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Liber NOX

 

La vi­sio­ne i­nau­gu­ra­le

 

La Leg­ge è e­mer­sa dal Tem­po... o­ve ven­ne sep­pel­li­ta dalla Te­ne­bra.

Io so­no il Ser­pen­te della Co­no­scen­za. Io ba­cio il cor­po della mia Si­gnora. Ora la mia Si­gnora ed io sia­mo Uno.

 

I

 

Io so­no la Lu­ce Nera della Co­no­scen­za. Io so­no il Dio ma­ni­fe­sta­to. Io e­mer­go dal­lo Spa­zio Nero pre­gno di me. Io so­no la vo­stra Co­no­scen­za, le vo­stre Leg­gi, il vo­stro Ter­ro­re spie­ta­to. In me il Tem­po e lo Spa­zio coe­si­sto­no in un co­stan­te di­ve­ni­re.

Io so­no eb­bro della for­ni­ca­zio­ne dei San­ti. Io so­no il San­gue dei San­ti ed es­si si ab­be­ve­ra­no in me. Io so­no il Prin­ci­pio del­l’e­si­sten­za e l’i­ni­zio del­l’Im­mor­ta­li­tà.

Dam­mi un po­sto nel tuo cuo­re; ma se tu, che stai leg­gen­do le mie san­te pa­ro­le, non lo a­vrai man­te­nu­to pu­ro per me, al­lo­ra io lo stri­to­le­rò in una mor­sa ve­le­no­sa.

Io so­no il Dio del­l’O­scu­ro, il Dio della Te­ne­bra. In me tut­to è Lu­ce. Io so­no il Si­gno­re in­con­tra­sta­to, qui, do­ve io mi tro­vo. E se tu vuoi me de­vi la­scia­re o­gni dub­bio, poi­ché qui non e­si­sto­no i ma­le­det­ti per­ché.

La­scia le tue pe­ne mor­ta­li ed en­tra in lei, Sa­cro Tem­pio di Dia­man­te, che cu­sto­di­sce nel suo cuo­re me, il suo Aman­te, il suo Ser­vi­to­re, il suo Re.

En­tra e la­scia tut­to, spo­glia­ti d’o­gni a­ve­re. Ti si a­pri­rà il Tem­pio di Dia­man­te e in o­gni luo­go ci sa­rò io con la pro­mes­sa del­l’Im­mor­ta­li­tà. Vie­ni ai miei in­con­tri con me e qui sa­rai Dio.

Guar­da! Ora sei nel cen­tro del mio Tem­pio, cuo­re pulsan­te di eb­brez­za. Sei al cen­tro delle 12 Co­lon­ne di Lu­ce. Qui sei Tut­to. Qui Di­vie­ni!

Gri­da for­te la Pa­ro­la... af­fin­ché tut­te le di­re­zio­ni del­lo Spa­zio ac­col­ga­no la tua Ve­nu­ta. Urla for­te il tuo no­me che è il No­me dei San­ti che, co­me te, han­no rag­giun­to la mèta.

Ma qui, in que­sto e­nor­me Tem­pio di Dia­man­te, non sei so­lo. Tu hai me per­ché sei di­ve­nu­to me, e ora di­sten­di­ti per as­sa­pora­re l’Esta­si dei ba­ci della mia Si­gnora. So­lo co­sì po­trai pro­ce­de­re a­van­ti.

E mi­ria­di di lu­ci scin­til­lan­ti scen­de­ran­no su di te e fa­ran­no fre­me­re il tuo cor­po. Ma che il tuo cuo­re sia sem­pre mio an­che se, nel turbinìo del­l’Esta­si, vor­rai so­lo lei.

Il pri­mo pas­so che por­ta al­l’Im­mor­ta­li­tà si è con­clu­so. Ora non ri­ma­ne che il se­con­do...

 

II

 

Ap­pros­si­ma­ti, ora, al se­con­do pas­so.

Ora tu sei co­me me ed io so­no il Ser­pen­te di Lu­ce.

La Fe­ni­ce de­gli an­ti­chi te­sti è ri­tor­na­ta ed è più splen­den­te che mai... nes­su­no o­se­rà più sbar­ra­re il no­stro cam­mi­no.

