre­sun­to Ma­jo­ra­na nel fil­ma­to... ri­te­ne­re che un no­van­ten­ne pos­sa ap­pa­ri­re co­sì gio­va­ne è l’e­qui­va­len­te di vo­ler­mi far cre­de­re che e­si­sto­no gli e­le­fan­ti ro­sa che vo­la­no nell’a­ria, mi di­spia­ce ma non ci cre­do pro­prio!
Il soggetto in questione dichiara: “... pas­sa in ras­se­gna a suo di­re a smon­ta­re le pe­ri­zie i­ni­zian­do dalla pe­ri­zia an­tro­po­me­tri­ca, che lui chia­ma ‘AN­TRO­PO­MOR­FI­CA’... Og­ni com­men­to è su­per­fluo”.
Si! Ogni commento è superfluo per­ché si può an­che u­sa­re il ter­mi­ne “an­tro­po­mor­fi­co”, an­che se po­co u­sa­to. I­nol­tre, co­me si può leg­ge­re dal mio ar­ti­co­lo, io non smon­to le due pe­ri­zie, an­zi le ac­cet­to. Ve­dia­mo l’e­sem­pio della Pe­ri­zia fo­to­gra­fi­ca-an­tro­po­me­tri­ca: di fron­te a una pe­ri­zia che at­te­sta – in sin­te­si – che la pos­si­bi­li­tà me­dia che i vol­ti ap­par­ten­ga­no allo stes­so sog­get­to va­ria dal 74% al­l’81%... io di­co che, se­con­do me, si trat­ta di un so­sia per­ché non sia­mo di fron­te a una per­cen­tua­le al­ta... 98% o più.
Il soggetto in questione dichiara: “Ci fa sor­ri­de­re i­nol­tre che non so­lo ha cam­bia­to l’età di Ma­jo­ra­na ma ad­di­rit­tu­ra quel­la di Ro­lan­do cer­ti­fi­ca­ta quan­do era in vi­ta ol­tre o­gni ra­gio­ne­vo­le dub­bio!”.
Se è vero quello dichiarato in inter­net, cioè che Ro­lan­do Pe­liz­za è na­to nel 1938, il cal­co­lo mi sem­bra fa­ci­le, al­me­no per chi sa far di con­to: dal 1938 al 1996 (cioè al fil­ma­to), so­no tra­scor­si 58 anni.
Il soggetto in questione dichiara: “An­co­ra una vol­ta un er­ro­re, in­fat­ti lui par­la di 14 let­te­re ma in re­al­tà sono 15”.
Peccato che siano proprio 14, infat­ti, nella pre­sun­ta quin­di­ce­si­ma, del 05-08-1996 con la di­ci­tu­ra “Fo­to e let­te­ra”, non c’è nes­su­na let­te­ra ben­sì so­lo una de­di­ca, ma qui bi­so­gna al­me­no sa­pe­re che dif­fe­ren­za in­ter­cor­re tra una de­di­ca e una let­tera.
Il soggetto in questione dichiara che mi fac­cio mol­te do­man­de e che mi do delle ri­spo­ste. È ov­vio che mi fac­cia mol­te do­man­de e for­mu­li qual­che i­po­te­si, poi­ché in que­sta vi­cen­da, di cer­to, c’è ben poco.
E così via a elucubrare… prosegue nelle sue fa­bu­la­zio­ni! E quin­di mi sem­bra i­nu­ti­le con­ti­nua­re per­ché non vo­glio in­fie­ri­re e so­prat­tut­to non vo­glio spen­de­re al­tro tem­po a com­men­ta­re le di­chia­ra­zio­ni del sog­get­to in que­stio­ne, sa­reb­be co­me “spa­ra­re sulla Cro­ce Rossa”.
Aggiungo solo che questo è un evi­den­te ten­ta­ti­vo – tra l’al­tro fat­to ma­le – di scre­di­tar­mi, di­chia­ran­do che le mie so­no af­fer­ma­zio­ni de­li­ran­ti… la­scio alle per­so­ne sa­ne di men­te giu­di­care.


