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Commento al Liber Legis
1.Nu! Il nascondiglio di Ha­dit.
La dea Nuit (Nu) è il na­scon­di­glio del dio Ha­dit, poi­ché egli è il Pun­to al cen­tro della Cir­con­fe­ren­za.
2.Venite! voi tut­ti, e ap­pren­de­te il se­gre­to che non è sta­to an­co­ra ri­ve­la­to. Io, Ha­dit, so­no il com­ple­men­to di Nu, la mia spo­sa. Io non so­no e­ste­so, e Khabs è il no­me della mia Casa.
Il dio Hadit chiama a rac­col­ta tut­ti gli i­ni­zia­ti, af­fin­ché ap­pren­da­no il se­gre­to che non è sta­to an­co­ra ri­ve­la­to. Lui, Ha­dit, è il com­ple­men­to di Nuit, la sua spo­sa. Egli non ha e­sten­sio­ne e Stel­la (Khabs) è il no­me da­to alla sua Ca­sa, il luo­go o­ve ri­sie­de.
3.Nella sfera io sono o­vun­que il cen­tro, men­tre ella, la cir­con­fe­ren­za, non si tro­va in nes­sun luo­go.
Il dio Hadit dichiara che nel­l’u­ni­ver­so (sfe­ra) è o­vun­que il cen­tro; egli è il Pun­to in­fi­ni­ta­men­te pic­co­lo ep­pu­re on­ni­pre­sen­te. La dea Nuit, in­ve­ce, è la Cir­con­fe­ren­za che non si tro­va in nes­sun luo­go; ella è l’e­sten­sio­ne con­ti­nua.
4.Tuttavia ella sa­rà co­no­sciu­ta e io mai.
Il dio Hadit afferma che Nu (el­la) sa­rà co­no­sciu­ta e lui mai, poi­ché è il Pun­to oc­cul­tato.
5.Guarda! I ri­tua­li del vec­chio tem­po so­no ne­ri. La­scia che i cat­ti­vi ven­ga­no get­ta­ti via; la­scia che i buo­ni ven­ga­no pu­ri­fi­ca­ti dal Pro­fe­ta! Al­lo­ra que­sta Co­no­scen­za an­drà nel giu­sto modo.
Il dio Hadit si rivolge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce di no­ta­re che i ri­tua­li del vec­chio Eo­ne di Osi­ri­de so­no ne­ri. Que­sti si ri­fe­ri­sco­no ad un tem­po pas­sa­to e di con­se­guen­za so­no ca­ren­ti di tut­to quel po­te­re che con­sen­te di a­van­za­re sul­la via i­ni­zia­ti­ca. I­nol­tre, Ha­dit e­sor­ta l’i­ni­zia­to a la­scia­re che i ri­tua­li cat­ti­vi ven­ga­no get­ta­ti via e i po­chi buo­ni ven­ga­no da me (Pro­fe­ta) pu­ri­fi­ca­ti. Co­sì la co­no­scen­za con­te­nu­ta nel Li­ber Le­gis an­drà bene.
6.Io sono la fiamma che bru­cia nel cuo­re di o­gni uo­mo, e nel nu­cleo di o­gni stel­la. Io so­no Vi­ta, e il da­to­re di Vi­ta, tut­ta­via per que­sto la co­no­scen­za di me è la co­no­scen­za della mor­te.
Il dio Hadit dichiara che lui è la for­za (fiam­ma) che bru­cia nel cuo­re di o­gni uo­mo e nel cen­tro (nu­cleo) di o­gni stel­la. Egli è la Vi­ta, e il da­to­re di Vi­ta, tut­ta­via la co­no­scen­za della Vi­ta – la co­no­scen­za di Ha­dit – è la co­no­scen­za della mor­te, poi­ché la vi­ta ha co­me pun­to di o­ri­gi­ne la mor­te.
Cabalisticamente: la Morte è il XIII Ar­ca­no dei Ta­roc­chi, il cui nu­me­ro se­ria­le è 13. I­nol­tre il nu­me­ro 418 (si ve­da AL, I, 46.), un nu­me­ro di Ha­dit, ol­tre ad es­se­re 13 (4 + 1 + 8 = 13) è an­che 4 (4 + 1 + 8 = 13, 1 + 3 = 4), un al­tro nu­me­ro di Ha­dit. Co­me Hoor-paar-Kraat (AL) è una for­ma di Ha­dit, co­sì il nu­me­ro 13 è una for­ma del nu­me­ro 4; ne con­se­gue che Hoor-paar-Kraat tro­va i­den­ti­fi­ca­zio­ne nel nu­me­ro 13, la mor­te. Ma­te­ma­ti­ca­men­te, se 13 = 4 e 4 = 0 (si ve­da il pas­so suc­ces­si­vo) al­lo­ra 13 = 0.
7.Io sono il Mago e l’E­sor­ci­sta. Io so­no l’as­se della ruo­ta, e il cu­bo nel cer­chio. “Vie­ni in me” è una pa­ro­la in­sen­sa­ta: poi­ché so­no io che vado.
Il dio Hadit dichiara che lui è la Vo­lon­tà (il Ma­go) e la For­za (l’E­sor­ci­sta), cioè l’as­se della ruo­ta e il cu­bo nel cer­chio. Egli è il Pun­to che, nella sua e­sten­sio­ne, di­ven­ta l’as­se della ruo­ta e ta­le ruo­ta è una cir­con­fe­ren­za con quat­tro rag­gi a for­ma di X. I­nol­tre, Ha­dit si i­den­ti­fi­ca nel qua­dra­to (o cu­bo) den­tro al cer­chio, nu­me­ri­ca­men­te il 4 nel­lo 0. Ma Ha­dit è an­che Nul­la (o 0), quin­di 4 = 0. In­fi­ne, egli spie­ga che è in­sen­sa­to ri­ver­sar­si in lui, poi­ché è lui che pos­sie­de l’in­di­vi­duo.
8.Chi adorava Heru-pa-Kra­ath ha a­do­ra­to me; ma­le, poi­ché io so­no l’a­do­ra­tore.
Il dio Hadit afferma che chi ha a­do­ra­to Ar­po­cra­te (Heru-pa-Kra­ath) ha a­do­ra­to lui, ma ciò è sba­glia­to, an­che se e­si­ste una i­den­ti­fi­ca­zio­ne tra l’a­do­ra­to Heru-pa-Kra­ath e l’a­do­ra­to­re Had­it.
9.Ricordate voi tutti che l’e­si­sten­za è pu­ra gio­ia; che tut­ti i do­lo­ri non so­no al­tro che om­bre; pas­sa­no e so­no fi­ni­ti; ma c’è quel­lo che ri­mane.
Il dio Hadit esorta gli i­ni­zia­ti a ri­cor­da­re che l’e­si­sten­za è pu­ra gio­ia e che tut­ti i do­lo­ri so­no pas­seg­geri, ma la co­scien­za con al cen­tro l’Io su­pe­rio­re ri­mane.
10.O Profeta! Tu hai catti­va vo­lon­tà per im­pa­ra­re que­sto scrit­to.
Il dio Hadit si rivol­ge a me (o Pro­fe­ta) e mi di­ce che ho cat­ti­va vo­lon­tà per im­pa­ra­re il Li­ber Le­gis, in­fat­ti, ho sem­pre pro­va­to una cer­ta ri­lut­tan­za ad ap­pren­de­re que­sto Te­sto.
11.Ti vedo odiare la ma­no e la pen­na; ma io so­no più for­te.
Il dio Hadit mi vede o­dia­re la ma­no e la pen­na men­tre sto pre­pa­ran­do il com­men­to al Li­ber Le­gis, ma lui è più for­te e mi co­strin­ge a pre­pa­rar­lo.
12.Perché di me in Te quel­lo tu non co­no­sce­sti.
Il dio Hadit è più for­te di Me per­ché nella mia vi­ta pre­ce­den­te – co­me Aleis­ter Crow­ley – non co­nob­bi “quel­lo” che è par­te di lui ed è in Me, cioè la co­scien­za con al cen­tro l’Io su­pe­rio­re.
