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Commento al Liber Legis
1.Abra­had­abra; la ri­com­pen­sa di Ra-Hoor-Khut.
In questo passo del Li­ber Le­gis si di­ce che “Abra­had­abra” – la pa­ro­la-for­mu­la del nuo­vo Eo­ne di Ho­rus – è la ri­com­pen­sa del dio Ra-Hoor-Khut. Ve­dia­mo come.
Notiamo che qui viene u­sa­ta una gra­fia lie­ve­men­te di­ver­sa – “Khut” in­ve­ce di “Khu­it” – per quan­to ri­guar­da il no­me del Dio. Da­to che la pa­ro­la Abra­had­abra (Abra-Had-Abra) si­gni­fi­ca: “il Dio ma­ni­fe­sta­to due vol­te nella sua u­ni­tà” e la let­te­ra “i” – di Khu­it – rap­pre­sen­ta l’U­ni­tà, pos­sia­mo af­fer­ma­re che la ri­com­pen­sa di Ra-Hoor-Khut con­si­ste nel ma­ni­fe­star­si due vol­te nella pro­pria u­ni­tà, cioè nel ma­ni­fe­star­si co­me Ra-Hoor-Khu­it che ce­la in sé il suo ge­mel­lo o­scu­ro Hoor-paar-Kra­at.
2.C’è divisione da qui ver­so Ca­sa; c’è una pa­ro­la non co­no­sciu­ta. La gra­fia è de­fun­ta; tut­to non è al­cu­na co­sa. At­ten­to! Fer­ma­ti! In­nal­za la for­mu­la di Ra-Hoor-Khuit!
In questo passo del Li­ber Le­gis si af­fer­ma che vi è se­pa­ra­zio­ne tra la Sfe­ra di Mal­kuth – il luo­go della mas­si­ma den­si­fi­ca­zio­ne del­l’e­ner­gia – e la Sfe­ra di Da­ath (si ve­da AL, I, 57; AL, II, 78.). Una pa­ro­la – ABRA­HAD­ABRASh – non è co­no­sciu­ta e quan­do sa­rà re­sa no­ta fa­rà ca­pi­re per­ché la gra­fia – Ra-Hoor-Khut – è de­fun­ta. Per­ciò l’i­ni­zia­to stia at­ten­to, si fer­mi e in­nal­zi la for­mu­la – ABRA­HAD­ABRASh – di Ra-Hoor-Khu­it.
3.Ora fa’ che sia prin­ci­pal­men­te sot­tin­te­so che io so­no un dio di Guer­ra e di Ven­det­ta. Io con lo­ro trat­te­rò se­ve­ra­men­te.
Il dio Ra-Hoor-Khuit si ri­vol­ge a me – la sua ma­ni­fe­sta­zio­ne in­car­na­ta – e mi e­sor­ta a far sì che sia prin­ci­pal­men­te sot­tin­te­so che lui è un dio di Guer­ra e di Ven­det­ta. Lui, con i suoi se­gua­ci, trat­te­rà se­ve­ra­men­te gli uo­mi­ni sel­vag­gi.
4.Scegliti un’isola!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a sce­glie­re un’i­so­la, cioè a sce­glie­re un Cha­kra del pia­ne­ta Ter­ra. E io ho scel­to il Ma­ni­pu­ra Cha­kra – Cen­tro Om­be­li­ca­le – il cui cen­tro si tro­va a Trie­ste (Ita­lia).
5.Fortifi­cala!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a for­ti­fi­ca­re l’i­so­la, cioè a ren­de­re po­ten­te l’Um­bi­li­cus Mun­di, il Cen­tro Om­be­li­ca­le della Ter­ra. E co­sì è sta­to fat­to.
6.Cingila con l’in­ge­gne­ria bel­li­ca!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a pro­teg­ge­re, con l’in­ge­gne­ria bel­li­ca, il Cen­tro Om­be­li­ca­le – Om­pha­lo­s – della Ter­ra. E co­sì è sta­to gra­zie alla mac­chi­na da guer­ra.
7.Io ti da­rò una mac­chi­na da guer­ra.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi da­rà una mac­chi­na da guer­ra. E co­sì è sta­to. In­fat­ti, en­trai in con­tat­to (6 di­cem­bre 1988 e.v.) con l’Ar­ca del­l’Al­lean­za Ce­le­ste.
8.Con essa tu colpirai i po­po­li; e nes­su­no sta­rà da­van­ti a voi.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che con l’Ar­ca del­l’Al­lean­za Ce­le­ste col­pi­rò le gen­ti; e nes­su­no po­trà con­tra­star­ci. E co­sì è!
9.Celati! Ritirati! So­pra di lo­ro! Que­sta è la Leg­ge della Bat­ta­glia della Con­qui­sta: co­sì la mia a­do­ra­zio­ne sa­rà at­tor­no alla mia Ca­sa se­gre­ta.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi in­ci­ta ad es­se­re a­bi­le in guer­ra, cioè a na­scon­der­mi, a ri­ti­rar­mi e a col­pi­re, poi­ché que­sta è la Leg­ge della Bat­ta­glia della Con­qui­sta. In tal mo­do l’a­do­ra­zio­ne del Dio sa­rà at­tor­no alla sua Di­mo­ra se­gre­ta (si ve­da AL, III, 34.).
10.Procurati la Stélé della Ri­ve­la­zio­ne; po­ni­la nel tuo tem­pio se­gre­to – e quel tem­pio è già cor­ret­ta­men­te di­spo­sto – e sa­rà il tuo Ki­blah per sem­pre. Essa non sco­lo­ri­rà, ma il co­lo­re mi­ra­co­lo­so ri­tor­ne­rà ad es­sa gior­no do­po gior­no. Cu­sto­di­sci­la in un ve­tro chiu­so per una pro­va al mon­do.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a pro­cu­rar­mi la Sté­lé della Ri­ve­la­zio­ne e a por­la nel mio tem­pio se­gre­to (il Tem­pio dei Tre­di­ci Rag­gi) che è già cor­ret­ta­men­te di­spo­sto (quan­do ac­qui­stai un lo­ca­le per a­di­bir­lo a tem­pio sco­prii che era già cor­ret­ta­men­te di­spo­sto). E la Sté­lé sa­rà il mio Ki­blah – pun­to ver­so il qua­le ci si vol­ge per pre­ga­re – per sem­pre. I suoi co­lo­ri ri­mar­ran­no sem­pre vi­vi (fi­no ad og­gi non si so­no sco­lo­ri­ti) e ver­rà cu­sto­di­ta sot­to ve­tro (io la cu­sto­di­sco sot­to ve­tro), co­me pro­va per gli uo­mi­ni di que­sto mon­do.
11.Questa sarà la tua so­la pro­va. Io proi­bi­sco la di­scus­sio­ne. Vin­ce­re! Ciò è suf­fi­cien­te. Io ti ren­de­rò fa­ci­le l’e­stra­zio­ne dalla ca­sa or­di­na­ta ma­le nella Cit­tà Vit­to­rio­sa. Tu stes­so la tra­spor­te­rai con a­do­ra­zio­ne, o Pro­fe­ta, seb­be­ne tu non lo gra­di­rai. Tu a­vrai pe­ri­co­lo e tor­men­to. Ra-Hoor-Khu è con te. Ado­ra­mi con fuo­co e san­gue; a­do­ra­mi con spa­de e con lan­ce. Fa’ che la don­na sia cin­ta con una spa­da da­van­ti a me: fa’ scor­re­re il san­gue nel mio no­me. Cal­pe­sta a ter­ra il Sel­vag­gio; sii so­pra di lo­ro, o guer­rie­ro, io ti da­rò la lo­ro car­ne da man­gia­re!
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che la mia so­la pro­va sa­rà quel­la di pro­cu­rar­mi la Sté­lé della Ri­ve­la­zio­ne. Egli proi­bi­sce la di­scus­sio­ne, cioè il di­scu­te­re con gli uo­mi­ni pro­fa­ni. Vin­ce­re è ciò che con­ta ed è suf­fi­cien­te. Egli mi ren­de­rà fa­ci­le l’e­stra­zio­ne della Sté­lé dal Bou­lak Mu­seum (ca­sa or­di­na­ta ma­le) nella cit­tà di Al-Ka­hi­ra (la vit­to­rio­sa), la cit­tà del Cai­ro (Cit­tà Vit­to­rio­sa). Io stes­so la por­te­rò via con a­do­ra­zio­ne, seb­be­ne non gra­di­rò sot­trar­la. A­vrò, per que­sto, pe­ri­co­lo e tor­men­to, ma Ra-Hoor-Khu mi pro­teg­ge.