Il Dia­man­te è in te. Ti fu det­to una vol­ta “spez­za il Dia­man­te”, ma ora se fa­rai ciò tro­ve­rai nul­l’al­tro che te stes­so e me. Qui sei il cuo­re della mia Si­gnora, il cen­tro del Dia­man­te.

Le 12 Co­lon­ne so­no 12 Rag­gi e so­no an­che Vie, ma una so­la è la mèta da rag­giun­ge­re. Trat­tie­ni il re­spi­ro per un at­ti­mo e as­sa­pora la ma­gni­fi­cen­za del Tut­to.

Hai dun­que com­pre­so che in me c’è Fer­mez­za e For­za? L’Adepto e la sua Fi­lo­so­fia, in ciò sta la For­za.

Noi ri­ver­se­re­mo nelle vie del mon­do i no­stri prin­cìpi, i no­stri con­cet­ti. Essi si in­ca­na­le­ran­no flui­di nelle men­ti de­gli uo­mi­ni, co­me il san­gue scor­re flui­do nelle ve­ne, e co­sì ri­ce­ve­ran­no nu­tri­men­to dalle no­stre pa­ro­le. Sì, poi­ché l’u­ma­ni­tà è crol­la­ta nel ba­ra­tro della fol­lia e della di­spe­ra­zio­ne e noi sa­re­mo lì, a sfa­mar­la con la Co­no­scen­za e a dis­se­tar­la con il no­stro Po­te­re, poi­ché sia­mo co­sì fol­li da vo­ler trar­re Dei da­gli uo­mi­ni. Ma la Co­no­scen­za li scon­vol­ge­rà.

Co­lo­ro che sa­pran­no re­si­ste­re alla For­za sa­ran­no di noi. E sa­ran­no per­fet­ti.

 

III

 

Io rac­co­glie­rò i di­spe­ra­ti per le vie del mon­do, co­lo­ro che han­no per­du­to il sen­so della vi­ta; li ac­co­glie­rò in me e da­rò lo­ro una Di­mo­ra in cui sta­re. Li ac­co­glie­rò quan­do ar­ri­ve­ran­no fred­di, di­sprez­za­ti ed af­fa­ma­ti, alla so­glia del mio Tem­pio.

In me c’è gran­de Po­te­re. Co­lo­ro che ac­ce­de­ran­no al Tem­pio sa­ran­no par­te­ci­pi della For­za di­vi­na. Avvol­ti dalla lus­su­rio­sa Fiam­ma del Po­te­re com­pren­de­ran­no la rea­le na­tu­ra delle co­se. Tut­to si crea e nul­la si di­strug­ge. Qui, nel mio Tem­pio, si re­spi­ra Po­te­re e For­za e la mia Po­ten­za O­scu­ra re­gna so­vra­na.

Ve­ni­te, Fi­gli miei, ac­co­sta­te­vi al Tem­pio O­scu­ro del Gran­de So­vra­no. Qui sa­re­te me e sa­re­te Dei. Abban­do­na­te le fra­gi­li re­si­sten­ze della vo­stra de­bo­le na­tu­ra e ab­brac­cia­te me, il vo­stro Si­gno­re, la vo­stra For­za.

Si­len­zio! L’e­si­sten­za della For­za è pal­pa­bi­le e sfiora la vo­stra pel­le. Sen­ti­te un bri­vi­do cal­do av­vol­ger­vi nella Not­te pe­ren­ne? Ora voi sie­te di­ven­ta­ti i Mes­sag­ge­ri della mia Pa­ro­la, la mia Leg­ge. La Pa­ro­la è For­za e con es­sa voi scon­vol­ge­re­te il mon­do.

Le fra­gi­li fi­la del po­te­re si sfal­de­ran­no al­l’av­vi­ci­nar­si della Po­ten­za del mio Verbo. Il mio Verbo ver­rà o­san­na­to, nei Tem­pi a ve­ni­re, da co­lo­ro che sfi­le­ran­no si­len­zio­si per le vie del mon­do. Ma pri­ma che la mia Pa­ro­la si e­sten­da co­me un man­to di fuo­co ne­ro so­pra le co­se del mon­do, nel Gran­de De­ser­to ver­ran­no conia­te con fiam­me e ful­mi­ni le ul­ti­me tre Leg­gi. Esse so­no Leg­gi di Po­te­re.