13.Per quale ragione? Per­ché tu eri il co­no­sci­to­re, e me.
Il dio Hadit si chiede per qua­le mo­ti­vo, nella mia vi­ta pre­ce­den­te, non co­nob­bi la co­scien­za con al cen­tro l’Io su­pe­rio­re che è par­te di lui ed è in Me. Egli si ri­spon­de che il per­ché è do­vu­to al fat­to che io ero il co­no­sci­to­re (Aleis­ter Crow­ley) della con­ce­zio­ne della co­scien­za, e lui stes­so (Ha­dit) in­te­so, pe­rò, sol­tan­to co­me For­za. In­fat­ti, Aleis­ter Crow­ley vie­ne i­den­ti­fi­ca­to in Ankh-af-na-Khon­su e que­st’ul­ti­mo è a­na­lo­go a Hoor-paar-Kraat (For­za) che, a sua vol­ta, è una for­ma di Ha­dit (For­za con­cen­tra­ta). Per­tan­to Aleis­ter Crow­ley è un a­spet­to di Ha­dit. Io, in­ve­ce, ven­go i­den­ti­fi­ca­to in Ra-Hoor-Khuit (Vo­lon­tà) e que­st’ul­ti­mo, a sua vol­ta, è una for­ma di Heru-pa-Kra­ath (Vo­lon­tà pri­ma­ria). Per­tan­to io so­no un a­spet­to di Heru-pa-Kra­ath (Ar­po­cra­te) e ciò mi ha per­mes­so di co­no­sce­re l’Io su­pe­rio­re che si i­den­ti­fi­ca in Ar­po­cra­te.
14.Ora lascia che ci sia una ve­la­tu­ra di que­sto san­tua­rio: ora fa’ che la lu­ce di­vo­ri gli uo­mi­ni e li con­su­mi con ce­cità!
Il dio Hadit mi esorta a la­scia­re un ve­lo su al­cu­ni mi­ste­ri con­te­nu­ti nel Li­ber Le­gis. Per al­tri mi­ste­ri, in­ve­ce, mi e­sor­ta a ren­der­li pie­na­men­te no­ti, af­fin­ché la for­za della ve­ri­tà, in es­si con­te­nu­ta, pos­sa di­strug­ge­re i pro­fa­ni sel­vag­gi.
15.Poiché io sono Per­fet­to, Non es­sen­do; e il mio nu­me­ro è no­ve per i paz­zi; ma con il giu­sto io so­no ot­to, e uno in ot­to: Che è vi­ta­le, poi­ché in ve­ri­tà io so­no nes­su­no. L’Im­pe­ra­tri­ce e il Re non so­no di me; poi­ché c’è un al­tro se­gre­to.
Il dio Hadit dichiara che è Per­fet­to, Non-es­sen­do (si ve­da AL, I, 45.). Il Non es­se­re (Nul­la o 0) di Ha­dit è la sua per­fe­zio­ne. Con il giu­sto egli è 8 (quin­di 8 = 0) e 1 in 8 (o 1 in 0), che è vi­ta­le, in quan­to egli è nes­su­no (Nul­la o 0). Per i paz­zi il suo nu­me­ro è 9 (1 + 8). Ve­dia­mo come.
Se prendiamo in conside­ra­zio­ne l’as­se della ruo­ta e il cu­bo nel cer­chio ot­te­nia­mo un cer­chio con in­se­ri­to un cu­bo e dal cen­tro della sua ba­se si in­nal­za l’as­se della ruo­ta, e la ruo­ta è una cir­con­fe­ren­za con quat­tro rag­gi a for­ma di X (si ve­da AL, II, 7.). Se il cu­bo vie­ne os­ser­va­to dal­l’al­to ve­dia­mo i quat­tro la­ti della ba­se, i quat­tro rag­gi – le due dia­go­na­li in­ter­se­ca­te – e il pun­to cen­tra­le del­l’as­se della ruo­ta. I quat­tro la­ti pos­so­no es­se­re som­ma­ti ai quat­tro rag­gi, ma è sba­glia­to som­ma­re gli ot­to con il pun­to. I­nol­tre l’uno in ot­to sim­bo­leg­gia il Pun­to Ha­dit che è pre­sen­te al cen­tro del­l’in­te­ra im­ma­gine.
Infine, Hadit afferma che la don­na po­ten­te (Im­pe­ra­tri­ce) e l’uo­mo po­ten­te (Re) non so­no di lui, poi­ché c’è un al­tro se­gre­to. Ta­le se­gre­to vie­ne e­spres­so nel pas­so suc­ces­sivo.
16.Io sono l’Imperatrice e lo Ie­ro­fan­te. Di con­se­guen­za un­di­ci, co­me la mia spo­sa è un­dici.
Il dio Hadit afferma che lui è l’i­ni­zia­ta (Im­pe­ra­tri­ce) e l’i­ni­zia­to (Ie­ro­fan­te). Di con­se­guen­za egli è un­di­ci, il nu­me­ro della Sfe­ra di Bi­nah (a par­ti­re dalla Sfe­ra di Mal­kuth del ve­ro Al­be­ro della Vi­ta), co­me lo è la sua spo­sa, la dea Nuit (si ve­da AL, I, 60.).
17.Ascoltami, tu popo­lo di so­spi­ri!
      I dispiaceri della pe­na e del rim­pian­to
Sono lasciati ai morti e ai mo­ren­ti,
      La gente che ancora non mi co­no­sce.
Il dio Hadit si rivolge alla mas­sa de­gli uo­mi­ni de­bo­li e di­chia­ra che la sof­fe­ren­za è la­scia­ta a co­lo­ro che an­co­ra non lo co­no­sco­no, cioè a co­lo­ro che non co­no­sco­no la co­scien­za in­si­ta nel­l’in­di­vi­duo.
18.Questi sono morti, que­sti in­di­vi­dui; es­si non sen­to­no. Noi non sia­mo per il mi­se­ro e il tri­ste: i si­gno­ri della ter­ra so­no i no­stri pa­ren­ti.
Il dio Hadit afferma che gli uo­mi­ni de­bo­li (que­sti in­di­vi­dui) so­no si­mi­li a dei mor­ti vi­ven­ti, poi­ché non per­ce­pi­sco­no la co­scien­za e per­tan­to sia Nuit che Ha­dit non ap­par­ten­go­no a co­sto­ro: sol­tan­to gli i­ni­zia­ti, i si­gno­ri della ter­ra, so­no i lo­ro pa­ren­ti.
19.Un Dio vive in un ca­ne? No! Ma i più al­ti so­no di noi. Essi si ral­le­gre­ran­no, i no­stri scel­ti: chi è af­flit­to non è di noi.
Il dio Hadit si chiede se un Dio può vi­ve­re in un ca­ne, cioè in una for­ma e­vo­lu­ti­va in­fe­rio­re. Si ri­spon­de di no! Ma a­gli i­ni­zia­ti più e­le­va­ti è con­ces­so di es­se­re par­te di Nuit e Ha­dit. A que­sti i­ni­zia­ti ap­par­tie­ne la gio­ia e la po­ten­za, men­tre chi sof­fre non ap­par­tie­ne a lo­ro due.
20.Bellezza e vigore, ri­so­nan­ti ri­sa­te e dol­ci lan­guo­ri, for­za e fuo­co, so­no di noi.
Il dio Hadit afferma che la bel­lez­za del­l’a­ni­mo e il vi­go­re che ne de­ri­va, l’al­le­gria e i pia­ce­ri sen­sua­li, l’e­ner­gia vi­ta­le e il Ser­pen­te di Fuo­co (Kun­da­li­ni), so­no di Nuit, di Ha­dit e de­gli i­ni­zia­ti più e­le­vati.