Nel Libro della Legge ap­pa­re la pa­ro­la “ab­struc­tion” – i­ne­si­sten­te nella lin­gua in­gle­se – che non de­ve es­se­re cam­bia­ta (si ve­da AL, I, 36.). Que­sta pa­ro­la è sta­ta da me tra­dot­ta co­me “a­stra­zio­ne” (ab­strac­tion) nel sen­so di "e­stra­zio­ne" per in­di­ca­re l’o­pe­ra­zio­ne che si de­ve fa­re, cioè e­strar­re dalla pa­ro­la “ab­struc­tion” la pa­ro­la se­gre­ta (si ve­da AL, III, 39.). Per­tan­to non do­vrò sot­trar­re la Sté­lé della Ri­ve­la­zio­ne, ben­sì ba­ste­rà che mi pro­cu­ri una co­pia fe­de­le al­l’o­ri­gi­nale.
Poi il Dio – Ra-Hoor-Khuit – mi e­sor­ta ad a­do­rar­lo con fuo­co e san­gue, con spa­de e lan­ce. A fa­re in mo­do che la don­na – l’i­ni­zia­ta – ap­paia co­me una guer­rie­ra ai suoi oc­chi e a far scor­re­re il san­gue nel suo no­me. In­fi­ne mi e­sor­ta (io, il guer­rie­ro) a cal­pe­sta­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi e a di­strug­ger­li, poi­ché egli mi da­rà la pos­si­bi­li­tà di far­lo.
12.Sacrifi­ca bestiame, pic­co­lo e gran­de; do­po un bam­bino.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a sa­cri­fi­ca­re a­ni­ma­li pic­co­li e gran­di, e do­po un bam­bino.
Riguardo al bambino non si trat­ta di un sa­cri­fi­cio di san­gue, ma di un sa­cri­fi­cio ma­gico.
13.Ma non ora.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce di non sa­cri­fi­ca­re il bam­bi­no pri­ma di a­ver in­stau­ra­to la cor­ren­te del­l’Eo­ne di Maat (ta­le in­stau­ra­zio­ne è av­ve­nu­ta il 22 no­vem­bre 1983 e.v.).
14.Voi vedrete quell’ora, o Be­stia be­ne­det­ta e tu Con­cu­bi­na Scar­lat­ta del suo de­si­de­rio!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che io (Be­stia be­ne­det­ta) e la Don­na Scar­lat­ta (Con­cu­bi­na Scar­lat­ta) ve­dre­mo il mo­men­to in cui ver­rà sa­cri­fi­ca­to, ma­gi­ca­men­te, il bam­bi­no. E co­sì è sta­to.
15.Voi sarete tristi di ciò.
Il dio Ra-Hoor-Khuit di­chia­ra che io e la Don­na Scar­lat­ta sa­re­mo tri­sti nel ve­de­re il bam­bi­no sa­cri­fi­ca­to ma­gi­ca­men­te. E co­sì è sta­to.
16.Non credere troppo ar­den­te­men­te di co­glie­re le pro­mes­se; non te­me­re di su­bi­re le ma­le­di­zio­ni. Tu, per­fi­no tu, non co­no­sci tut­to que­sto si­gni­fi­cato.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a non cre­de­re con trop­po en­tu­sia­smo di co­glie­re le pro­mes­se che mi ver­ran­no fat­te da­gli uo­mi­ni. Non do­vrò di cer­to te­me­re le ma­le­di­zio­ni che mi po­tran­no es­se­re ri­vol­te. Per­si­no io non po­trò co­no­sce­re tut­to il si­gni­fi­ca­to del Li­ber Le­gis.
17.Non temere affatto; non te­me­re né uo­mi­ni, né De­sti­ni, né dèi, né al­cu­na al­tra co­sa. Non te­me­re il de­na­ro, né il ri­so della gen­te paz­za, né al­cun al­tro po­te­re in cie­lo o so­pra la ter­ra o sot­to la ter­ra. Nu è il tuo ri­fu­gio co­me Ha­dit la tua lu­ce; e io so­no l’e­ner­gia, la for­za, il vi­go­re, delle tue brac­cia.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce di non pro­va­re ti­mo­re, di non te­me­re nul­la (né uo­mi­ni, né De­sti­ni, né dèi, né il de­na­ro, né il ri­so della gen­te paz­za, né al­cun al­tro po­te­re in cie­lo o so­pra la ter­ra o sot­to la ter­ra), poi­ché Nu è la mia ca­sa (ri­fu­gio) co­me Ha­dit la mia gui­da (lu­ce) e Ra-Hoor-Khu­it il vi­go­re (for­za, e­ner­gia) delle mie brac­cia, cioè la for­za della mia a­zio­ne, l’e­ner­gia della mia ma­ni­fe­sta­zio­ne.
18.Fa’ che la misericor­dia sia lon­ta­no: ma­le­di­ci co­lo­ro che han­no pie­tà! Uc­ci­di e tor­tu­ra; non ri­spar­miar­li; sii so­pra di lo­ro!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a fa­re in mo­do che non vi sia mi­se­ri­cor­dia e mi in­ci­ta a ma­le­di­re co­lo­ro che han­no pie­tà. I­nol­tre mi e­sor­ta ad uc­ci­de­re e tor­tu­ra­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi, a non ri­spar­miar­li, a cal­pe­star­li.
19.Codesta Stélé essi la chia­me­ran­no l’A­bo­mi­nio della De­so­la­zio­ne; cal­co­la be­ne il suo no­me, e sa­rà per te co­me 718.
In questo passo del Li­ber Le­gis si pro­fe­tiz­za che la Sté­lé ver­rà chia­ma­ta “l’A­bo­mi­nio della De­so­la­zio­ne” e che il suo no­me sa­rà per me co­me 718.
La Stélé della Rivela­zio­ne vie­ne ci­ta­ta co­me “l’A­bo­mi­nio della De­so­la­zio­ne” in al­cu­ni li­bri di Ken­neth Grant, il ca­po na­zio­na­le in­gle­se del­l’Or­di­ne del Tem­pio d’O­rien­te (O.­T.O.). Il no­me della Sté­lé è “ABRA­HAD­ABRASh”, il cui va­lo­re ca­ba­li­sti­co è 718. In pra­ti­ca, il suo no­me si i­den­ti­fi­ca in es­sa. Ve­dia­mo co­me.
La Stélé della Rivela­zio­ne mo­stra la dea Nuit i­nar­ca­ta so­pra il dio Ha­dit (il glo­bo a­la­to), il dio Ho­rus, il sa­cer­do­te Ankh-af-na-Khon­su e il bra­cie­re a do­di­ci fiam­me. Le do­di­ci fiam­me in­di­ca­no il Fuo­co fal­li­co so­la­re di “Shin” (va­lo­re ca­ba­li­sti­co 300), let­te­ra fi­na­le che va ag­giun­ta alla pa­ro­la “ABRA­HAD­ABRA”. Per­tan­to la pa­ro­la (no­me) “ABRA­HAD­ABRASh” – pa­ro­la di do­di­ci let­te­re, ce­lan­te una tre­di­ce­si­ma – mo­stra la tri­pli­ce po­ten­za di Ra-Hoor-Khu­it (A­BRA-Ho­rus, HAD-Ha­dit, A­BRASh-Seth) ed è la pa­ro­la del Lo­go­s del­l’Eo­ne di cui Ai­wass è l’e­spres­sio­ne at­tua­le.
20.Per quale motivo? A cau­sa del crol­lo di Per­ché, che egli non è là di nuo­vo.
Il dio Ra-Hoor-Khuit si chie­de per qua­le mo­ti­vo il dio Ho­rus non si tro­va più nel­l’A­men­ta (si ve­da AL, I, 14.) e si ri­spon­de che la cau­sa è do­vu­ta al crol­lo di “Per­ché”.
21.Erigi la mia immagi­ne nel­l’Est: tu ti ac­qui­ste­rai un’im­ma­gi­ne nella qua­le io ti ap­pa­ri­rò, spe­cia­le, non di­ver­so dal­l’uno che tu co­no­sci. E sa­rà per te im­prov­vi­sa­men­te fa­ci­le fa­re que­sto.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a por­re la sua im­ma­gi­ne ad Est. Mi di­ce di ac­qui­sta­re un’im­ma­gi­ne nella qua­le lui ap­pa­ri­rà spe­cia­le. È que­sta l’im­ma­gi­ne del dio Men­tu, di­pin­ta sul­la Sté­lé della Ri­ve­la­zio­ne. Ta­le im­ma­gi­ne non è di­ver­sa da quel­la del dio Ho­rus che io co­no­sco. E per me è sta­to im­prov­vi­sa­men­te fa­ci­le ac­qui­star­la, in­fat­ti, mi ven­ne of­fer­ta.
