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Commento alla Prefazio­ne del Li­ber AHBH
Punto I
La Spada, essa è il Po­te­re. Quan­do mio Fi­glio la sguai­ne­rà, ca­dran­no i Po­ten­ti, un nuo­vo Re­gno sor­ge­rà, il Re­gno della For­za. Tu lo sai che co­s’è la Spa­da? È la Kun­da­li­ni, ma non Kun­da­li­ni a li­vel­lo mi­cro­co­smi­co né ma­cro­co­smi­co, è al li­vel­lo del 15. Quan­do es­sa sa­rà sguai­na­ta... Ma­ha­pra­laya!
La dea Nuith afferma che la Spa­da è il Po­te­re. Quin­di la Dea di­chia­ra che nel mo­men­to in cui io (mio Fi­glio) li­be­re­rò il Po­te­re ca­dran­no i Po­ten­ti e un nuo­vo Re­gno ver­rà in­stau­ra­to, il Re­gno della For­za. Poi chie­de al­l’i­ni­zia­to se sa che co­s’è la Spa­da e si ri­spon­de che è il Ser­pen­te di Fuo­co (Kun­da­li­ni), ma non il Ser­pen­te nel­l’uo­mo (mi­cro­co­smi­co) né nella Ter­ra (ma­cro­co­smi­co), ben­sì nel Co­smo (al li­vel­lo del 15). In­fi­ne so­stie­ne che nel mo­men­to in cui la Spa­da ver­rà sguai­na­ta si ve­ri­fi­che­rà la dis­so­lu­zio­ne co­smi­ca (Ma­ha­pra­la­ya).
Ora comprendi che co­s’è il Ma­ha­pra­la­ya, è an­che il Ter­zo Oc­chio, ma ciò è er­ra­to, è una Vo­ra­gi­ne, è l’Uo­vo nel cui Son­no spro­fon­da­no i mon­di pri­ma della lo­ro ri­na­sci­ta. Quin­di at­ten­to! In me c’è una gran­de Gio­ia per chi rie­sce a com­pren­de­re: 3, 12, 93, 118, 444, 666, 868, 1001. Que­sti so­no i nuo­vi nu­me­ri che so­no al di là del pre­sen­te Eone.
La dea Nuith si rivolge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce di com­pren­de­re che co­s’è la dis­so­lu­zio­ne co­smi­ca (Ma­ha­pra­la­ya); gli di­ce che è an­che l’Oc­chio di Shi­va (il Ter­zo Oc­chio), ma che ciò è er­ra­to, per­ché è una Vo­ra­gi­ne, l’Uo­vo Co­smi­co nel cui Son­no spro­fon­da­no i mon­di pri­ma della lo­ro ri­na­sci­ta. Quin­di la Dea lo e­sor­ta a sta­re at­ten­to, per­ché in lei vi è una gran­de Gio­ia per chi rie­sce a com­pren­de­re i nuo­vi nu­me­ri (3, 12, 93, 118, 444, 666, 868, 1001.) che so­no al di là del­l’Eo­ne di Ho­rus.
Questo è il fondamen­to su cui ba­sa il Dia­man­te; le fon­da­men­ta so­no sta­te get­ta­te, ora ri­ma­ne la co­stru­zio­ne. Nul­la vi è ol­tre il Nul­la, il Fi­glio è u­gua­le al Pa­dre e il Pa­dre è u­gua­le alla Ma­dre per il re­a­liz­zar­si del mi­ra­co­lo della So­stan­za U­ni­ca. HRMS, let­te­re ce­lan­ti il Dia­man­te, il dop­pio o­riz­zon­te. Chi non com­pren­de que­ste pa­ro­le non com­pren­de­rà mai IHO, let­te­re ce­lan­ti il nuo­vo no­me se­gre­to, ma il no­me se­gre­to è sta­to a­bro­ga­to, il nuo­vo no­me è NHR. È tut­to rias­sun­to an­che in un u­ni­co no­me LM, HM, que­sta è l’u­nio­ne.
La dea Nuith dichiara che la Gio­ia – la com­pren­sio­ne dei nu­me­ri – è il fon­da­men­to su cui si ba­sa il Ma­hon di Ho­rus-Maat; che la Gio­ia è sta­ta tra­smes­sa e che ora ri­ma­ne la co­stru­zio­ne. Quin­di la Dea so­stie­ne che nien­te può e­si­ste­re ol­tre il Nul­la, che il Fi­glio (zol­fo ros­so) è u­gua­le al Pa­dre (zol­fo gial­lo) e che il Pa­dre è u­gua­le alla Ma­dre (Mer­cu­rio u­ni­ver­sa­le tri­plo) per il re­a­liz­zar­si del mi­ra­co­lo della So­stan­za U­ni­ca (Pie­tra Fi­lo­so­fi­ca). Poi af­fer­ma che HRU­MA­CHIS ce­la il Ma­hon di Ho­rus-Maat (il dop­pio o­riz­zon­te), e con­ti­nua di­cen­do: “Chi non com­pren­de que­ste pa­ro­le non com­pren­de­rà mai IHO, let­te­re ce­lan­ti il nuo­vo no­me se­gre­to,”. Que­sto no­me è IHOR, il Si­gno­re del dop­pio o­riz­zon­te. A que­sto pun­to la Dea ri­ve­la che il no­me se­gre­to è sta­to a­bro­ga­to e che il nuo­vo no­me è NE­HAR (Lu­ce Di­vi­na). In­fi­ne de­cre­ta che tut­to è an­che rias­sun­to in un u­ni­co no­me AL-AM, Ho­rus-Maat, e che que­sta è l’u­nio­ne.