21.Noi non abbiamo nul­la con i re­iet­ti e gli in­de­gni: la­scia che muo­ia­no nella lo­ro mi­se­ria. Poi­ché es­si non sen­to­no. La com­pas­sio­ne è il vi­zio dei re: cal­pe­sta gli in­fe­li­ci e i de­bo­li: que­sta è la leg­ge del for­te: que­sta è la no­stra leg­ge e la gio­ia del mon­do. Non pen­sa­re, o Re, su quel­la bu­gia: Che Tu De­vi Mo­ri­re: in ve­ri­tà tu non do­vrai mo­ri­re, ma vi­ve­re. Ora la­scia che sia com­pre­so: Se il cor­po del Re si dis­sol­ve, egli ri­mar­rà per sem­pre in pu­ra e­sta­si. Nuit! Ha­dit! Ra-Hoor-Khuit! Il So­le, For­za e Vi­sta, Lu­ce; que­sti so­no per i ser­vi della Stel­la e del Ser­pen­te.
Il dio Hadit dichiara che lui, Nuit e gli i­ni­zia­ti più e­le­va­ti non han­no nul­la a che fa­re con gli uo­mi­ni vol­ga­ri, re­iet­ti e in­de­gni. Il Re – l’i­ni­zia­to più e­le­va­to – vie­ne e­sor­ta­to a non cu­rar­si della sor­te de­gli uo­mi­ni vol­ga­ri, che muo­ia­no nella lo­ro mi­se­ria, poi­ché non so­no ca­pa­ci di per­ce­pi­re la ve­ri­tà. La com­pas­sio­ne, es­sen­do il vi­zio dei re, de­ve es­se­re e­stir­pa­ta e nes­su­na pie­tà de­ve es­se­re con­ces­sa a­gli uo­mi­ni de­bo­li e in­fe­li­ci, poi­ché que­sta è la leg­ge del­l’i­ni­zia­to (for­te): que­sta è la leg­ge di Nuit, Ha­dit e de­gli i­ni­zia­ti più e­le­va­ti, la gio­ia del mon­do. Il Re non de­ve cre­de­re di mo­ri­re, ben­sì de­ve cre­de­re di vi­ve­re: se an­che il suo cor­po si dis­sol­ve egli ri­mar­rà per sem­pre in pu­ra e­sta­si. Nuit co­me So­le, Ha­dit co­me For­za e Vi­sta, e Ra-Hoor-Khu­it co­me Lu­ce. Que­sti so­no per i se­gua­ci o a­do­ra­to­ri – ser­vi – della Stel­la d’Oro e del Ser­pen­te Kun­da­lini.
22.Io sono il Serpente che dà Co­no­scen­za e De­li­zia e lu­mi­no­sa glo­ria, e at­tiz­zo i cuo­ri de­gli uo­mi­ni con l’eb­brez­za. Per a­do­rar­mi pren­di vi­no e stra­ne dro­ghe di cui io rac­con­te­rò al mio pro­fe­ta, e sii u­bri­aco di con­se­guen­za! Essi non ti fa­ran­no al­cun ma­le. È una bu­gia, que­sta fol­lia con­tro se stes­si. L’e­spo­si­zio­ne del­l’in­no­cen­za è una bu­gia. Sii for­te, o uo­mo! Bra­ma, go­di tut­te le co­se del sen­so e del ra­pi­men­to: non te­me­re che per que­sto al­cun Dio ti rin­ne­ghi.
Il dio Hadit afferma che egli è il Ser­pen­te (il Ser­pen­te Kun­da­li­ni) che do­na il Sa­pe­re (Co­no­scen­za), l’Am­ri­ta (De­li­zia) e l’il­lu­mi­na­zio­ne (lu­mi­no­sa glo­ria), e che ac­cen­de le co­scien­ze (cuo­ri) de­gli uo­mi­ni per mez­zo della pro­pria e­ner­gia. Per a­do­rar­lo si pren­da vi­no e dro­ghe co­mu­ni (stra­ne dro­ghe), co­me egli rac­con­tò al suo pro­fe­ta – Aleis­ter Crow­ley – e si sia eb­bri a cau­sa di ciò. Il vi­no e le dro­ghe non fa­ran­no al­cun ma­le, ma ciò è una bu­gia, una fol­lia con­tro se stes­si. Il cre­de­re che il vi­no e le dro­ghe non fac­cia­no al­cun ma­le è una con­ce­zio­ne in­no­cen­te, co­me quel­la che può a­ve­re un bam­bi­no che è pri­vo di e­spe­rien­za. Per­tan­to la stes­sa e­spo­si­zio­ne del­l’in­no­cen­za è una bu­gia. Poi Ha­dit e­sor­ta l’i­ni­zia­to ad es­se­re for­te, poi­ché l’uo­mo che bra­ma e go­de dei pro­pri sen­si non de­ve te­me­re che al­cun Dio lo rin­ne­ghi.
23.Io sono solo: non c’è Dio do­ve io sono.
Il dio Hadit dichiara che è so­lo, poi­ché è l’u­ni­tà della co­scien­za, per­tan­to non ci può es­se­re al­tro Dio do­ve c’è lui.
24.Guarda! Questi sono mi­ste­ri gra­vi; poi­ché ci so­no an­che dei miei a­mi­ci che so­no e­re­mi­ti. Ora non pen­sa­re di tro­var­li nella fo­re­sta o sul­la mon­ta­gna; ma in let­ti di por­po­ra, ac­ca­rez­za­ti da ma­gni­fi­che be­stie di don­ne con gran­di mem­bra, e fuo­co e lu­ce nei lo­ro oc­chi, e am­mas­si di ca­pel­li fiam­meg­gian­ti at­tor­no a lo­ro; là tu li tro­ve­rai. Tu li ve­drai alla gui­da, in ar­ma­te vit­to­rio­se, a tut­te le gio­ie; e ci sa­rà in lo­ro una gio­ia un mi­lio­ne di vol­te più gran­de di que­sta. Guar­da­ti af­fin­ché l’u­no non for­zi l’al­tro, Re con­tro Re! Ama­te­vi l’un l’al­tro con cuo­ri ar­den­ti; cal­pe­sta gli uo­mi­ni vol­ga­ri nella fu­rio­sa bra­ma del tuo or­go­glio, nel gior­no della tua col­lera.
Il dio Hadit si rivolge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce di sta­re at­ten­to a ciò che gli sta per di­re, poi­ché si trat­ta di mi­ste­ri com­ples­si che ri­guar­da­no an­che dei suoi a­mi­ci che so­no e­re­mi­ti. L’i­ni­zia­to non de­ve pen­sa­re di tro­var­li nelle fo­re­ste o sul­le mon­ta­gne, ma in let­ti di por­po­ra con ma­gni­fi­che don­ne; be­stie vo­lut­tuo­se dalle gran­di mem­bra, e de­si­de­rio (fuo­co) e lu­ce nei lo­ro oc­chi, e am­mas­si di ca­pel­li fiam­meg­gian­ti at­tor­no a lo­ro. In es­si vi sa­rà gran gio­ia, una gio­ia mol­to più gran­de di quel­la che può da­re la let­tu­ra del Li­ber Le­gis, e co­sì sa­ran­no alla gui­da di tut­ti co­lo­ro che gio­i­ran­no. L’i­ni­zia­to do­vrà sta­re in guar­dia, af­fin­ché l’uno (Re) non for­zi l’al­tro (Re) e tra gli i­ni­zia­ti do­vrà ar­de­re lo spi­ri­to di fra­tel­lan­za. L’i­ni­zia­to do­vrà cal­pe­sta­re gli uo­mi­ni vol­ga­ri, nella fu­rio­sa bra­ma del suo or­go­glio, nel gior­no della sua col­lera.
25.Voi siete contro il po­po­lo, O miei e­let­ti!
Il dio Hadit si rivolge a­gli i­ni­zia­ti (e­let­ti) e di­chia­ra che es­si so­no con­tro il po­po­lo, la mas­sa dei de­bo­li che ri­fiu­ta di am­met­te­re la pro­pria di­vi­nità.
26.Io sono il Serpente segre­to av­vol­to a spi­ra­le pron­to a scat­ta­re: nelle mie spi­re c’è la gio­ia. Se io sol­le­vo il mio ca­po, io e la mia Nuit sia­mo uno. Se io ab­bas­so il mio ca­po, e lan­cio in a­van­ti il ve­le­no, al­lo­ra c’è e­sta­si della ter­ra, e io e la ter­ra sia­mo uno.