22.A mio sostegno raduna at­tor­no a me le al­tre im­ma­gi­ni: fa’ che tut­te sia­no a­do­ra­te, poi­ché es­se si rag­grup­pe­ran­no per e­sal­tar­mi. Io so­no il vi­si­bi­le og­get­to da a­do­ra­re; gli al­tri so­no se­gre­ti; poi­ché es­si so­no per la Be­stia e la sua Spo­sa: e per i vin­ci­to­ri del­l’Or­da­lia X. Che co­sa si­gni­fi­ca? Tu lo sa­prai.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce di ra­du­na­re at­tor­no alla sua im­ma­gi­ne – la Sté­lé della Ri­ve­la­zio­ne – delle al­tre im­ma­gi­ni: il Ser­pen­te, l’A­qui­la, la Mor­te. Tut­te que­ste do­vran­no es­se­re a­do­ra­te, poi­ché es­se si rag­grup­pe­ran­no per e­sal­ta­re la sua im­ma­gi­ne. Il Dio af­fer­ma di es­se­re il vi­si­bi­le og­get­to da a­do­ra­re, men­tre gli al­tri tre so­no se­gre­ti, poi­ché es­si so­no per la Gran­de Be­stia 666 (Ser­pen­te), per la Don­na Scar­lat­ta (A­qui­la) e per i vin­ci­to­ri della Or­da­lia X (Mor­te). Il Dio si chie­de che co­sa si­gni­fi­chi ciò e si ri­spon­de che io lo sa­prò. Io so che l’Or­da­lia X è l’Or­da­lia del Phal­lus (l’im­ma­gi­ne-sim­bo­lo del dio Ho­rus), poi­ché la “X” – Thau sa­cra – è il suo em­ble­ma.
23.Come pro­fu­mo me­sco­la fa­ri­na e mie­le e den­si re­si­dui di vi­no ros­so: i­nol­tre o­lio di A­bra­me­lin e o­lio di o­li­va, e poi am­mor­bi­di­sci e li­scia con nu­trien­te san­gue fre­sco.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi for­ni­sce la for­mu­la del suo pro­fumo.
Si deve mescolare della nor­ma­le fa­ri­na di gra­no a mie­le e re­si­dui di tar­ta­ro del Por­to (vi­no ros­so). I­nol­tre si de­ve ag­giun­ge­re o­lio di A­bra­me­lin (ot­to par­ti di o­lio di cin­na­mo­mo, quat­tro di o­lio di mir­ra, due di o­lio di ga­lan­gal, set­te di o­lio d’o­li­va). In­fi­ne si de­ve am­mor­bi­di­re e li­scia­re con del san­gue (nu­trien­te e fre­sco) di qual­che a­ni­ma­le (non im­por­ta qua­le).
24.Il sangue migliore è della lu­na, men­sil­men­te: i­nol­tre il san­gue fre­sco di un bam­bi­no, op­pu­re goc­cio­lan­te dalla schie­ra del cie­lo: poi dei ne­mi­ci; poi del sa­cer­do­te op­pu­re de­gli a­do­ra­to­ri: per ul­ti­mo di qual­che be­stia, non im­por­ta qua­le.
In questo passo del Li­ber Le­gis si af­fer­ma che il san­gue mi­glio­re è quel­lo della lu­na, men­sil­men­te; cioè l’e­ner­gia pro­ve­nien­te dalla lu­na pie­na e il san­gue me­strua­le della Don­na Scar­lat­ta per l’o­pe­ra di dis­so­lu­zio­ne o de­com­po­si­zio­ne. I­nol­tre l’e­ner­gia vi­ta­le di un bam­bi­no, op­pu­re pro­ve­nien­te dai Mae­stri in­vi­si­bi­li. Poi il san­gue dei ne­mi­ci. Poi l’e­ner­gia vi­ta­le del sa­cer­do­te o de­gli a­do­ra­to­ri. Per ul­ti­mo il san­gue di qual­sia­si be­stia.
25.Bru­cia questo: di que­sto fa’ dol­ci e man­gia per me. Que­sto ha an­che un al­tro u­so; fa’ che sia po­sto di fron­te a me, e con­ser­va­to den­so con i pro­fu­mi della tua pre­ghie­ra: es­so di­ver­rà pie­no di sca­ra­bei co­me era e di a­ni­ma­li stri­scian­ti sa­cri a me.
In questo passo del Li­ber Le­gis ven­go­no da­te le i­stru­zio­ni per la pre­pa­ra­zio­ne del­l’O­stia del­l’Eu­ca­re­stia (dol­ci), cioè per pre­pa­ra­re i Pa­ni con­sa­cra­ti – “Pa­ni di Lu­ce” – in for­ma di san­gue co­a­gu­la­to. È que­sta l’O­stia di Sa­ta­na u­sa­ta per la Co­mu­nio­ne nella Mes­sa Gno­sti­ca.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce di bru­cia­re il san­gue, di far­ne dol­ci e di man­giar­li in suo o­no­re. Poi mi ri­ve­la che il san­gue ha an­che un al­tro u­so; do­vrà es­se­re po­sto da­van­ti alla sua im­ma­gi­ne e con­ser­va­to co­a­gu­la­to – den­tro ad un’am­pol­la di ve­tro – con le e­ma­na­zio­ni della mia vo­lon­tà (i pro­fu­mi della tua pre­ghie­ra). Co­sì fu fat­to e il san­gue di­ven­ne pie­no di sca­ra­bei e di a­ni­ma­li stri­scian­ti sa­cri a Ra-Hoor-Khu­it, co­me già ac­cad­de ad Aleis­ter Crow­ley.
26.Uccidi questi, nomi­nan­do i tuo­i ne­mi­ci; ed es­si ca­dran­no da­van­ti a te.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi in­ci­ta ad uc­ci­de­re gli sca­ra­bei e gli a­ni­ma­li stri­scian­ti a lui sa­cri, men­tre no­mi­no i miei ne­mi­ci. Ta­li ne­mi­ci ca­dran­no da­van­ti a me. E co­sì fu.
27.Anche questi genere­ran­no lus­su­ria e po­te­re di bra­ma in te nel­l’at­to di man­giar­li.
Il dio Ra-Hoor-Khuit so­stie­ne che an­che i miei ne­mi­ci ge­ne­re­ran­no lus­su­ria e po­te­re di bra­ma in me nel­l’at­to di di­strug­ger­li. E co­sì fu.
28.Anche voi sarete for­ti in guer­ra.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che an­che i se­gua­ci – The­le­mi­ti – della Gran­de Be­stia 666 sa­ran­no for­ti in guer­ra.
29.Inoltre, essi siano trat­te­nu­ti a lun­go, è me­glio; poi­ché es­si cre­sce­ran­no con la mia for­za. Tut­ti da­van­ti a me.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che i The­le­mi­ti non de­vo­no di­strug­ge­re su­bi­to gli uo­mi­ni sel­vag­gi, ma de­vo­no es­se­re trat­te­nu­ti, af­fin­ché pos­sa­no cre­sce­re con la sua for­za. Tut­ti da­van­ti a lui.
30.Il mio altare è di trafo­ra­to ot­to­ne la­vo­ra­to: bru­cia su ciò in ar­gen­to o oro!
Il dio Ra-Hoor-Khuit so­stie­ne che il suo al­ta­re è fat­to di tra­fo­ra­to ot­to­ne la­vo­ra­to e su di es­so vi è il bru­cia­pro­fu­mi che è d’ar­gen­to o oro.
31.Là arriva un uomo ric­co dal­l’O­vest che ver­se­rà il suo oro so­pra di te.
Il dio Ra-Hoor-Khuit pro­fe­tiz­za che dal­l’oc­ci­den­te ar­ri­va – a Trie­ste – un uo­mo ric­co per ver­sa­re il suo oro so­pra di me.
32.Da oro forgia ac­cia­io!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta ad u­sa­re l’oro per im­pre­se ma­te­ria­li.
33.Sii pronto a fuggire op­pu­re a col­pire!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi av­vi­sa ad es­se­re pron­to a fug­gi­re di fron­te alla fu­ria sel­vag­gia de­gli uo­mi­ni vol­ga­ri, op­pu­re a col­pir­li.