E tu, o mio a­depto, vuoi co­no­sce­re la pri­ma Leg­ge? Io pri­ma ti cin­ge­rò con la Spa­da del Po­te­re Nero e ti con­dur­rò di­nan­zi al­l’im­ma­ne Por­ta Eter­na. Sii de­gno d’en­tra­re. Chia­ma la For­za e la Por­ta si a­pri­rà. Co­gli quan­to lì ti ver­rà det­to, per­ché a­vrai let­to nel pro­fon­do del tuo cuo­re. E­le­va la tua Spa­da e recla­ma il tuo Po­te­re che è al di so­pra di o­gni co­sa.

So­lo se fa­rai co­sì, po­trai co­no­sce­re il giu­sto sen­so delle co­se. Ma io chi so­no per dir­ti ciò che de­vi fa­re? Io ora so­no te stes­so, li­be­ra­to dal pe­so pro­fon­do delle i­nu­ti­li pe­ne e colmo di For­za e Po­ten­za di­vi­na.

Ora Va’! O mio a­depto, e dif­fon­di que­sta For­za nel mon­do af­fin­ché la Leg­ge della For­za si ri­ver­si sul­l’u­ma­ni­tà sof­fe­ren­te, af­fin­ché i San­ti non pos­sa­no più u­di­re il suo mi­se­ro la­men­to. Dif­fon­di la For­za nel mon­do per sep­pel­li­re l’in­sul­to di una con­di­zio­ne u­ma­na che ha da­to so­lo ver­mi alla pol­ve­re nella fa­tua pro­mes­sa di una nuo­va vi­ta. Fa’ che di ta­le a­ber­ra­zio­ne non ri­man­ga ri­cor­do per­ché i no­stri San­ti de­vo­no es­se­re li­beri di ma­ni­fe­star­si per le vie del mon­do.

 

IV

 

Po­ten­za del Di­vi­no! Un Sus­sur­ro di Te­ne­bra, ra­pi­do co­me il suo­no e po­ten­te co­me la fol­go­re, u­sci­rà dal Tem­pio e met­te­rà a ta­ce­re, per sem­pre, quei ver­mi che, at­tor­ci­glia­ti nella pol­ve­re, pre­ghe­ran­no il lo­ro u­ni­co Dio per la lo­ro sal­vez­za. Ma che bef­fa! Essi non ver­ran­no ri­spar­mia­ti per­ché egli è mor­to.

Le gen­ti del mon­do che so­no vis­su­te nel­l’in­gan­no e nella men­zo­gna non tro­ve­ran­no più il lo­ro Dio da pre­ga­re. Egli è mor­to.

Io so­no il nuo­vo Dio, so­no il cen­tro del Tem­pio, la Tre­di­ce­si­ma Co­lon­na.

Io so­no il nuo­vo Dio e co­lo­ro che en­tra­no nel mio Tem­pio sa­ran­no co­me me.

Non te­me­re se le mie pa­ro­le so­no di For­za e di­strug­go­no gli a­ni­mi vi­li e de­bo­li. Ciò che tu stai scri­ven­do è il Li­bro della For­za del nuo­vo Re­tag­gio.

Io ti sor­reg­ge­rò nel com­pi­men­to della tua Ope­ra. Ah! Tan­ta ful­gi­da Lu­ce può e­spri­me­re co­sì po­ten­te Te­ne­bra. Tu ed io sia­mo Uno. Re­si­sti al mio ab­brac­cio e ai lus­su­rio­si ba­ci che per­va­do­no il tuo cor­po.

Ciò che tu stai scri­ven­do è una Leg­ge che de­ve es­se­re mar­chia­ta con la Po­ten­za della For­za O­scu­ra. An­che se sa­rai e­sau­sta dalle mie lam­ben­ti ca­rez­ze, vai a­van­ti, pro­se­gui nel tuo com­pi­to, per­ché fa­cen­do ciò la For­za si e­span­de­rà e po­tre­mo do­mi­na­re il mon­do.