Il dio Hadit afferma di esse­re il Ser­pen­te Kun­da­li­ni av­vol­to a spi­ra­le pron­to a scat­ta­re: nelle sue spi­re c’è l’e­li­xir (gio­ia). Se e­gli, al tem­po della ma­ni­fe­sta­zio­ne, si e­le­va lun­go l’as­se u­ni­ver­sa­le, al­lo­ra si ve­ri­fi­ca l’u­nio­ne di Nuit e Ha­dit, la dis­so­lu­zio­ne u­ni­ver­sa­le (Ma­ha­pra­la­ya). Se e­gli, al tem­po del Vuo­to co­smi­co, si ab­bas­sa e lan­cia il se­me della crea­zio­ne (ve­le­no), al­lo­ra si ve­ri­fi­ca il pia­ce­re della ma­ni­fe­sta­zio­ne (e­sta­si della ter­ra) e lui – Co­scien­za – e la ma­ni­fe­sta­zio­ne so­no u­ni­ti (uno).
27.C’è grande pericolo in me; poi­ché chi non com­pren­de­rà que­ste ru­ne com­met­te­rà un gran­de sba­glio. Egli pre­ci­pi­te­rà giù den­tro l’a­bis­so chia­ma­to Per­ché, e là egli pe­ri­rà con i ca­ni della Ra­gio­ne.
Il dio Hadit dichiara che in lui – Co­scien­za – vi è gran pe­ri­co­lo, poi­ché chi non com­pren­de­rà i pas­si del Li­ber Le­gis su­bi­rà una gran­de in­fla­zio­ne nella pro­pria co­scien­za. E pre­ci­pi­te­rà in un a­bis­so di do­man­de, e in es­se si con­su­me­rà con i tor­men­ti dei pro­pri ra­gio­na­men­ti.
28.Ora una maledizione so­pra Per­ché e la sua stir­pe!
Il dio Hadit lancia una ma­le­di­zio­ne sul “Per­ché” e la sua di­scen­den­za.
29.Possa essere Perché ma­le­det­to per sem­pre!
Il dio Hadit maledice il “Per­ché” per l’e­ter­nità.
30.Se Volontà si ferma e gri­da per qua­le mo­ti­vo, in­vo­can­do Per­ché, al­lo­ra Vo­lon­tà si fer­ma e non fa nien­te.
Il dio Hadit afferma che se l’a­gi­re (Vo­lon­tà) di un i­ni­zia­to si fer­ma per­ché vuo­le sa­pe­re, tra­mi­te il “Per­ché”, il mo­ti­vo delle co­se, al­lo­ra il suo a­gi­re si bloc­ca e non fa più nul­la. L’i­ni­zia­to quan­do a­gi­sce, cioè quan­do e­spri­me la pro­pria Vo­lon­tà, non si chie­de mai il “Per­ché” delle pro­prie azio­ni, ma a­gi­sce im­pec­ca­bil­men­te.
31.Se Potere chiede per qua­le mo­ti­vo, al­lo­ra Po­te­re è de­bo­lez­za.
Il dio Hadit afferma che se l’i­ni­zia­to e­spri­me la pro­pria For­za (Po­te­re) chie­den­do­si il mo­ti­vo delle co­se, al­lo­ra la sua For­za di­ven­ta de­bo­lez­za. L’i­ni­zia­to, quan­do ma­ni­fe­sta il pro­prio Po­te­re per­so­na­le – For­za – non si po­ne delle do­man­de, poi­ché se lo fa­ces­se non po­treb­be e­spri­me­re la pro­pria For­za e di­ver­reb­be de­bole.
32.Anche la ragione è una bu­gia; poi­ché c’è un fat­to­re in­fi­ni­to e i­gno­to; e tut­te le lo­ro pa­ro­le so­no sag­gia­men­te-de­via­te.
Il dio Hadit dichiara che an­che la ra­gio­ne del­l’uo­mo non rap­pre­sen­ta la ve­ri­tà, poi­ché c’è l’in­tui­zio­ne (un fat­to­re in­fi­ni­to e i­gno­to), il pen­sie­ro in ger­me; e tut­te le pa­ro­le del­l’in­tui­zio­ne e della ra­gio­ne – le pa­ro­le in ger­me e le pa­ro­le – so­no sag­gia­men­te de­via­te, poi­ché la ra­gio­ne non de­ve co­no­sce­re be­ne l’in­tui­zio­ne (si ve­da AL, I, 50.).
33.Basta di Perché! Egli sia dan­na­to co­me un cane!
Il dio Hadit afferma che non vuo­le più par­la­re del “Per­ché”. Che que­sti sia dan­na­to co­me un cane.
34.Ma tu, o mio popolo, sol­le­va­ti e de­sta­ti!
Il dio Hadit esorta il suo po­po­lo – co­sti­tui­to dai suoi se­gua­ci – ad e­vol­ver­si (sol­le­va­ti) e ad es­se­re vi­gi­le (de­sta­ti).
35.Fa’ che i rituali sia­no svol­ti cor­ret­ta­men­te con gio­ia e bel­lez­za!
Il dio Hadit si rivolge ai suoi se­gua­ci e li in­vi­ta a svol­ge­re cor­ret­ta­men­te i ri­tua­li, con pia­ce­re (gio­ia) e raf­fi­na­tez­za (bel­lez­za).
36.Ci sono rituali de­gli e­le­men­ti e fe­ste dei tem­pi.
Il dio Hadit dichiara che e­si­sto­no dei ri­tua­li per gli e­le­men­ti: ter­ra, ac­qua, fuo­co, a­ria, e­te­re. E fe­ste di ri­cor­ren­za: l’en­tra­ta del so­le a­gli e­qui­no­zi e ai sol­sti­zi.
37.Una festa per la pri­ma not­te del pro­fe­ta e della sua spo­sa!
Il dio Hadit afferma che ri­cor­re una fe­sta per la pri­ma not­te del pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley e della sua spo­sa Ro­se Kel­ly (12 a­go­sto 1903 e.v.), poi­ché fu il ma­tri­mo­nio del pro­fe­ta che re­se pos­si­bi­le la ri­ve­la­zio­ne della nuo­va Leg­ge. I­nol­tre, Ha­dit vuo­le di­re che ri­cor­re una fe­sta per l’en­tu­sia­smo e­ner­ge­ti­co che può es­se­re pro­dot­to nella pri­ma not­te d’a­mo­re tra un uo­mo e una don­na.
38.Una festa per i tre gior­ni in cui fu scrit­to il Li­bro della Leg­ge.
Il dio Hadit dichiara che ri­cor­re una fe­sta per i gior­ni (8, 9, 10 a­pri­le 1904 e.v.) in cui fu scrit­to il Li­ber Le­gis.
39.Una festa per Tahuti e il fi­glio del pro­fe­ta... se­gre­to, O Pro­feta!
Il dio Hadit afferma che ri­cor­re una fe­sta (20 mar­zo 1982 e.v.) per il dio Thoth-Ham (Tahu­ti) e una fe­sta (14 mag­gio 1957 e.v.) per il fi­glio del pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley. Que­sto fi­glio so­no io – il fi­glio delle vi­sce­re di Aleis­ter Crow­ley – e so­no se­gre­to, poi­ché so­no l’i­nac­ces­si­bi­le. Ha­dit mi chia­ma: “O Pro­feta”.
40.Una festa per il Rituale Su­pre­mo, e una fe­sta per l’E­qui­no­zio de­gli Dei.
Il dio Hadit dichiara che ri­cor­re una fe­sta per l’In­vo­ca­zio­ne di Ho­rus (Ri­tua­le Su­pre­mo – e­se­gui­to da Aleis­ter Crow­ley il 20 mar­zo 1904 e.v.) e una fe­sta per l’i­ni­zio del nuo­vo Eo­ne di Ho­rus (E­qui­no­zio de­gli Dei – 20 mar­zo 1904 e.v.).
41.Una festa per il fuoco e una fe­sta per l’ac­qua; una fe­sta per la vi­ta e una fe­sta an­che più gran­de per la mor­te!