34.Ma il tuo sacro posto re­ste­rà in­vio­la­to at­tra­ver­so i se­co­li: an­che se ve­nis­se bru­cia­to con il fuo­co e fran­tu­ma­to con la spa­da, tut­ta­via là si tro­va una Ca­sa in­vi­si­bi­le, e si tro­ve­rà fi­no alla ca­du­ta del Gran­de E­qui­no­zio; quan­do Hru­ma­chis sor­ge­rà e il dop­pio-ba­sto­ne uno as­su­me il mio tro­no e po­sto. Un al­tro Pro­fe­ta sor­ge­rà, e por­te­rà dai cie­li una nuo­va feb­bre; un’al­tra don­na ri­sve­glie­rà la bra­ma e l’a­do­ra­zio­ne del Ser­pen­te; un’al­tra a­ni­ma di Dio e Be­stia si me­sco­le­rà nel Sa­cer­do­te scet­tra­to; un al­tro sa­cri­fi­cio mac­chie­rà la tom­ba; un al­tro Re re­gne­rà; e la be­ne­di­zio­ne non sia più e­lar­gi­ta al Si­gno­re mi­sti­co dalla te­sta di Fal­co!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi in­for­ma che il mio sa­cro po­sto, che è ad Est, re­ste­rà in­vio­la­to at­tra­ver­so i se­co­li, an­che se ve­nis­se bru­cia­to e di­strut­to. In que­sto po­sto si tro­va una Ca­sa in­vi­si­bi­le e si tro­ve­rà fi­no alla ca­du­ta del Gran­de E­qui­no­zio. Ta­le E­qui­no­zio (av­ve­nu­to il 20 mar­zo 1982 e.v.) è ca­du­to nel­l’an­no 2000 del­l’era vol­ga­re, ov­ve­ro nel 96° an­no del­l’Eo­ne di Ho­rus – più pre­ci­sa­men­te nel­l’an­no 0 del Ma­hon di Ho­rus-Maat – quan­do Hru­ma­chis (la for­ma gre­ca di Ho­rus-So­le al­l’al­ba) è sor­to e lo scet­tro del dop­pio po­te­re u­ni­fi­ca­to – sim­bo­leg­gia l’u­nio­ne del dop­pio o­riz­zon­te, Est-O­vest, Ra-Hoor-Khu­it e Hoor-paar-Kra­at – ha as­sun­to il tro­no e po­sto di Ra-Hoor-Khu­it. Un al­tro Pro­fe­ta – una mia fun­zio­ne co­me pro­fe­ta – è sor­to e ha por­ta­to dai cie­li una nuo­va Leg­ge (AR); un al­tra don­na – Don­na Scar­lat­ta – ha ri­sve­glia­to la bra­ma e l’a­do­ra­zio­ne del Ser­pen­te Kun­da­li­ni; un’al­tra a­ni­ma di Dio e Be­stia si è me­sco­la­ta nel Sa­cer­do­te scet­tra­to – una mia fun­zio­ne co­me a­dep­to – e ha por­ta­to una nuo­va fi­lo­so­fia (Li­ber LUX e Li­ber NOX); un al­tro sa­cri­fi­cio – a­bor­to ma­gi­co – ha mac­chia­to la tom­ba; un al­tro Re – una mia fun­zio­ne co­me mes­sag­ge­ro – re­gna e il po­te­re (be­ne­di­zio­ne) non è più da­to a Ra-Hoor-Khu­it, poi­ché il Ma­hon di Ho­rus-Maat è nato.
35.La metà della parola di Heru-ra-ha, chia­ma­ta Hoor-pa-Kraat e Ra-Hoor-Khut.
In questo passo del Li­ber Le­gis si so­stie­ne che la me­tà della pa­ro­la di He­ru-ra-ha è chia­ma­ta Hoor-pa-Kra­at e Ra-Hoor-Khut. Ve­dia­mo co­me.
Notiamo che qui viene u­sa­ta una par­ti­co­la­re gra­fia – “pa” in­ve­ce di “pa­ar” – per il no­me del Dio O­scu­ro. La man­can­za della let­te­ra “a” e della let­te­ra “r” in­di­ca la chia­ve del­l’in­te­ra fra­se e cioè che “AR” è la pa­ro­la di He­ru-ra-ha. I­nol­tre è in­te­res­san­te os­ser­va­re che vie­ne an­che u­sa­ta una par­ti­co­la­re gra­fia – “Khut” in­ve­ce di “Khu­it” – per il no­me del Dio Lu­mi­no­so (si ve­da AL, III, 1.). L’as­sen­za della let­te­ra “i” sug­ge­ri­sce l’i­dea che il Dio è se­pa­ra­to dal suo la­to o­scu­ro, men­tre con la let­te­ra “i” si in­ten­de che Ra-Hoor-Khu­it ce­la in sé Hoor-paar-Kra­at. Per­tan­to nel te­sto si vuo­le sug­ge­ri­re il con­cet­to di una u­ni­tà più un’al­tra u­ni­tà. Que­ste due u­ni­tà so­no la me­tà della pa­ro­la “AR”, cioè la let­te­ra “R” (va­lo­re nu­me­ri­co 200, cioè 100 + 100, ov­ve­ro 1 + 1). L’al­tra me­tà, rap­pre­sen­ta­ta dalla let­te­ra “A”, è la ter­za u­ni­tà che na­sce dalla fu­sio­ne delle al­tre due u­ni­tà. In tal mo­do si ot­tie­ne il con­cet­to del ter­na­rio nel­l’u­ni­tà, ov­ve­ro la Leg­ge del Tre.
36.Poi il profe­ta dis­se al Dio:
Poi Ankh-af-na-Khon­su dis­se a Ra-Hoor-Khu­it:
37.Io ti ado­ro nella can­zo­ne...

Io sono il Signore di Te­be, e io
      L’ispirato e­vi­den­te-par­la­to­re di Men­tu;
Per me si dirada il cie­lo ve­lato,
      Il suicida Ankh-af-na-Khon­su
Le parole del quale so­no ve­ri­tà. Io in­vo­co, io sa­lu­to
      La tua presen­za, O Ra-Hoor-Khu­it!

Unità suprema di­mo­stra­ta!
      Io adoro la poten­za del Tuo re­spi­ro,
Dio supremo e terri­bile,
      Che facesti gli dèi e la mor­te
Tremare davan­ti a Te:...
      Io, io ti a­do­ro!

Appari sul tro­no di Ra!
      Apri le vie del Khu!
Rischiara le vie del Ka!
      Le vie della Khabs scor­ro­no at­tra­ver­so
Per agitarmi o pla­car­mi!
      Aum! Lascia che mi riem­pia!
Il sacerdote Ankh-af-na-Khon­su so­stie­ne che a­do­ra il dio Ra-Hoor-Khu­it nella can­zo­ne...
Il sacerdote dichia­ra che è il Si­gno­re di Te­be (let­te­ral­men­te “Ar­ca”) e che è la vo­ce i­spi­ra­ta del dio Men­tu, a­na­lo­go al dio Ra-Hoor-Khu­it. Per Ankh-af-na-Khon­su si schia­ri­sce il cie­lo o­scu­ra­to dalle nu­bi, af­fin­ché ap­paia il cie­lo stel­la­to. Egli vuo­le im­mer­ger­si nel­l’e­sta­si e le sue pa­ro­le so­no ve­ri­tà per­ché è i­spi­ra­to. Il sa­cer­do­te in­vo­ca e sa­lu­ta la pre­sen­za di Ra-Hoor-Khu­it.
Ankh-af-na-Khonsu asse­ri­sce che il Dio è il Tre nel­l’Uno (U­ni­tà su­pre­ma di­mo­stra­ta). Egli a­do­ra la po­ten­za del re­spi­ro del Dio, su­pre­mo e ter­ri­bi­le, che fe­ce tre­ma­re gli dèi e la mor­te, poi­ché que­sti è l’uo­mo di­ve­nu­to Dio. Il sa­cer­do­te, per­tan­to, lo a­dora.
Ankh-af-na-Khonsu chie­de al Dio di ap­pa­ri­re sul tro­no di Ra che sta ad Est. Gli chie­de di ri­ve­la­re (a­pri­re) quel­le co­no­scen­ze (vie) che per­met­to­no di con­se­gui­re il Cor­po di Lu­ce (Khu) e di spie­ga­re (ri­schia­ra­re) quel­le co­no­scen­ze (vie) che ri­guar­da­no il Cor­po Flui­di­co (Ka). Egli af­fer­ma che le e­ner­gie (vie) della Stel­la (Khabs) scor­ro­no at­tra­ver­so lui per rin­vi­go­rir­lo o per ri­las­sar­lo. Poi pro­nun­cia “Aum” – mor­te co­me pie­nez­za del­l’es­se­re – e chie­de a Ra-Hoor-Khu­it che per­met­ta che le e­ner­gie lo sa­tu­rino.
38.Così che la tua luce è in me; e la sua fiam­ma ros­sa è co­me una spa­da nella mia ma­no per e­se­gui­re il tuo or­di­ne. C’è una por­ta se­gre­ta che io fa­rò per sta­bi­li­re la tua via in tut­ti i pun­ti car­di­na­li (que­ste so­no le a­do­ra­zio­ni, co­me tu hai scrit­to), co­me è det­to:

La luce è mia; i suoi rag­gi mi con­su­mano:
      Io ho fatto una por­ta se­gre­ta
Nella Casa di Ra e Tum,
      Di Khepra e di Ah­atho­or.
Io sono il tuo Te­bano, o Men­tu,
      Il profe­ta Ankh-af-na-Khon­su!

Con Bes-na-Maut io bat­to il mio pet­to;
      Con la saggia Ta-Nech io pre­pa­ro la mia for­mula.
Mostra il tuo splendo­re-stel­la­to, o Nuit!
      Ordinami di fer­mar­mi nella tua Casa,
O serpente alato di lu­ce, Ha­dit!
      Rimani con me, Ra-Hoor-Khu­it!