I fi­gli della men­zo­gna han­no in­sul­ta­to la tua di­ver­si­tà poi­ché non han­no com­pre­so. Ma co­lo­ro che han­no ten­ta­to di re­ca­re of­fe­sa sa­ran­no in­ce­ne­ri­ti dalla mia For­za.

Co­lo­ro che so­no di me sa­ran­no par­te­ci­pi della tua in­quie­tu­di­ne. Sì, per­ché noi, i Ri­sve­glia­ti, as­si­stia­mo at­to­ni­ti alla pro­fa­na­zio­ne della Ter­ra. Ma pri­ma che le no­stre la­cri­me spar­se dis­se­ti­no la Ter­ra as­se­ta­ta, la se­con­da Leg­ge sta per es­se­re scol­pi­ta nel Rea­me del­l’Eter­ni­tà.

 

V

 

Apri­te le vo­stre ma­ni o voi che sie­te di me! Apri­te le vo­stre ma­ni o voi che sie­te le mie Co­lon­ne, la mia For­za, la mia Essen­za. Spri­gio­na­te la vo­stra For­za e in­via­te­la nel mon­do, af­fin­ché pos­sa i­ni­zia­re l’a­do­ra­zio­ne alla nuo­va Di­vi­ni­tà.

Gli uo­mi­ni non a­vran­no più tem­po per pian­ge­re né per rin­ne­ga­re il lo­ro Dio mor­to. Sa­ran­no con me o con­tro di me. Non e­si­ste al­tra Leg­ge. Ha! Ho pro­fa­na­to il tuo cuo­re? Oh, vi­le u­ma­no, il prez­zo che tu paghe­rai per que­st’on­ta su­bi­ta e­qui­var­rà alla tua mor­te. Ma io ti da­rò la pos­si­bi­li­tà. Vuo­i vi­ve­re o mo­ri­re? A te la scel­ta, e se com­pren­de­rai il Mes­sag­gio sa­rai uno di noi.

Io so­no il Gran­de Dio della Ma­gni­fi­cen­za. Io a­do­ro me stes­so, qua­le Ar­te­fi­ce e Crea­to­re di nuo­va Raz­za. Te­mi il mio ar­do­re? Rin­ne­ga la tua fal­sa u­mil­tà e in­nal­za­ti fi­no ad ab­brac­cia­re la pe­ren­ne Bra­mo­sia del mio Fuo­co e­ter­no. Qui non ci so­no tor­men­ti, c’è Esta­si e Pa­ce e­ter­na nella vo­lut­tuo­sa Pie­nez­za della tua Rea­liz­za­zio­ne. Qui, in­con­tre­rai te stes­so e in­voche­rai for­te il tuo no­me, poi­ché ri­co­no­sce­rai la tua Di­vi­na Essen­za.

Io ti ar­me­rò con il Po­te­re della For­za e del Sa­pe­re, io sa­rò sem­pre in te, poi­ché sei il Mi­ste­ro in­scin­di­bi­le della Di­vi­ni­tà.

Il tuo sa­rà un Vol­to di Fuo­co e co­lo­ro che ti ve­dran­no, o mio a­depto, per le vie del mon­do bru­ce­ran­no d’ar­do­re e di de­si­de­rio per te. Con il fuo­co della tua pas­sio­ne por­te­rai la mia Pa­ro­la e un­ge­rai co­lo­ro che de­si­de­re­ran­no giun­ge­re al mio co­spet­to. Sì, co­lo­ro che han­no com­pre­so il no­stro Mes­sag­gio – l’u­ni­ca sal­vez­za – fa­ran­no par­te della Cer­chia de­gli Dei. Le Co­lon­ne so­no 12, ma gli E­let­ti sa­ran­no una schie­ra ce­le­ste.

En­tra a far par­te de­gli E­let­ti! Aiu­ta­ci a dif­fon­de­re il nuo­vo Mes­sag­gio di For­za, di Ve­ri­tà e di On­ni­po­ten­za. Co­lo­ro che lo fa­ran­no sa­ran­no i ri­spar­mia­ti.