Il dio Hadit afferma che ri­cor­re una fe­sta (1 mag­gio - Bel­tai­ne) per la cor­ren­te e­ner­ge­ti­ca in rap­por­to al fuo­co e una fe­sta (1 no­vem­bre - Sa­main) per la cor­ren­te e­ner­ge­ti­ca in rap­por­to al­l’ac­qua; una fe­sta per gli dèi in rap­por­to ai mi­ste­ri della vi­ta e una fe­sta an­che più gran­de per gli dèi in rap­por­to ai mi­ste­ri della mor­te.
42.Una festa o­gni giorno nei vo­stri cuo­ri nella gio­ia della mia e­sta­si!
Il dio Hadit asserisce che vi sia fe­sta o­gni gior­no nei pen­sie­ri (cuo­ri) dei suoi se­gua­ci, nella fe­li­ci­tà del­l’e­sta­si pro­dot­ta dal ri­sve­glio della Kun­da­lini.
43.Una festa o­gni notte in Nu, e il pia­ce­re della su­pre­ma de­li­zia!
Il dio Hadit sostiene che vi sia una fe­sta al mo­men­to della mor­te de­gli i­ni­zia­ti, poi­ché la lo­ro co­scien­za ri­mar­rà nella su­pre­ma e­sta­si di Nu.
44.Sì! Festa! Allegria! Non c’è ter­ro­re do­po. C’è la dis­so­lu­zio­ne, e l’e­ter­na e­sta­si nei ba­ci di Nu.
Il dio Hadit afferma che gli i­ni­zia­ti de­vo­no es­se­re fe­sto­si ed al­le­gri, poi­ché per lo­ro non ci sa­rà ter­ro­re al mo­men­to della mor­te. Ci sa­rà la dis­so­lu­zio­ne del cor­po, ma la lo­ro co­scien­za ri­mar­rà in e­ter­na e­sta­si nei ba­ci di Nu.
45.C’è morte per i cani.
Il dio Hadit spiega a­gli i­ni­zia­ti che la mor­te è ri­ser­va­ta ai pro­fa­ni sel­vag­gi (ca­ni).
46.Hai fallito? Sei dispiaciu­to? C’è pau­ra nel tuo cuo­re?
Il dio Hadit si rivolge all’i­ni­zia­to e gli chie­de se ha fal­li­to nel suo in­ten­to, se è di­spia­ciu­to, se c’è pau­ra nel suo es­sere.
47.Dove ci sono io que­sti non ci sono.
Il dio Hadit si rivolge all’i­ni­zia­to e gli di­ce che do­ve si tro­va lui non c’è fal­li­men­to, di­spia­ce­re e pau­ra.
48.Non commise­rare i ca­duti! Io non li ho mai co­no­sciu­ti. Io non so­no per lo­ro. Io non con­so­lo: io o­dio i con­so­la­ti e i con­so­la­tori.
Il dio Hadit si rivolge all’i­ni­zia­to e gli spie­ga che non de­ve com­mi­se­ra­re gli uo­mi­ni de­bo­li (i ca­du­ti), poi­ché lui non ha mai avu­to a che fa­re con lo­ro e quin­di non è per lo­ro. Ha­dit non è un con­so­la­to­re. Egli o­dia i con­so­la­ti e i con­so­la­tori.
49.Io sono unico e con­qui­sta­to­re. Io non so­no de­gli schia­vi che pe­ri­sco­no. Essi sia­no dan­na­ti e mor­ti! Amen. (Que­sto è del 4: c’è un quin­to che è in­vi­si­bi­le, e là io so­no co­me un bam­bi­no in un uo­vo).
Il dio Hadit dichiara di es­se­re un dio u­ni­co e con­qui­sta­to­re. Egli non è per i pro­fa­ni sel­vag­gi (schia­vi) che muo­io­no. Essi sia­no dan­na­ti e mor­ti! Co­sì sia.
Questo concetto espresso da Ha­dit è in rap­por­to al nu­me­ro 4 che è un suo nu­me­ro. Il quin­to – quin­ta es­sen­za – che è in­vi­si­bi­le è il nu­cleo di Ha­dit, in­te­so co­me un bam­bi­no – Heru-pa-Kra­at – in un uovo.
50.Io sono blu e oro nella lu­ce della mia spo­sa: ma il ba­glio­re ros­so è nei miei oc­chi; e le mie pa­gliuz­ze lu­cen­ti so­no por­po­ra e ver­de.
Il dio Hadit dichiara di es­se­re blu e oro – il co­lo­re del­lo spazio e del so­le – nella lu­ce della dea Nuit, la sua spo­sa. Ma il ba­glio­re ros­so è nei suoi oc­chi. Que­sto ba­glio­re è la fiam­ma che bru­cia nel cen­tro di o­gni stel­la, e le sue e­ma­na­zio­ni e­ner­ge­ti­che so­no di por­po­ra e ver­de.
51.Porpora oltre la por­po­ra: es­sa è la Lu­ce più al­ta che la vi­sta.
Il dio Hadit rivela che le sue e­ma­na­zio­ni e­ner­ge­ti­che di por­po­ra vi­bra­no a li­vel­lo de­gli ul­tra­vio­let­ti (por­po­ra ol­tre la por­po­ra), un li­vel­lo su­pe­rio­re ri­spet­to a ciò che può es­se­re per­ce­pi­to dalla vi­sta.
52.C’è un velo: quel velo è ne­ro. È il ve­lo della don­na mo­de­sta; è il ve­lo del do­lo­re, e il drap­po della mor­te: nes­su­no di que­sti è di me. Strap­pa via quel­lo spet­tro men­zo­gne­ro dei se­co­li: non ve­la­re i tuo­i vi­zi in pa­ro­le vir­tuo­se: que­sti vi­zi so­no la mia fun­zio­ne; tu fai be­ne, e io vo­glio ri­com­pen­sar­ti a­des­so e dopo.
Il dio Hadit dichiara che il ve­lo ne­ro della don­na mo­de­sta è il ve­lo del do­lo­re e il drap­po della mor­te: nes­su­no di que­sti gli ap­par­ten­go­no. L’i­ni­zia­to strap­pi via quel­la con­ce­zio­ne men­zo­gne­ra del vec­chio Eo­ne di O­si­ri­de e non cer­chi delle scu­san­ti per i suoi vi­zi, poi­ché que­sti so­no in fun­zio­ne di Ha­dit. Se l’i­ni­zia­to co­sì fa­rà, ver­rà ri­com­pen­sa­to in vi­ta e dopo.
53.Non temere, o Profeta, quan­do que­ste pa­ro­le so­no det­te, tu non sa­rai ad­do­lo­ra­to. Tu sei en­fa­ti­ca­men­te il mio scel­to; e be­ne­det­ti sia­no gli oc­chi che tu guar­de­rai con gio­ia. Ma io ti na­scon­de­rò in una ma­sche­ra di do­lo­re: es­si che ti ve­do­no te­me­ran­no che tu sia ca­du­to: ma io ti rial­zerò.
Il dio Hadit mi dice di non te­me­re le pa­ro­le che ver­ran­no det­te. Que­ste pa­ro­le ri­guar­da­va­no la mia ca­du­ta, ma io non ero ad­do­lo­ra­to. Io so­no il pre­scel­to di Ha­dit e con­sa­cra­ti al cul­to di­vi­no sa­ran­no co­lo­ro che io guar­do con gio­ia. Ma lui mi ce­lò in una ma­sche­ra di do­lo­re e al­cu­ni dei miei di­sce­po­li, che mi vi­de­ro in ta­le sta­to, te­met­te­ro che io fos­si ca­du­to, ma egli mi ri­sol­levò.
54.E essi non grideranno for­te la lo­ro fol­lia, che tu, il più mi­se­ro, a nien­te ser­vi; tu lo ri­ve­le­rai: tu ser­vi­rai: es­si so­no gli schia­vi del Per­ché: Essi non so­no di me. Le pau­se co­me tu vuoi; le let­te­re? Non cam­biar­le in sti­le o in va­lore!