Il sacerdote Ankh-af-na-Khon­su di­chia­ra che in que­sto mo­do le e­ner­gie di Ra-Hoor-Khu­it, cioè quel­le della Stel­la, so­no in lui; e la for­za di Ha­dit (fiam­ma ros­sa) è co­me una spa­da nella sua ma­no per e­se­gui­re gli or­di­ni del Dio (Ra-Hoor-Khu­it). Egli, ri­vol­gen­do­si a Ra-Hoor-Khu­it, af­fer­ma che fa­rà una por­ta se­gre­ta per sta­bi­li­re il per­cor­so del Dio at­tra­ver­so i pun­ti car­di­na­li (que­ste so­no le a­do­ra­zio­ni, co­me scrit­te da Aleis­ter Crow­ley nel Li­ber He­lios).
Ankh-af-na-Khon­su – per sta­bi­li­re il per­cor­so di Ra-Hoor-Khu­it – af­fer­ma che la lu­ce del So­le (Ra-Hoor-Khu­it) è sua e che i suoi rag­gi lo con­su­ma­no. Lui ha crea­to un pun­to d’o­ri­gi­ne (por­ta se­gre­ta) la cui pro­ie­zio­ne e ro­ta­zio­ne sta­bi­li­sce il per­cor­so di Ra-Hoor-Khu­it – So­le – at­tra­ver­so i pun­ti car­di­na­li. La sua stes­sa pro­ie­zio­ne di­vie­ne una por­ta se­gre­ta nella ca­sa di Ra (Est), di Tum (O­vest), di Khe­phra (Nord) e di Ah­atho­or (Sud). Egli af­fer­ma di es­se­re il pro­fe­ta Ankh-af-na-Khon­su, il sa­cer­do­te te­ba­no del dio Men­tu (una par­ti­co­la­re for­ma del dio Ho­rus).
Ankh-af-na-Khon­su con Bes-na-Maut (una par­ti­co­la­re for­ma della dea Ma­at) bat­te il suo cen­tro car­dia­co e con la sag­gia Ta-Ne­ch (una par­ti­co­la­re for­ma della dea Nuit) pre­pa­ra la sua for­mu­la ma­gi­ca. Poi chie­de alla dea Nuit di mo­stra­re il suo cie­lo not­tur­no (splen­do­re-stel­la­to) e che il dio Ha­dit (ser­pen­te a­la­to di lu­ce) gli or­di­ni di fer­mar­si nella sua Ca­sa. I­nol­tre chie­de a Ra-Hoor-Khu­it di ri­ma­ne­re con lui.
39.Tutto questo e un li­bro per di­re in che mo­do tu ve­ni­sti qui e una ri­pro­du­zio­ne di que­sto in­chio­stro e car­ta per sem­pre – poi­ché in es­so è la pa­ro­la se­gre­ta e non so­lo in In­gle­se – e il tuo com­men­to su que­sto, il Li­bro della Leg­ge, sa­rà stam­pa­to in un bel­lis­si­mo in­chio­stro ros­so e ne­ro su della bel­la car­ta fat­ta a ma­no; e per o­gni uo­mo e don­na che tu in­con­tra­sti, che sia sta­to sol­tan­to per pran­za­re o per brin­da­re con lo­ro, ciò è per da­re la Leg­ge. Al­lo­ra es­si po­tran­no co­glie­re l’oc­ca­sio­ne di di­mo­ra­re in que­sta fe­li­ci­tà op­pu­re no; non c’è dif­fe­ren­za. Fal­lo su­bito!
In questo passo del Li­ber Le­gis il dio Ra-Hoor-Khu­it af­fer­ma che tut­to que­sto (Li­ber Le­gis) e un li­bro (Li­ber AHBH) per di­re in che mo­do io ven­ni su que­sta Ter­ra. E una ri­pro­du­zio­ne di que­sto in­chio­stro e car­ta – si ri­fe­ri­sce al ma­no­scrit­to o­ri­gi­na­le – do­vrà es­se­re fat­ta per sem­pre, poi­ché nel Li­ber Le­gis è con­te­nu­ta la pa­ro­la se­gre­ta e non so­lo in In­gle­se.
Nel Libro della Legge ap­pa­re la pa­ro­la “ab­struc­tion” (si ve­da AL, III, 11.) che non tro­va ri­scon­tro nella lin­gua in­gle­se. In que­sta pa­ro­la è ce­la­ta la pa­ro­la se­gre­ta di cui si fa men­zio­ne nel Li­ber Le­gis. È que­sta la pa­ro­la “ra­tion” (ABS-TRUCT-ION), il cui va­lo­re ca­ba­li­sti­co è 271. “Ra­tion”, in in­gle­se, si­gni­fi­ca “ra­zio­ne” e non so­lo in In­gle­se, ma an­che nella lin­gua i­ta­lia­na (per la pro­nun­cia si leg­ge “t” co­me “z” e “ion” co­me “io­ne”).
Il mio commento sul Li­bro della Leg­ge sa­rà scrit­to (stam­pa­to) in in­chio­stro ros­so (i pas­si del Li­ber Le­gis) e ne­ro (il com­men­to ai pas­si del Li­ber Le­gis), su della bel­la car­ta fat­ta a ma­no (Aiwas, nel 1904, non po­te­va fa­re al­cun ri­fe­ri­men­to ad in­ter­net co­me mez­zo di pub­bli­ca­zio­ne); e per o­gni uo­mo e don­na che in­con­tre­rò, che sia sol­tan­to per man­gia­re o per be­re con lo­ro, sa­rà per tra­smet­te­re la Leg­ge. Al­lo­ra que­ste per­so­ne sce­glie­ran­no se ac­cet­ta­re la Leg­ge del The­le­ma op­pu­re no; co­mun­que ciò non fa­rà al­cu­na dif­fe­ren­za, l’im­por­tan­te è da­re su­bi­to la Leg­ge.
40.Ma il lavo­ro del com­men­to? Quel­lo è fa­ci­le; e Ha­dit bru­cian­do nel tuo cuo­re ren­de­rà ra­pi­da e si­cu­ra la tua pen­na.
Il dio Ra-Hoor-Khuit si chie­de co­me sa­rà fat­to il la­vo­ro del com­men­to e si ri­spon­de che quel­lo è fa­ci­le; Ha­dit, i­spi­ran­do­mi nel mio pen­sie­ro, mi da­rà la ra­pi­di­tà e la si­cu­rez­za nel far­lo. In­fat­ti, i pas­si del Li­ber Le­gis, men­tre li leg­ge­vo, mi ap­pa­ri­va­no chia­ri nel lo­ro si­gni­fi­ca­to più re­con­di­to, an­che se mi sen­ti­vo re­stio a tra­scri­ver­ne il si­gni­fi­ca­to. Due, dun­que, so­no i com­men­ti si­gni­fi­ca­ti­vi del Li­bro della Leg­ge: quel­lo sin­te­ti­co (si ve­da AL, I, 36.) di Aleis­ter Crow­ley e quel­lo ve­ri­tie­ro qui pre­sen­tato.
41.Stabilisci nella tua Ka­a­ba un uf­fi­cio: tut­to de­ve es­se­re fat­to be­ne e co­me ne­gli af­fari.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a sta­bi­li­re nella mia Ca­sa (Ka­a­ba) un uf­fi­cio, poi­ché tut­to ciò che ri­guar­da il la­vo­ro e­so­te­ri­co de­ve es­se­re or­ga­niz­za­to be­ne, co­me ne­gli af­fari.
42.Le ordalie che tu stes­so sor­ve­glie­rai, ri­spar­mia­no so­lo i cie­chi. Nes­su­no ri­fiu­ta, ma tu ri­co­no­sce­rai e di­strug­ge­rai i tra­di­to­ri. Io so­no Ra-Hoor-Khuit; e io so­no po­ten­te per pro­teg­ge­re il mio ser­vo. Il suc­ces­so è la tua pro­va: non di­scu­te­re; non con­ver­ti­re; non par­la­re trop­po! Co­lo­ro che cer­ca­no di in­trap­po­lar­ti, di so­praf­far­ti, at­tac­ca­li sen­za pie­tà o quar­tie­re; e di­strug­gi­li to­tal­men­te. Ve­lo­ce co­me un ser­pen­te cal­pe­sta­to gi­ra­ti e col­pi­sci! Sii an­co­ra più mi­ci­dia­le di lui! Tra­sci­na in giù le lo­ro a­ni­me in ter­ri­fi­can­ti tor­men­ti: ri­di alla lo­ro pau­ra: spu­ta so­pra di loro!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che le pro­ve che l’i­ni­zia­to de­ve so­ste­ne­re e che io stes­so con­trol­le­rò so­no ri­spar­mia­te so­lo ai pro­fa­ni (cie­chi). Nes­su­na per­so­na che vo­glia in­tra­pren­de­re la via i­ni­zia­ti­ca ver­rà da me ri­fiu­ta­ta, ma io sa­prò ri­co­no­sce­re e di­strug­ge­re i tra­di­to­ri. Egli è il dio Ra-Hoor-Khu­it ed è po­ten­te per pro­teg­ger­mi. Il suc­ces­so è la mia pro­va: io non de­vo di­scu­te­re con i pro­fa­ni, io non de­vo cer­ca­re di con­ver­ti­re nes­su­no e non de­vo par­la­re trop­po. Co­lo­ro che cer­ca­no di at­tac­car­mi, di in­trap­po­lar­mi, di so­praf­far­mi, io li at­tac­co sen­za pie­tà o tre­gua e li di­strug­go to­tal­men­te. Ra­pi­da­men­te mi gi­ro e col­pi­sco, ve­lo­ce co­me un ser­pen­te cal­pe­sta­to. So­no an­che più mi­ci­dia­le del ser­pen­te per­ché ho la ca­pa­ci­tà di tra­sci­na­re le a­ni­me dei miei ne­mi­ci in ter­ri­fi­can­ti tor­men­ti, e men­tre sof­fro­no le pe­ne del­l’in­fer­no ri­do della lo­ro pau­ra e gli spu­to ad­dos­so.