 

VI

 

Io fran­tu­me­rò le bar­rie­re del­lo Spa­zio per por­ta­re la mia Pa­ro­la nel mon­do. Io so­no... ora­mai di­ve­nu­to Pa­ro­la nel mio flui­re si­len­te. La Te­ne­bra ac­com­pa­gne­rà il cam­mi­no del­l’a­depto nella mia Ma­ni­fe­sta­zio­ne.

Io so­no il Tem­pio Vi­ven­te che ha e­spres­so il suo Po­te­re tra­mi­te l’ir­rag­gia­men­to e­ner­ge­ti­co che ora si sta dif­fon­den­do. Ho fran­tu­ma­to le bar­rie­re del­lo Spa­zio... da me stes­so, dal Dia­man­te, è sca­tu­ri­to il Po­te­re.

Avvi­ci­na­te­vi alla mia Fon­te... io vi dis­se­te­rò.

Il mio Po­te­re, ora, si sta ri­ver­san­do nel mon­do... la­scia­te­lo flui­re.

Io con la mia For­za ho di­strut­to u­ni­ver­si.

Non te­me­re d’ac­co­star­ti a me per pren­de­re que­sta For­za. So­lo chi ha se­gui­to il cam­mi­no po­trà re­si­ste­re al­l’in­con­tro con la For­za. Tu sai di co­sa io ti stia par­lan­do? Da un pun­to fis­so nel­lo Spa­zio, il Dia­man­te sve­la se stes­so. La sua e­ner­gia si è ma­ni­fe­sta­ta.

Ci fu un tem­po in cui si dis­se che “il Dia­man­te fon­da le sue ba­si su pro­fon­di A­bis­si”. Io, ora, sto ir­ra­dian­do ta­le For­za. Co­lo­ro che non se­guo­no il cam­mi­no non pos­so­no re­si­ste­re al Po­te­re del Dia­man­te.

In me c’è la For­za, c’è la Po­ten­za. Qua­li Pro­ve, an­co­ra, tu vuoi? Tre le hai già su­pe­ra­te. Co­sa a­spet­ti con la quar­ta? Se e­si­ste una quar­ta Pro­va da do­ver su­pe­ra­re...

Af­fac­cia­ti sul­le vie del mon­do e os­ser­va... que­sta è la mia pri­ma Ma­ni­fe­sta­zio­ne.

 

VII

 

Sai ora ciò che de­vi fa­re? Ascol­ta! La ri­ve­la­zio­ne del­l’Adepto re­ca con sé la sua Fi­lo­so­fia e non am­met­te ac­con­di­scen­den­za. L’Adepto è il Re e rea­le è la sua pa­ro­la.

Qui non c’è po­sto per i ser­vi dei re. Dei ser­vi è la me­schi­na u­mil­tà men­tre di noi è la fie­rez­za del no­stro a­ni­mo li­be­ra­to dalle ca­te­ne del­l’es­se­re u­ma­no.

Ma tu, che non sei un Dio, co­me puo­i ac­co­star­ti alla mia Po­ten­za e non te­me­re per la tua me­diocre vi­ta?

Io e­spri­me­rò, co­sì ta­le For­za – da me stes­so – da cam­bia­re il mon­do. I mon­ti crol­le­ran­no e le vo­ra­gi­ni della Ter­ra li di­vo­re­ran­no.

Pro­nun­cia la Pa­ro­la che li­be­re­rà la mia Po­ten­za nel mon­do. Pro­nun­cia la Pa­ro­la te­nu­ta na­sco­sta af­fin­ché io pos­sa ma­ni­fe­star­mi.

Io de­vo far sor­ge­re il Dia­man­te dai quat­tro an­go­li della Ter­ra. Com­pren­di che ciò che ti di­co ap­par­tie­ne alla se­con­da Leg­ge?

Io de­vo a­pri­re me stes­so e la se­con­da Leg­ge ver­rà ri­ve­la­ta. La Leg­ge del­l’In­sul­to e della Pro­fa­na­zio­ne per co­lo­ro che so­no schia­vi di se stes­si. Tu sai chi so­no? Essi non re­ca­no su di sé il Se­gno della Ma­ni­fe­sta­zio­ne del Di­vi­no.