Il dio Hadit dichiara che que­sti di­sce­po­li non po­tran­no gri­da­re la lo­ro fol­lia che io so­no i­nu­ti­le, poi­ché io so­no u­ti­le. Que­sti di­sce­po­li rin­ne­ga­ti so­no gli schia­vi del “Per­ché” e per­tan­to non ap­par­ten­go­no a Ha­dit. Poi si ri­vol­ge a me e af­fer­ma che la pun­teg­gia­tu­ra del Li­ber Le­gis pos­so met­ter­la a mia scel­ta, men­tre le let­te­re non de­vo cam­biar­le in sti­le (il mo­do di scri­ve­re) o in va­lo­re (il sen­so at­tri­bui­to alle pa­role).
55.Tu otterrai l’ordine e il va­lo­re del­l’Al­fa­be­to In­gle­se; tu sco­pri­rai nuo­vi sim­bo­li da at­tri­buir­gli.
Il dio Hadit afferma che io ot­ter­rò l’or­di­ne e il va­lo­re del­l’Al­fa­be­to In­gle­se. Ve­dia­mo come.
Nella Cabbala italiana la di­spo­si­zio­ne delle let­te­re del­l’al­fa­be­to i­ta­lia­no è u­gua­le a quel­la del­l’Al­fa­be­to In­gle­se, e per il lo­ro va­lo­re nu­me­ri­co so­no sta­te ap­por­ta­te al­cu­ne mo­di­fi­che ri­spet­to ai va­lo­ri delle let­te­re della Cab­ba­la e­brai­ca (si ve­da il Li­ber 888).
Inoltre, Hadit afferma che io sco­pri­rò nuo­vi sim­bo­li da at­tri­bui­re al­l’Al­fa­be­to In­gle­se, in­fat­ti, que­sti so­no gli Ar­ca­ni dei Ta­roc­chi in­ti­to­la­ti la Re­gi­na e il Prin­ci­pe (si ve­da il Li­ber 888).
56.Andatevene! voi beffeg­gia­to­ri; an­che se voi ri­de­te in mio o­no­re voi non ri­de­re­te a lun­go: poi quan­do voi sie­te tri­sti sap­pia­te che io vi ho ab­ban­do­nato.
Il dio Hadit ordina ai bef­feg­gia­to­ri di an­dar­se­ne e an­che se ri­do­no in sua fun­zio­ne non ri­de­ran­no a lun­go: poi quan­do sa­ran­no tri­sti vor­rà di­re che li ha ab­ban­do­nati.
57.Colui che è giusto sa­rà an­co­ra giu­sto; co­lui che è lor­do sa­rà an­co­ra lor­do.
Il dio Hadit dichiara che il giu­sto ri­mar­rà giu­sto e il lor­do ri­mar­rà lor­do.
58.Sì! Non pensare al cam­bia­men­to: tu sa­rai co­me sei, e non al­tro. Per­ciò i Re della ter­ra sa­ran­no Re per sem­pre: gli schia­vi ser­vi­ran­no. Non c’è nes­su­no che sa­rà but­ta­to giù o ti­ra­to su: tut­to è sem­pre co­me era. Tut­ta­via ci so­no miei ser­vi ma­sche­ra­ti: può es­se­re che quel men­di­can­te sia un Re. Un Re può sce­glie­re il suo in­du­men­to co­me vuo­le: non c’è nes­su­na pro­va sicu­ra: ma un men­di­can­te non può na­scon­de­re la sua po­ver­tà.
Il dio Hadit mi dice che non de­vo pen­sa­re al cam­bia­men­to: io sa­rò per sem­pre quel­lo che so­no. Per­tan­to un Re sa­rà un Re per sem­pre e gli uo­mi­ni vol­ga­ri (schia­vi) ser­vi­ran­no. Nes­sun in­di­vi­duo ver­rà in­nal­za­to o ab­bas­sa­to, poi­ché o­gni co­sa è sem­pre co­me era. Tut­ta­via ci so­no dei ser­vi ma­sche­ra­ti di Ha­dit, in­fat­ti, può es­se­re che sot­to le sem­bianze di un men­di­can­te si na­scon­da un Re. Un Re può sce­glie­re co­me ma­ni­fe­star­si: non c’è nes­su­na pro­va sicu­ra che egli sia un men­di­can­te, ma un men­di­can­te non può na­scon­de­re la sua con­di­zio­ne di uo­mo vol­gare.
59.Stai attento dunque! Ama tut­ti, for­se in que­sto mo­do un Re è na­sco­sto! Tu di­ci co­sì? Paz­zo! Se egli fos­se un Re, tu non po­tre­sti fe­rir­lo.
Il dio Hadit mi esorta a sta­re at­ten­to, af­fin­ché non ci sia un Re sot­to le spo­glie di un men­di­can­te. Mi di­ce di a­ma­re tut­ti, poi­ché po­treb­be es­se­re che un Re sia na­sco­sto in que­sto mo­do. Al­lo­ra io di­co: “De­vo a­ma­re tut­ti?” E lui mi ri­spon­de: “Paz­zo!”. No, non bi­so­gna a­ma­re tut­ti per­ché se col­pis­si un Re – na­sco­sto sot­to le spo­glie di un men­di­can­te – io non po­trei fe­rir­lo.
60.Perciò colpisci forte e bas­so, e al­l’in­fer­no con lo­ro, mae­stro!
Il dio Hadit mi esorta – da­to che un Re non può es­se­re fe­ri­to – a col­pi­re for­te e in ma­nie­ra mi­ci­dia­le, e a per­se­gui­ta­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi fi­no al­l’in­fer­no, io il mae­stro.
61.C’è una luce davanti ai tuo­i oc­chi, o pro­fe­ta, una lu­ce in­de­si­de­ra­ta, mol­to de­si­de­ra­bile.
Il dio Hadit si rivolge al pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley e gli di­ce che c’è una lu­ce da­van­ti ai suoi oc­chi, una lu­ce in­de­si­de­ra­ta mol­to de­si­de­ra­bi­le. In­fat­ti, Aiwas pro­iet­tò la pro­pria lu­ce su Aleis­ter Crow­ley che, in que­sto mo­do, fu ra­pi­to da Ha­dit. E co­sì il pro­fe­ta si i­den­ti­ficò nel dio Ha­dit.
62.Io sono elevato nel tuo cuo­re; e i ba­ci delle stel­le pio­vo­no fit­ti so­pra il tuo cor­po.
Il dio Hadit rivela al pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley che è si­tua­to nel suo cuo­re. In­fat­ti, il pro­fe­ta, co­me Ha­dit me­de­si­mo, co­nob­be il ra­pi­men­to dei ba­ci della dea Nuit.
63.Tu sei esausto nella volut­tuo­sa pie­nez­za del­l’in­spi­ra­zio­ne; l’e­spi­ra­zio­ne è più dol­ce della mor­te, più ra­pi­da e ri­di­co­la di una ca­rez­za del­lo stes­so ver­me del­l’in­fer­no.
Il dio Hadit dice al profe­ta Aleis­ter Crow­ley che lo ve­de e­sau­sto nella vo­lut­tuo­sa pie­nez­za del­l’in­spi­ra­zio­ne. In­fat­ti, Aleis­ter Crow­ley – giun­to a que­sto pun­to della det­ta­tu­ra del Li­bro – è e­sau­sto per il con­tat­to che de­ve so­ste­ne­re con Aiwas e ciò vie­ne mes­so in ri­lie­vo dalla sua in­spi­ra­zio­ne. Ha­dit gli spie­ga che ciò che sta pro­van­do nel­l’e­spi­ra­zio­ne è più dol­ce della mor­te, più ra­pi­da e ri­di­co­la di una ca­rez­za di Cho­ron­zon (ver­me del­l’in­fer­no).
64.Oh! Tu sei sopraffatto: noi sia­mo so­pra di te; la no­stra de­li­zia è tut­ta so­pra di te: sa­lu­te! sa­lu­te: pro­fe­ta di Nu! pro­fe­ta di Had! pro­fe­ta di Ra-Hoor-Khu! Ora gio­i­sci! Ora vie­ni nella no­stra e­sta­si e splen­do­re! Vie­ni nella no­stra pa­ce ap­pas­sio­na­ta, e scri­vi pa­ro­le soa­vi per i Re!