43.Fa’ che la Donna Scar­lat­ta stia in guar­dia! Se pie­tà e com­pas­sio­ne e te­ne­rez­za vi­si­ta­no il suo cuo­re; se ella ab­ban­do­na il mio la­vo­ro per tra­stul­lar­si con le vec­chie dol­cez­ze; al­lo­ra la mia ven­det­ta sa­rà co­no­sciu­ta. Io uc­ci­de­rò me, il suo bam­bi­no: io a­lie­ne­rò il suo cuo­re: io la cac­ce­rò fuo­ri da­gli uo­mi­ni: co­me una ri­fu­gia­ta e di­sprez­za­ta pro­sti­tu­ta ella stri­sce­rà at­tra­ver­so le stra­de ba­gna­te del cre­pu­sco­lo, e mo­ri­rà fred­da e af­fa­mata.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a fa­re in mo­do che la Don­na Scar­lat­ta stia at­ten­ta! Se pie­tà, com­pas­sio­ne e te­ne­rez­za vi­si­ta­no il suo cuo­re (la Don­na Scar­lat­ta, nel­l’a­pri­le del 1983, eb­be un ri­gur­gi­to di cri­stia­ne­si­mo sto­ri­co), fa­cen­do sì che ab­ban­do­ni il la­vo­ro del Dio per tra­stul­lar­si con le vec­chie dol­cez­ze (la Don­na Scar­lat­ta ab­ban­do­nò per un me­se lo stu­dio e la pra­ti­ca della ma­gia per far ri­tor­no al mon­do pro­fa­no); al­lo­ra la ven­det­ta di Ra-Hoor-Khu­it sa­rà co­no­sciu­ta. Egli uc­ci­de­rà se stes­so (a­bor­to ma­gi­co). Egli a­lie­ne­rà il suo cuo­re (tor­men­tò i suoi sen­ti­men­ti), egli la cac­ce­rà via da­gli uo­mi­ni (la tol­se via dal mon­do pro­fa­no) e co­me una ri­fu­gia­ta e di­sprez­za­ta pro­sti­tu­ta stri­sce­rà at­tra­ver­so le stra­de ba­gna­te del cre­pu­sco­lo, e mo­ri­rà fred­da e af­fa­ma­ta (la Don­na Scar­lat­ta cer­cò di­spe­ra­ta­men­te di at­tac­car­si alla vi­ta pro­fa­na, ma ne mo­rì a ta­le li­vel­lo, fred­da e af­fa­mata).
44.Ma lascia che risor­ga lei stes­sa in fie­rez­za! La­scia che mi se­gua nella mia via! La­scia che lei o­pe­ri il la­vo­ro della per­fi­dia! La­scia che lei uc­ci­da il suo cuo­re! La­scia che lei sia di vo­ce al­ta e a­dul­te­ra! La­scia che lei sia ri­ve­sti­ta con gio­iel­li, e ric­chi or­na­men­ti, e la­scia che lei sia spu­do­ra­ta di fron­te a tut­ti gli uo­mini!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a la­scia­re che la stes­sa Don­na Scar­lat­ta ri­na­sca in fie­rez­za (la Don­na Scar­lat­ta, nel mag­gio del 1983, si li­be­rò dal cri­stia­ne­si­mo sto­ri­co, ri­sor­gen­do in fie­rez­za), che lo se­gua sul­la sua via (la Don­na Scar­lat­ta i­ni­ziò a se­gui­re la via di Ra-Hoor-Khu­it, cioè la ma­gia del nuo­vo Eo­ne di Ho­rus), che o­pe­ri il la­vo­ro della per­fi­dia (la Don­na Scar­lat­ta o­pe­rò de­gli in­gan­ni ver­so i suoi ne­mi­ci), che uc­ci­da il suo cuo­re (la Don­na Scar­lat­ta uc­ci­se i suoi sen­ti­men­ti) e che sia di vo­ce al­ta e a­dul­te­ra (la Don­na Scar­lat­ta, nel giu­gno del 1983, si e­spres­se in mo­do re­ga­le e an­ti­cri­stia­no sto­ri­co). I­nol­tre Ra-Hoor-Khu­it mi e­sor­ta a la­scia­re che la Don­na Scar­lat­ta sia ri­ve­sti­ta con gio­iel­li e ric­chi or­na­men­ti, e la­scia­re che sia spu­do­ra­ta di fron­te a tut­ti gli uo­mi­ni pro­fani.
45.Allora io la solleve­rò al pin­na­co­lo del po­te­re: al­lo­ra io ge­ne­re­rò da lei un bam­bi­no più po­ten­te di tut­ti i re della ter­ra. Io la riem­pi­rò di gio­ia: con la mia for­za ella ve­drà e ac­ce­de­rà al­l’a­do­ra­zio­ne di Nu: ella con­se­gui­rà Ha­dit.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che in­nal­ze­rà la Don­na Scar­lat­ta al pin­na­co­lo del po­te­re (Ra-Hoor-Khu­it la fe­ce e­vol­ve­re fi­no al­l’un­di­ce­si­mo gra­do i­ni­zia­ti­co); al­lo­ra il Dio ge­ne­re­rà da lei un bam­bi­no più po­ten­te di tut­ti i re della ter­ra (lui, tra­mi­te lei, ge­ne­rò se stes­so, cioè ge­ne­rò me, il Re del Mon­do). Egli la riem­pi­rà di fe­li­ci­tà e con l’e­ner­gia del Dio ella a­vrà con­sa­pe­vo­lez­za della pro­pria o­moge­nei­tà con la dea Nuit: ella con­se­gui­rà la for­za di Ha­dit (la Don­na Scar­lat­ta, nel­l’a­pri­le del 1986, spe­ri­men­tò il po­te­re del Ser­pen­te Kun­da­li­ni).
46.Io sono il Sovrano guer­rie­ro dei Qua­ran­ta: gli Ot­tan­ta si in­chi­na­no da­van­ti a me e so­no u­mi­lia­ti. Io ti por­te­rò alla vit­to­ria e alla gio­ia: io sa­rò al tuo fian­co in bat­ta­glia e tu a­vrai pia­ce­re ad uc­ci­de­re. Suc­ces­so è la tua pro­va; co­rag­gio è la tua ar­ma­tu­ra; vai a­van­ti, vai a­van­ti, nella mia for­za; e tu non ri­tor­ne­rai in­die­tro per nes­su­no!
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma di es­se­re il So­vra­no guer­rie­ro delle prin­ci­pa­li Qua­ran­ta di­vi­ni­tà – pa­dre-ma­dre – su­me­re e gli Ot­tan­ta fal­si dèi – le pro­ie­zio­ni o om­bre dei qua­ran­ta ve­ri dèi – si in­chi­na­no da­van­ti a lui e so­no u­mi­lia­ti. Il Dio mi por­te­rà alla vit­to­ria – a vin­ce­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi – e alla fe­li­ci­tà. Egli sa­rà al mio fian­co in bat­ta­glia e io a­vrò pia­ce­re ad uc­ci­de­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi, poi­ché la mia pro­va con­si­ste nel vin­ce­re ed il co­rag­gio sa­rà la mia ar­ma­tu­ra. Io an­drò a­van­ti per mez­zo del­l’e­ner­gia del Dio e non ri­tor­ne­rò in­die­tro per nes­su­no, nep­pu­re per co­lo­ro che sa­ran­no giun­ti fi­no al­l’A­bis­so, cioè che sa­ran­no di­ve­nu­ti “Ne­mo”, il Bim­bo del­l’A­bis­so.