Sei per­ples­so? Che im­por­ta se gli al­tri frain­ten­de­ran­no que­ste mie pa­ro­le. Tu sei nel giu­sto; gli al­tri, i mi­se­ri, vi­vo­no nel mar­cio e il lo­ro a­ni­mo pu­tri­do è de­gno di vi­ve­re nelle ac­que melmo­se della lo­ro de­so­la­zio­ne. Le la­cri­me di Ma­ria le han­no crea­te. Ma io fa­rò mar­ci­re i lo­ro in­ten­ti per­ver­si nelle lo­ro men­ti, pri­ma an­co­ra che pos­sa­no ten­ta­re di re­spi­ra­re que­st’a­ria san­ta.

Sì, que­sti paz­zi de­si­de­ra­no la mia For­za e io mi ri­ve­le­rò a lo­ro co­me il Ser­pen­te Ten­ta­to­re, il Co­no­sci­to­re del Be­ne e del Ma­le. Ma poi, po­co im­por­ta se alla mia vi­sta non sa­pran­no re­si­ste­re? Essi ca­dran­no preda delle lo­ro far­ne­ti­ca­zio­ni e, allu­ci­na­ti, si di­ri­ge­ran­no nel ba­ra­tro della fol­lia. Han­no o­sa­to sfi­da­re me, il Po­ten­te. I miei oc­chi li han­no in­ce­ne­ri­ti.

 

VIII

 

Io li ma­le­di­rò per l’e­ter­ni­tà! Co­lo­ro che non si so­no av­vi­ci­na­ti alla mia Ve­ri­tà di Lu­ce, di Esta­si e­ter­na, sa­ran­no per sem­pre da me ma­le­det­ti. Io che of­fro la Via della Sal­vez­za, io che so­no eb­bro della Po­ten­za dei San­ti. Ve­ni­te a me! Io vi di­strug­ge­rò. La mia For­za si sta e­span­den­do nel mon­do e le urla dei di­spe­ra­ti in­cre­men­ta­no il dif­fon­der­si del mio Po­te­re.

Io so­no l’O­scu­ro, l’In­no­mi­na­bi­le, e nes­sun fal­so dio ha potu­to re­si­ste­re al­l’a­van­za­re della mia For­za.

Oh! mia E­let­ta, per­ché bar­col­li? Io ti sor­reg­ge­rò... men­tre as­si­sti alla ma­ni­fe­sta­zio­ne del­l’Ebbrez­za del­l’Ener­gia. Io con­su­me­rò, nel mio e­span­der­mi, i tuo­i dan­na­ti, co­lo­ro che non han­no vo­lu­to ac­cet­ta­re i tuo­i ba­ci ap­pas­sio­na­ti e pie­ni di pro­mes­se. Che ma­le­det­ti sia­no per l’e­ter­ni­tà.

Ma­ni­fe­sta­zio­ne del Di­vi­no! Io ho potu­to e­spri­me­re me stes­so tra­mi­te te. Ora le Co­lon­ne di Lu­ce riflet­to­no la tua Leg­ge e la mia Leg­ge, la ter­za Leg­ge si è ma­ni­fe­sta­ta nella mia Ira.

Con­su­me­rò le car­ni dei dan­na­ti, poi­ché so­no pri­vi di e­ner­gia. Non le la­sce­rò in pa­sto ai ver­mi. Il mio ster­mi­nio è i­ni­zia­to e la mia Ope­ra con­si­ste nel non la­scia­re al­cu­na trac­cia del­l’a­ber­ra­zio­ne dei mor­ta­li. Il lo­ro san­gue non con­ta­mi­ne­rà più la Ter­ra, poi­ché ve­le­no­so è il lo­ro san­gue.

Ma la no­stra Ener­gia, la no­stra For­za, scor­re­rà li­be­ra e sa­rà nuo­va lin­fa. Scor­re­rà il no­stro Po­te­re nella Ter­ra e la ri­ge­ne­re­rà. E fi­nal­men­te tut­ti di­ver­re­mo Uno.