Il dio Hadit dice al pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley che lo ve­de so­praf­fat­to, poi­ché Nuit, Ha­dit, Ra-Hoor-Khu­it e tut­ta la lo­ro de­li­zia è so­pra di lui. Per­tan­to Ha­dit lo sa­lu­ta co­me pro­fe­ta di Nu, di Had e di Ra-Hoor-Khu. Lo in­vi­ta a gio­i­re e a ve­ni­re nel lo­ro splen­do­re e­sta­ti­co. I­nol­tre lo e­sor­ta a ve­ni­re nella lo­ro pa­ce ap­pas­sio­na­ta e a scri­ve­re pa­ro­le soa­vi per gli i­ni­zia­ti (Re) ad al­tis­si­mo li­vel­lo.
65.Io sono il Maestro: tu sei l’U­ni­co Sa­cro E­let­to.
Il dio Hadit afferma che lui è la gui­da (Mae­stro) ed Aleis­ter Crow­ley l’U­ni­co Sa­cro E­let­to, co­lui che è sta­to pre­scel­to per ri­ce­ve­re il Li­bro della Leg­ge.
66.Scrivi, e tro­va esta­si nel­lo scri­ve­re! La­vo­ra, e sii il no­stro let­to nel la­vo­ra­re! En­tu­sia­sma­ti con la gio­ia della vi­ta e della mor­te! Ah! la tua mor­te sa­rà leg­gia­dra: chi la ve­de sa­rà lie­to. La tua mor­te sa­rà il si­gil­lo della pro­mes­sa del no­stro a­mo­re e­ter­no. Vie­ni! sol­le­va il tuo cuo­re e gio­i­sci! Noi sia­mo uno; noi sia­mo nes­suno.
Il dio Hadit esorta il pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley a scri­ve­re e a pro­va­re e­sta­si men­tre sta scri­ven­do. Gli di­ce di la­vo­ra­re – e­so­te­ri­ca­men­te par­lan­do – af­fin­ché ven­ga­no get­ta­te le fon­da­men­ta (let­to) del nuo­vo Eo­ne di Ho­rus, e di en­tu­sia­smar­si con la gio­ia pro­dot­ta dalla vi­ta e dalla mor­te. Poi gli di­ce che la sua mor­te sa­rà leg­gia­dra: i Mae­stri In­vi­si­bi­li che la ve­do­no sa­ran­no lie­ti. La mor­te del pro­fe­ta sa­rà il si­gil­lo della pro­mes­sa del­l’a­mo­re e­ter­no di Nuit e Ha­dit.
In merito alla morte del pro­fe­ta, Aiwas com­pì un pro­di­gio (23 mag­gio 1921 e.v.) in Aleis­ter Crow­ley e que­sti giu­rò di man­te­ne­re il si­len­zio. Ta­le pro­di­gio con­si­ste nel fat­to che Aiwas in­se­rì nel­l’in­con­scio col­let­ti­vo di Crow­ley un cam­po di for­za e­let­tro-ma­gne­ti­co che, alla mor­te del ma­go, sa­reb­be di­ve­nu­to il si­gil­lo della pro­mes­sa del­l’a­mo­re e­ter­no di Nuit (ma­gne­ti­smo) e Ha­dit (e­let­tri­ci­tà). In de­fi­ni­ti­va il cam­po di for­za in­glo­bò, al mo­men­to della mor­te del ma­go (1 di­cem­bre 1947 e.v.), la sua co­scien­za, al fi­ne di pro­teg­ger­la dalla for­za della dis­so­lu­zio­ne. E co­sì il pro­fe­ta si i­den­ti­ficò nel Dio Oc­cul­to (A­moun-Ra).
Infine lo esorta a veni­re in lo­ro, ad in­nal­za­re il suo pen­sie­ro (cuo­re) e a gio­i­re, poi­ché Nuit e Ha­dit so­no uno (1), so­no nes­su­no (0), cioè l’U­ni­tà e il Nul­la.
67.Resisti! Resisti! So­stie­ni­ti nella tua e­sta­si; non ca­de­re in sve­ni­men­to dai ba­ci ec­cel­len­ti!
Il dio Hadit esorta il pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley a re­si­ste­re nella sua e­sta­si, e a non ca­de­re in sve­ni­men­to a cau­sa del pia­ce­re i­ne­brian­te.
68.Più forte! Tieniti su! Al­za la tua te­sta! Non re­spi­ra­re co­sì pro­fon­da­men­te... muo­ri!
Il dio Hadit incita il pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley a es­se­re più for­te, a non ca­de­re in sve­ni­men­to, a non re­spi­ra­re co­sì pro­fon­da­men­te, ma poi... il cul­mi­ne del­l’e­sta­si.
69.Ah! Ah! Che cosa io pro­vo? La pa­ro­la è e­sau­rita?
Questo passo del Li­ber Le­gis può es­se­re com­pre­so sol­tan­to se col­le­ga­to ai pre­ce­den­ti, in cui il pro­fe­ta vie­ne e­sor­ta­to a scri­ve­re e a tro­va­re e­sta­si nel­lo scri­vere.
Il dio Hadit, identifi­can­do­si in Aleis­ter Crow­ley, si chie­de: “Che co­sa io pro­vo?”. Poi af­fer­ma: “La pa­ro­la è e­sau­ri­ta?”.
La parola “esaurita” non de­ve es­se­re in­te­sa let­te­ral­men­te, ben­sì nel suo sen­so fi­gu­ra­to che si­gni­fi­ca: “Trat­ta­re com­piu­ta­men­te un ar­go­men­to”. Ma per trat­ta­re com­piu­ta­men­te un ar­go­men­to bi­so­gna “trat­tar­lo a fon­do”, e sol­tan­to trat­tan­do a fon­do un ar­go­men­to si può tro­va­re e­sta­si nel­lo scri­ve­re. Que­sto è ciò che il pro­fe­ta pro­va e che si chie­de che co­s’è. Per­tan­to il fat­to di pro­va­re e­sta­si di­mo­stra che lo scrit­to è trat­ta­to a fon­do, nella sua com­ple­tez­za.
70.C’è aiuto e speranza in al­tre for­mu­le. La Sag­gez­za di­ce: sii for­te! Al­lo­ra tu po­trai so­ste­ne­re una mag­gio­re gio­ia. Non es­se­re a­ni­ma­le; pu­ri­fi­ca il tuo pia­ce­re i­ne­brian­te! Se tu be­vi, be­vi con le ot­to e no­van­ta re­go­le del­l’ar­te: se tu a­mi, ec­ce­di in de­li­ca­tez­za; e se non sei af­fat­to gio­io­so, fa’ che ci sia fi­nez­za!
Il dio Hadit esorta il pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley a ri­vol­ger­si ad al­tre for­mu­le e, co­me di­ce la Sag­gez­za, ad es­se­re for­te. Co­sì egli po­trà so­ste­ne­re una gio­ia an­cor più gran­de. Il Dio gli di­ce di non es­se­re a­ni­ma­le­sco nei mo­di e di pu­ri­fi­ca­re il suo pia­ce­re i­ne­brian­te. Se be­ve, de­ve be­re con le no­van­tot­to re­go­le del­l’ar­te del buon in­ten­di­to­re. Se a­ma, de­ve ec­ce­de­re in de­li­ca­tez­za e se non è gio­io­so ci de­ve es­se­re al­me­no la raf­fi­na­tez­za.
71.Ma eccedi! eccedi!
Il dio Hadit dice al pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley di ec­ce­de­re nel­lo sfor­zo. In­fat­ti, il ve­ro se­gre­to sta nel­lo sfor­zo.
72.Sforzati sempre al mas­si­mo! E se tu sei ve­ra­men­te mio... e non du­bi­tar­lo, e se tu sei sem­pre gio­io­so!... la mor­te è la co­ro­na di tut­to.
Il dio Hadit esorta il pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley ad im­pe­gnar­si sem­pre al mas­si­mo e con tut­te le pro­prie for­ze. E se lui fa par­te di Ha­dit... e non de­ve du­bi­tar­lo, e se la fe­li­ci­tà è in lui... al­lo­ra la mor­te sa­rà il co­ro­na­men­to di tut­ti i suoi sfor­zi, poi­ché egli di­ver­rà il Dio Oc­cul­to.