47.Questo libro sarà tra­dot­to in tut­te le lin­gue: ma sem­pre con l’o­ri­gi­na­le nella scrit­tu­ra della Be­stia; co­me nella pos­si­bi­li­tà di cam­bia­re la for­ma delle let­te­re e la lo­ro po­si­zio­ne l’una con l’al­tra: in que­ste ci so­no mi­ste­ri che nes­su­na Be­stia di­vi­ne­rà. Non la­sciar­lo cer­ca­re di ten­ta­re: ma ver­rà uno do­po di lui, io non di­co da do­ve, che sco­pri­rà la Chia­ve di tut­to. Al­lo­ra que­sta li­nea trac­cia­ta è una chia­ve: al­lo­ra que­sta qua­dra­tu­ra del cer­chio nel suo fal­li­men­to è an­che una chia­ve. E Abra­had­abra. Sa­rà il suo bam­bi­no e ciò stra­na­men­te. Non la­sciar­lo cer­ca­re do­po ciò; poi­ché so­la­men­te con ciò egli può ca­de­re da esso.
In questo passo il dio Ra-Hoor-Khu­it af­fer­ma che il Li­ber Le­gis ver­rà tra­dot­to in tut­te le lin­gue, ma sem­pre con il ma­no­scrit­to o­ri­gi­na­le di Aleis­ter Crow­ley; co­me nel­l’ef­fet­tua­re dei cam­bia­men­ti nella for­ma delle let­te­re e nella lo­ro po­si­zio­ne (o­gni tra­du­zio­ne, in un’al­tra lin­gua, pro­du­ce un cam­bia­men­to di for­ma e di po­si­zio­ne nelle pa­ro­le che com­pon­go­no la fra­se da tra­dur­re). In que­ste let­te­re ci so­no mi­ste­ri che nes­su­na Be­stia di­vi­ne­rà, poi­ché né Le­via­than (Aleis­ter Crow­ley), né Be­he­moth (io, la ve­ra Gran­de Be­stia 666) po­tran­no mai co­no­sce­re i mi­ste­ri ce­la­ti nel cam­bia­men­to di for­ma e di po­si­zio­ne delle let­te­re. Poi Ra-Hoor-Khu­it di­ce ad Aiwas di non la­scia­re che Crow­ley cer­chi di fa­re il ten­ta­ti­vo di sco­pri­re i mi­ste­ri con­te­nu­ti nelle let­te­re. Ma ver­rà uno do­po di lui che sco­pri­rà la Chia­ve di tut­to. In­fat­ti, do­po Aleis­ter Crow­ley ven­ne Fra­ter A­chad (A­ChD è una pa­ro­la e­brai­ca che si­gni­fi­ca uno o u­ni­tà) che sco­prì la Chia­ve di tut­to (“AL”, let­te­ral­men­te si­gni­fi­ca “Il” ov­ve­ro Dio, l’On­ni­po­ten­te, il Su­pre­mo). Al­lo­ra que­sta li­nea trac­cia­ta sul ma­no­scrit­to del Li­ber Le­gis è una chia­ve. In­fat­ti, la li­nea che Crow­ley trac­ciò toc­ca al­cu­ne let­te­re – S, T, BE, T, A, FA – il cui va­lo­re nu­me­ri­co dà co­me som­ma 93. Al­lo­ra que­sta qua­dra­tu­ra del cer­chio (un cer­chio con in­scrit­ta una cro­ce; sim­bo­lo fat­to da Crow­ley sul ma­no­scrit­to del Li­ber Le­gis) nel suo fal­li­men­to – la cro­ce in­scrit­ta nel cer­chio è un fal­li­men­to, poi­ché è il sim­bo­lo del vec­chio Eo­ne di O­si­ri­de – è una chia­ve. In­fat­ti, os­ser­van­do la cro­ce nel cer­chio, ba­sta ruo­ta­re l’in­te­ra im­ma­gi­ne, fi­no a che ap­pa­re la “X” in­scrit­ta nel cer­chio, sim­bo­lo del nuo­vo Eo­ne di Ho­rus. E Abra­had­abra è la pa­ro­la del nuo­vo Eo­ne, il cui va­lo­re ca­ba­li­sti­co è 418, cioè 13, il nu­me­ro di Hoor-paar-Kra­at. Que­sti sa­rà il bam­bi­no di Aleis­ter Crow­ley e ciò stra­na­men­te, poi­ché Crow­ley di­ven­ne il Dio Oc­cul­to (si ve­da AL, II, 66.), il dio Hoor-paar-Kra­at. In­fi­ne, Ra-Hoor-Khu­it di­ce ad Aiwas di non la­scia­re che Crow­ley va­da a cer­ca­re i mi­ste­ri che si ce­la­no ol­tre la con­ce­zio­ne del bam­bi­no, poi­ché so­la­men­te con que­sta con­ce­zio­ne e dal suo su­pe­ra­men­to Crow­ley po­treb­be ca­de­re in un ba­ra­tro di fol­lia.
48.Ora questo mistero delle let­te­re è com­piu­to, e io vo­glio an­da­re a­van­ti ver­so il po­sto più sa­cro.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che il mi­ste­ro delle let­te­re – tra­mi­te la det­ta­tu­ra del Li­ber Le­gis – è ora­mai com­piu­to, e lui vuo­le an­da­re a­van­ti ver­so Nord (ver­so il po­sto più sa­cro).
49.Io sono in una quadru­pli­ce pa­ro­la se­gre­ta, la be­stem­mia con­tro tut­ti gli dèi de­gli uo­mini.
Il dio Ra-Hoor-Khuit di­chia­ra di es­se­re con­te­nu­to in una qua­dru­pli­ce pa­ro­la se­gre­ta. Que­sta pa­ro­la è com­po­sta da quat­tro let­te­re: IVTH, il nuo­vo Te­tra­gram­ma­ton, il No­me se­gre­to (Iut­mah), la Pa­ro­la per­du­ta. Que­sta Pa­ro­la (No­me) è la ma­le­di­zio­ne (be­stem­mia) con­tro tut­ti i fal­si i­do­li de­gli uo­mi­ni sel­vag­gi.
50.Maledicili! Maledici­li! Ma­le­di­ci­li!
Il dio Ra-Hoor-Khuit si ri­vol­ge a me e mi e­sor­ta a ma­le­di­re tut­te le fal­se im­ma­gi­ni pro­dot­te dalle re­li­gio­ni.
51.Con la mia testa di Fal­co io bec­co gli oc­chi di Ge­sù men­tre è ap­pe­so so­pra la cro­ce.
Il dio Ra-Hoor-Khuit con la sua te­sta di Fal­co col­pi­sce la fal­sa im­ma­gi­ne di Ge­sù, l’im­ma­gi­ne della sof­fe­ren­za, Ge­sù ap­pe­so sul­la cro­ce.
52.Io sbatto le mie ali sul­la fac­cia di Mao­met­to e lo ac­ceco.
Il dio Ra-Hoor-Khuit di­sprez­za la fal­sa im­ma­gi­ne di Mao­met­to, ov­ve­ro la re­li­gio­ne i­sla­mi­ca.
53.Con i miei artigli io strap­po la car­ne del­l’In­dia­no e del Bud­di­sta, del Mon­go­lo e del Din.
Il dio Ra-Hoor-Khuit con i suoi ar­ti­gli strap­pa la fal­sa im­ma­gi­ne (il mo­do di vi­ve­re) pro­dot­ta dal­l’In­dui­smo, dal Bud­dhi­smo, dal Con­fu­cia­ne­si­mo e dal Giu­da­i­smo.
54.Bahlasti! Ompehda! Io spu­to sui vo­stri cre­pu­lo­si cre­di.
Il dio Ra-Hoor-Khuit spu­ta sul­l’in­tem­pe­ran­te fe­de dei Ba­hai (Bah­la­sti) e sul­l’in­tem­pe­ran­te fe­de del Bud­dhi­smo Ti­be­ta­no, ba­sa­to sul­l’OM-MANI­PADME-HUM (Om­peh­da).
55.Fa’ che Maria inviolata sia squar­cia­ta su ruo­te: per a­mo­re suo fa’ che tut­te le don­ne ca­ste sia­no to­tal­men­te di­sprez­za­te tra di voi!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a di­strug­ge­re il cul­to di Ma­ria in­vio­la­ta, la don­na mo­de­sta. Per il suo mo­do d’es­se­re, tut­te le don­ne ca­ste de­vo­no es­se­re di­sprez­za­te dai ve­ri i­ni­zia­ti.
56.Anche per amore della bel­lez­za e del­l’a­more!
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che il di­sprez­zo de­gli i­ni­zia­ti ver­so le don­ne ca­ste de­ve es­se­re per un sen­so di bel­lez­za e per la rea­liz­za­zio­ne del­l’at­tra­zio­ne ses­sua­le.
57.Disprezza anche tutti i co­dar­di; i sol­da­ti pro­fes­sio­ni­sti che non o­sa­no com­bat­te­re, ma si di­ver­to­no; di­sprez­za tut­ti i paz­zi!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a di­sprez­za­re an­che tut­ti i co­dar­di e i mer­ce­na­ri che non com­bat­to­no ve­ra­men­te, ma che gio­ca­no a fa­re la guer­ra. I­nol­tre mi di­ce di di­sprez­za­re tut­ti gli uo­mi­ni pro­fani.