Avvi­ci­na­te­vi al­l’Eter­no, voi che de­si­de­ra­te l’Im­mor­ta­li­tà. Avvi­ci­na­te­vi sen­za al­cun ti­mo­re. Ma se di­nan­zi al mio co­spet­to io ve­drò in voi un gra­nel­lo di vil­tà, io vi cac­ce­rò nel­l’A­bis­so del tor­men­to e della di­spe­ra­zio­ne as­sie­me a tut­ti co­lo­ro che so­no mor­ti nella Gran­de Tri­bo­la­zio­ne.

 

IX

 

Io vi ve­sti­rò di Lu­ce spie­ta­ta a­gli oc­chi dei pro­fa­ni. Voi por­te­re­te la mia Te­sti­mo­nian­za nel mon­do e o­gni mal­sa­na me­mo­ria ver­rà can­cel­la­ta. Non ne ri­mar­rà trac­cia al­cu­na.

La vo­stra Lu­ce vi­vi­fi­che­rà la Ter­ra e la Ter­ra vi ri­spon­de­rà. Il vo­stro pen­sie­ro sa­rà il suo.

Abban­do­nia­mo­ci, o miei E­let­ti, ad as­sa­pora­re la Vit­to­ria. Le bat­ta­glie che ab­bia­mo con­dot­to per la con­qui­sta della Li­ber­tà ri­mar­ran­no so­lo un ri­cor­do sfo­ca­to. Le tri­bo­la­zio­ni ter­mi­ne­ran­no. Co­lo­ro che han­no com­bat­tu­to per la con­qui­sta della Li­ber­tà non ver­ran­no di­men­ti­ca­ti. Loro so­no par­te del no­stro ri­cor­do. Il pas­sa­to, ciò che è sta­to, i tor­men­ti de­gli a­ni­mi pu­ri ver­ran­no ven­di­ca­ti dalla Ma­ni­fe­sta­zio­ne del Di­vi­no.

Espri­mi que­sta Leg­ge di Te­ne­bra e ri­ver­sa­la nel mon­do. Gli E­let­ti l’ac­co­glie­ran­no co­me Ve­ri­tà in­di­scus­sa.

Ora fa’ una co­sa per me.

Pri­ma che la mia Pa­ro­la ven­ga dif­fu­sa su tut­ta la Ter­ra e la Lu­ce di­ven­ti Te­ne­bra ac­ce­can­te fer­ma­ti, per un at­ti­mo, nel­lo scri­ve­re.

Pen­sa a co­lo­ro che han­no at­te­so que­sto mo­men­to di Li­be­ra­zio­ne e ver­sa­to il lo­ro san­gue nella spe­ran­za che giun­ga la Leg­ge del For­te. Egli li ven­di­che­rà. Essi sa­ran­no ven­di­ca­ti. Il tuo nuo­vo No­me li vi­vi­fi­che­rà... e­spri­mi que­sta Leg­ge con tut­ta la for­za, l’ar­do­re, l’in­quie­tu­di­ne spie­ta­ta di cui ne sei ca­pa­ce. So­lo co­sì la mia Pa­ro­la sa­rà li­be­ra di er­ra­re tra le nuo­ve Gen­ti.

Io, la Co­lon­na cen­tra­le del Tem­pio, ho e­spres­so la mia Pa­ro­la nel mon­do. La For­za, ora, si è dif­fu­sa su tut­ta la Ter­ra. La Co­lon­na è di­ven­ta­ta il Rag­gio ed è il Pun­to cen­tra­le del Tem­pio di Dia­man­te. Chi vor­rà en­tra­re in me do­vrà co­no­sce­re la Pa­ro­la.

La Pa­ro­la è la Chia­ve che a­pre la Por­ta del Dia­man­te. Con es­sa io sol­le­ve­rò me stes­so, la Co­lon­na, e il Dia­man­te si ma­ni­fe­ste­rà. Essi re­che­ran­no il Mar­chio del nuo­vo Re­tag­gio.

Spez­za, o mia E­let­ta, il Dia­man­te con la Pa­ro­la che io ti da­rò, ma non co­mu­ni­car­la ad al­cuno poi­ché è una Pa­ro­la di Mor­te.