73.Ah! Ah! Morte! Morte! Tu de­si­de­re­rai la mor­te. La mor­te è proi­bi­ta, o uo­mo, per te.
Il dio Hadit esclama: “Ah! Ah! Mor­te! Mor­te!”. Poi egli af­fer­ma che la mor­te – in­te­sa co­me la con­su­ma­zio­ne della co­scien­za – a­go­gna­ta dal pro­fe­ta non lo gher­mi­rà. In­fat­ti, Aleis­ter Crow­ley a­go­gnò la mor­te, af­fin­ché lo li­be­ras­se da una vi­ta di lot­te e a­ma­rez­ze, ma la mor­te fu proi­bi­ta per lui (si ve­da AL, II, 66.).
74.La lunghezza del tuo de­si­de­rio sa­rà la po­ten­za della sua glo­ria. Co­lui che vi­ve a lun­go e de­si­de­ra mol­to la mor­te è sem­pre il Re tra i Re.
Il dio Hadit dichiara che la lun­ghez­za del de­si­de­rio di mor­te di Aleis­ter Crow­ley sa­rà la po­ten­za della mia glo­ria (in me­ri­to si ve­da la mia i­ni­zia­zio­ne a Neo­phi­ta nel­l’Ordi­ne della Stel­la d’Oro). Gli spie­ga che co­lui che vi­ve a lun­go e de­si­de­ra mol­to la mor­te è sem­pre il Re tra i Re, poi­ché il de­si­de­rio di mo­ri­re tra­scen­de la mor­te.
75.Sì! Ascolta i nume­ri e le pa­role:
Il dio Hadit dice ad Aleis­ter Crow­ley di a­scol­ta­re i nu­me­ri e le pa­ro­le che stan­no per es­se­re det­ti.
76.4 6 3 8 A B K 2 4 A L G M O R 3 Y X 24 89 R P S T O V A L. Che co­sa si­gni­fi­ca que­sto, o pro­fe­ta? Tu non lo sai; né mai lo sa­prai. Vie­ne uno do­po di te: egli e­spor­rà que­sto. Ma ri­cor­da, o e­let­to, di es­se­re me; di se­gui­re l’a­mo­re di Nu nel cie­lo stel­la­to; di guar­da­re a­van­ti so­pra gli uo­mi­ni, di rac­con­ta­re lo­ro que­sta pa­ro­la fe­lice.
Il dio Hadit chiede al pro­fe­ta Aleis­ter Crow­ley che co­sa si­gni­fi­ca­no i nu­me­ri e le pa­ro­le che ha ap­pe­na det­to. Poi Ha­dit af­fer­ma che Crow­ley non lo sa né mai lo sa­prà, ma ver­rà uno (io, la Gran­de Be­stia 666) do­po di lui che e­spor­rà il si­gni­fi­ca­to dei nu­me­ri e delle let­tere.
I numeri 4, 6, 3, 8, han­no per chia­ve il nu­me­ro 3 – si no­ti che il nu­me­ro 3 non è po­sto re­go­lar­men­te nella se­quen­za pro­gres­si­va dei nu­me­ri – che ser­ve da di­vi­so­re della som­ma de­gli e­le­men­ti del Mon­do (si ve­da la Pre­fa­zio­ne al Li­ber Le­gis). Ta­le som­ma è 18 che di­vi­sa per 3 dà co­me re­sto il ri­sul­ta­to da stu­dia­re nella pro­pria men­te e que­sto ri­sul­ta­to da stu­dia­re è im­pos­si­bi­le per­ché è ze­ro. Per­tan­to ciò che ri­ma­ne è la men­te, la pa­ro­la-chia­ve con­te­nu­ta nella Pre­fa­zio­ne al Li­ber Le­gis. La pa­ro­la “men­te” cor­ri­spon­de alla pa­ro­la “ABK” (pro­nun­cia Abi­kal). I nu­me­ri 2, 4, cor­ri­spon­do­no al se­con­do e al quar­to fo­glio del I ca­pi­to­lo di AL. E­se­guen­do l’i­stru­zio­ne da­ta in AL (III, 73.), ne ho ri­ca­va­to la pa­ro­la-chia­ve “stel­la” che cor­ri­spon­de alla pa­ro­la “AL­G­MOR” (pro­nun­cia Al­ga­mor). Il nu­me­ro 3, cor­ri­spon­de al ter­zo fo­glio del II ca­pi­to­lo di AL. E­se­guen­do l’i­stru­zio­ne da­ta in AL (III, 73.), ne ho ri­ca­va­to la pa­ro­la-chia­ve “for­za” che cor­ri­spon­de alla pa­ro­la “YX” (pro­nun­cia Y­xal). Il nu­me­ro 24 cor­ri­spon­de al se­con­do, al quar­to e al se­sto (2 + 4 = 6) fo­glio del III ca­pi­to­lo di AL; men­tre il nu­me­ro 89 cor­ri­spon­de al­l’ot­ta­vo, al no­no e al di­cias­set­te­si­mo (8 + 9 = 17) fo­glio del­lo stes­so ca­pi­to­lo. E­se­guen­do l’i­stru­zio­ne da­ta in AL (III, 73.), ne ho ri­ca­va­to le pa­ro­le-chia­ve “a­mo­re” e “lu­ce” che cor­ri­spon­do­no alla pa­ro­la com­po­sta “R­P­STO­VAL” (pro­nun­cia Re­pi­sto­val).
Infine, Hadit si rivol­ge a me (l’e­let­to) e mi ri­cor­da di es­se­re lui, di se­gui­re l’a­mo­re di Nu nel cie­lo stel­la­to; di guar­da­re a­van­ti so­pra gli uo­mi­ni e di rac­con­ta­re a lo­ro que­sta pa­ro­la fe­li­ce. Ta­le pa­ro­la è “a­mo­re” (Ah­bh).
77.Oh! che tu sia fiero e po­ten­te tra gli uo­mini!
Il dio Hadit mi dice di es­se­re fie­ro e po­ten­te tra gli uo­mini.
78.Solleva te stesso! poi­ché non c’è nes­su­no si­mi­le a te tra gli uo­mi­ni o tra gli Dei! Sol­le­va te stes­so, o mio Pro­fe­ta, la tua sta­tu­ra sor­pas­se­rà le stel­le. Essi a­do­re­ran­no il tuo no­me, qua­dra­to, mi­sti­co, ma­gni­fi­co, il nu­me­ro del­l’uo­mo; e il no­me della tua Ca­sa 418.
Il dio Hadit mi esorta ad in­nal­zar­mi – e­vol­ve­re me stes­so – per­ché nes­su­no è si­mi­le a me tra gli uo­mi­ni o tra gli Dei. I­nol­tre mi in­ci­ta ad e­le­var­mi fi­no a sor­pas­sa­re “le stel­le”, cioè ad e­span­de­re la mia co­scien­za ol­tre la Sfe­ra di Bi­nah – Stel­le Fis­se – per con­qui­sta­re la Sfe­ra di Ke­ther. Egli af­fer­ma che gli i­ni­zia­ti a­do­re­ran­no il mio no­me – Seth – di quat­tro let­te­re (qua­dra­to), il no­me del Dio (mi­sti­co, ma­gni­fi­co), il nu­me­ro 666 (H-T-S o 6-6-6), il nu­me­ro della Gran­de Be­stia (il nu­me­ro del­l’uo­mo); e il no­me “Abra­had­abra” (va­lo­re nu­me­ri­co 418) della Sfe­ra di Da­ath (Ca­sa).
79.La fine dell’occulta­men­to di Ha­dit; e be­ne­di­zio­ne e a­do­ra­zio­ne al Pro­fe­ta della bel­la Stel­la!
La fine dell’occulta­men­to di Ha­dit; e be­ne­di­zio­ne e a­do­ra­zio­ne alla Gran­de Be­stia 666, il Pro­fe­ta della Stel­la d’Oro.