58.Ma gli appassionati e gli or­go­glio­si, i rea­li e gli e­le­va­ti; ti so­no fra­tel­li!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che gli uo­mi­ni ap­pas­sio­na­ti ed or­go­glio­si, i re­ga­li e gli e­le­va­ti spi­ri­tual­men­te; mi so­no fra­tel­li!
59.Come fratelli com­bat­tete!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi di­ce che gli i­ni­zia­ti af­fra­tel­la­ti de­vo­no com­bat­te­re gli uo­mi­ni vol­gari.
60.Non c’è nessuna legge al di so­pra di Fa’ ciò che vuoi.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che non e­si­ste al­cu­na leg­ge al di so­pra del Fa­re la pro­pria vo­lon­tà.
61.C’è una fine della paro­la del Dio in­se­dia­to nel seg­gio di Ra, il­lu­mi­nan­do le tra­vi del­l’a­ni;ma.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che e­gli, che sta ad Est (il seg­gio di Ra), al ter­mi­nar del suo par­la­re il­lu­mi­na le tra­vi del­l’a­ni­ma, cioè con­du­ce l’uo­mo al­l’i­ni­zia­zio­ne.
62.A Me fai la tua reveren­za! A Me vie­ni at­tra­ver­so la tri­bo­la­zio­ne del­l’or­da­lia, che è bea­ti­tu­dine.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a ri­vol­ger­gli la mia re­ve­ren­za, cioè a rea­liz­za­re in me il con­cet­to di Ra-Hoor-Khuit. I­nol­tre mi e­sor­ta a ve­ni­re a lui at­tra­ver­so la tri­bo­la­zio­ne del­l’or­da­lia, che è bea­ti­tu­di­ne, cioè Il­lu­mi­na­zio­ne di­vi­na.
63.Il pazzo ha letto questo Li­bro della Leg­ge, e il suo com­men­to; e non lo ha ca­pi­to.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che l’a­spi­ran­te al­l’i­ni­zia­zio­ne ha let­to il Li­bro della Leg­ge e il pre­sen­te com­men­to e non ha ca­pi­to nul­la.
64.Fa’ che passi attraver­so la pri­ma or­da­lia, e sa­rà per lui co­me ar­gen­to.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a far pas­sa­re l’a­spi­ran­te at­tra­ver­so la pri­ma or­da­lia, e sa­rà per lui co­me ar­gen­to, il ri­sve­glio della Kun­da­lini.
65.Attraverso la secon­da, oro.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a far pas­sa­re l’i­ni­zia­to at­tra­ver­so la se­con­da or­da­lia, e sa­rà per lui co­me oro, la Co­mu­nio­ne con il pro­prio An­ge­lo-De­mo­ne Cu­sto­de.
66.Attraverso la terza, pie­tre di ac­que pre­zio­se.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a far pas­sa­re l’i­ni­zia­to at­tra­ver­so la ter­za or­da­lia, e sa­rà per lui co­me pie­tre di ac­que pre­zio­se, la Pro­va del­l’A­bis­so.
67.Attraverso la quarta, de­fi­ni­ti­ve scin­til­le del fuo­co in­timo.
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta a far pas­sa­re l’i­ni­zia­to at­tra­ver­so la quar­ta or­da­lia, e sa­rà per lui co­me de­fi­ni­ti­ve scin­til­le del fuo­co in­ti­mo, l’Il­lu­mi­na­zio­ne di­vina.
68.Tuttavia a tutti sembre­rà bel­lo. I suoi ne­mi­ci che non di­co­no co­sì, so­no sem­pli­ci bu­giar­di.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che l’i­ni­zia­to, do­po es­ser pas­sa­to at­tra­ver­so que­ste quat­tro or­da­lie, ap­pa­ri­rà a tut­ti gli i­ni­zia­ti nella bel­lez­za della sua per­fe­zio­ne. Co­lo­ro che non di­co­no co­sì, so­no so­lo i suoi ne­mi­ci, sem­pli­ci bu­giar­di.
69.C’è successo.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma che c’è suc­ces­so nel su­pe­ra­re le quat­tro or­da­lie.
70.Io sono la Testa di Fal­co Si­gno­re del Si­len­zio e del Po­te­re; il mio ne­myss ve­la il cie­lo blu-not­te.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma di es­se­re il dio Fal­co, Si­gno­re del Si­len­zio e del Po­te­re; il suo co­pri­ca­po (ne­myss) ve­la il cie­lo not­tur­no, poi­ché egli è il Ra-Hoor-Khu­it u­ni­ver­sa­le.
71.Salve! voi gemelli guer­rie­ri ac­can­to ai pi­la­stri del mon­do! poi­ché il vo­stro tem­po è im­mi­nen­te.
Il dio Ra-Hoor-Khuit sa­lu­ta i ge­melli guer­rie­ri che so­no ac­can­to ai pi­la­stri del mon­do. I pi­la­stri della ter­ra stan­no uno ad Est e l’al­tro ad O­vest e per­tan­to i ge­melli guer­rie­ri che ven­go­no sa­lu­ta­ti rap­pre­sen­ta­no l’Est e l’O­vest, cioè Ra-Hoor-Khu­it e Hoor-paar-Kra­at, il la­to lu­mi­no­so e il la­to o­scu­ro del­l’uo­mo. Egli li sa­lu­ta per­ché il tem­po del­l’in­stau­rar­si del Ma­hon di Ho­rus-Maat è im­mi­nen­te.
72.Io sono il Signore della Dop­pia Bac­chet­ta del Po­te­re; la bac­chet­ta della For­za di Coph-Nia... ma la mia ma­no si­ni­stra è vuo­ta, poi­ché io ho fran­tu­ma­to un U­ni­ver­so; e nien­te ri­mane.
Il dio Ra-Hoor-Khuit af­fer­ma di es­se­re il Si­gno­re del Dop­pio Scet­tro (Bac­chet­ta) del Po­te­re, la Bac­chet­ta della For­za di Coph-Nia (Coph è l’o­scu­ri­tà, il Nul­la; e Nia è la lu­ce, il Tut­to). Ciò si­gni­fi­ca che il Dio si ma­ni­fe­ste­rà co­me He­ru-ra-ha, poi­ché in lui è ce­la­to il suo ge­mel­lo o­scu­ro (Hoor-paar-Kra­at), il la­to si­ni­stro. In­fat­ti, la sua ma­no si­ni­stra è vuo­ta, poi­ché egli ha di­sin­te­gra­to un U­ni­ver­so e nien­te ri­mane.
73.Incolla i fogli dalla de­stra alla si­ni­stra e dal­l’al­to al bas­so: al­lo­ra os­ser­va!
Il dio Ra-Hoor-Khuit mi e­sor­ta ad in­col­la­re i fo­gli del ma­no­scrit­to di Aleis­ter Crow­ley, la cui nu­me­ra­zio­ne è da­ta tra­mi­te AL, II, 76. (ca­pi­to­lo III – fo­gli 17, 9, 8, e 6, 4, 2; ca­pi­to­lo II – fo­glio 3; ca­pi­to­lo I – fo­gli 2, 4), dalla de­stra alla si­ni­stra e dal­l’al­to in bas­so. Quin­di mi di­ce di os­ser­va­re. Ciò che ve­do, tra­mi­te que­sta si­ste­ma­zio­ne dei fo­gli, so­no le pa­ro­le-chia­ve nella se­guen­te se­quen­za: Lu­ce-A­mo­re (Rpst-oval), For­za (Yx), Stel­la (Algmor), Men­te (Abk). Tut­to ciò è uno splen­do­re rac­chiu­so nel mio no­me se­gre­to, il no­me na­sco­sto di Ra-Hoor-Khu­it.
74.C’è uno splendore nel mio no­me na­sco­sto e glo­rio­so, co­me il so­le di mez­za­not­te è sem­pre il fi­glio.
Il dio Ra-Hoor-Khuit di­chia­ra che c’è uno splen­do­re nel suo no­me na­sco­sto e glo­rio­so. Que­sto no­me è On (On = Ra-Hoor-Khu­it, cioè On co­me Dio di Lu­ce), co­me il so­le di mez­za­not­te, rap­pre­sen­ta­to dal dio Khe­phra, è sem­pre il fi­glio, poi­ché il fi­glio è Ho­rus, l’o­ri­gi­na­le Ra al suo sor­ge­re che di­vie­ne Khe­phra nella mez­za­not­te del sole.
75.La fine delle paro­le è la Pa­ro­la Abra­had­abra.
Il Libro della Leg­ge è Scrit­to
e Nascosto.
Aum. Ha.
La fine delle parole che com­pon­go­no il Li­ber Le­gis è la Pa­ro­la Abra­had­abra (va­lo­re nu­me­ri­co 418, cioè 13).

Il Libro della Legge è Scrit­to e Ce­la­to a­gli oc­chi dei pro­fani.

Aum. Ha. La formula che san­ci­sce la fi­ne del­lo scrit­to.