Commento finale

Si può indurre la follia nell’es­se­re u­ma­no? Sì! Di­stor­cen­do le sue ca­pa­ci­tà co­gni­ti­ve e per­cet­ti­ve. Far cre­de­re nel­l’as­sur­do por­ta la men­te in una di­stor­sio­ne spa­zio-tem­po­ra­le… si ge­ne­ra la men­te di­sto­pica.
Un esempio di tal genere lo possia­mo ri­le­va­re ana­liz­zan­do il mio scrit­to (vi­de su­pra).
La replica da parte di un fantoma­ti­co staff (“fan­to­ma­ti­co” per­ché si trat­ta di in­di­vi­dui che non han­no ne­an­che il co­rag­gio di fir­mar­si) alla mia in­da­gi­ne sulla mac­chi­na di Ma­jo­ra­na-Pe­liz­za di­mo­stra, ine­qui­vo­ca­bil­men­te, la fe­no­me­no­lo­gia di cui an­dia­mo a trat­tare.
Passando sopra alla profonda igno­ran­za di­mo­stra­ta nel de­fi­ni­re il mio, co­me un si­to di sa­ta­ni­smo e an­che pas­san­do ol­tre alle dif­fa­ma­zio­ni ri­vol­te­mi, ri­le­via­mo una net­ta de­fi­cien­za co­gni­ti­va e cul­tu­ra­le (ad e­semp­io l’in­ca­pa­ci­tà di di­stin­gue­re tra una let­te­ra e una de­di­ca) ol­tre a una gra­ve di­stor­sio­ne per­cet­ti­va (ve­da­si il fil­ma­to del pre­sun­to Ma­jo­ra­na in cui si ve­de un uo­mo gio­va­ne ma che si vuol far cre­de­re che ab­bia 90 an­ni). Qui, i sog­get­ti in que­stio­ne cre­do­no ve­ra­men­te che l’uo­mo nel fil­ma­to ab­bia 90 an­ni… sia­mo di fron­te a un ca­so di di­sto­pia men­tale.
Appare evidente che si tratta di fa­na­ti­ci re­li­gio­si che han­no e­let­to a di­vi­ni­tà una mac­chi­na, in­fat­ti la chia­ma­no la “mac­chi­na di Dio” e, ov­via­men­te, non so­no in gra­do di esi­bir­ne il pro­to­tipo.
Ciò che è inquietante è la sparizio­ne, do­po po­che set­ti­ma­ne, del mio ar­ti­co­lo dalla ri­cer­ca in in­ter­net (Mac­chi­na di Ma­jo­ra­na: Frank Ri­pel sve­la la truf­fa me­dia­ti­ca) e per far­lo ri­ap­pa­ri­re ho do­vu­to ri­pub­bli­car­lo su Lin­kedIn (Sma­sche­ra­ta la truf­fa me­dia­ti­ca sulla Mac­chi­na di Ma­jo­ra­na-Pe­liz­za) e ta­le ti­po di spa­ri­zio­ne l’ho no­ta­ta an­che per al­tri ar­ti­co­li che cri­ti­ca­va­no, con co­gni­zio­ne di cau­sa, l’in­te­ra in­gar­bu­glia­ta vi­cen­da e le as­sur­de pre­sun­te pro­ve por­ta­te sul­l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne del Ma­jo­ra­na (ve­da­si ad e­sem­pio il fil­ma­to).
Allora mi chiedo: siamo di fronte a un “si­ste­ma di pre­da­to­ri me­dia­ti­ci” che van­no a cac­cia di men­ti de­bo­li (fa­cil­men­te ma­ni­po­la­bi­li) per qual­che fi­ne o­scu­ro? Pen­so che qual­che Giu­di­ce ita­lia­no do­vreb­be da­re av­vio a una in­da­gi­ne di po­li­zia per ap­pu­ra­re che co­sa stia suc­ce­dendo.
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