Il Tempo sta per sca­de­re, pren­di vi­sio­ne di me. Gio­i­sci, go­di la Glo­ria del Mon­do. AL, AM, so­no pu­re il­lu­sio­ni; tut­to ciò che io ti di­co va al di là del pre­sen­te Eo­ne. Pre­sto il mon­do ve­drà la Glo­ria di mio Fi­glio. Ma­le­det­to che sia l’uo­mo che rin­ne­ga se stes­so, la nuo­va Leg­ge, que­sta è la Leg­ge. Guar­da l’in­fi­ni­to e com­pren­de­rai il fi­ni­to; ciò che io ti di­co tu lo sai che co­s’è? È il nuo­vo Tan­tra.
La dea Nuith informa l’i­ni­zia­to che il Tem­po del­l’Eo­ne di Ho­rus sta per fi­ni­re (sca­du­to il 20 mar­zo 2000 e.v.) e di pren­de­re vi­sio­ne di lei, del­l’In­fi­ni­to. Quin­di la Dea lo in­ci­ta a gio­i­re e a go­de­re la Glo­ria del Mon­do. Poi di­chia­ra che AL e AM so­no pu­re il­lu­sio­ni, poi­ché tut­to ciò che gli di­ce va al di là del pre­sen­te Eo­ne di Ho­rus. A que­sto pun­to gli ri­ve­la che pre­sto il mon­do ve­drà la mia Glo­ria (la Glo­ria di mio Fi­glio), e ma­le­di­ce l’uo­mo che rin­ne­ga se stes­so, poi­ché “non e­si­ste dio ma l’Uo­mo” (si ve­da AM, Pre­fa­zio­ne, II.); que­sta è la Leg­ge, la nuo­va Leg­ge. I­nol­tre lo e­sor­ta ad os­ser­va­re l’in­fi­ni­to per com­pren­de­re il fi­ni­to. In­fi­ne gli chie­de se lui sa che co­s’è ciò che gli di­ce e si ri­spon­de che si trat­ta del nuo­vo Gri­moi­re (Tan­tra).

Punto II
Guarda la Terra, e com­pren­di la sua Glo­ria av­vol­ta da una Cor­ti­na di Fuo­co. O Uo­mo! co­me è mi­se­ra la tua sor­te; guar­da il giu­sto, non a­do­ra­re fal­si dèi, per­ché se que­sto tu fa­rai, ca­drai in er­ro­re. Il Pen­ta­gram­ma è u­gua­le al­l’Esa­gram­ma e l’Ep­ta­gram­ma non e­si­ste. È fol­lia. Pren­di del san­gue, im­pa­sta­lo e be­vi­lo, bru­cia­lo, ar­di nella Fiam­ma; sol­tan­to co­sì po­trai a­do­rar­mi.
La dea Nuith esorta l’i­ni­zia­to a guar­da­re la Ter­ra, e a com­pren­der­ne la Glo­ria av­vol­ta dalla Kun­da­li­ni ter­re­stre (Cor­ti­na di Fuo­co). Quin­di la Dea, de­fi­nen­do­lo “Uo­mo”, gli di­ce che la sua sor­te è mi­se­ra, in­fat­ti, vi­ve in un mon­do a­bi­ta­to da uo­mi­ni vol­ga­ri, gli uo­mi­ni sel­vag­gi. Poi lo in­ci­ta a se­gui­re la giu­sta via (guar­da il giu­sto) e a non a­do­ra­re i be­ni ter­re­ni (fal­si dèi), per­ché se ciò fa­rà ca­drà in er­ro­re. I­nol­tre di­chia­ra che il Pen­ta­gram­ma – Mi­cro­co­smo – è u­gua­le al­l’Esa­gram­ma – Ma­cro­co­smo – e che l’Ep­ta­gram­ma (in­te­so co­me un sim­bo­lo del Ma­cro­co­smo) non e­si­ste, che è fol­lia. In­fi­ne gli di­ce di pren­de­re del­l’e­ner­gia vi­ta­le (san­gue), di con­den­sar­la e di in­cor­porar­la, di con­su­mar­la, di ca­ri­car­si e­ner­ge­ti­ca­men­te; sol­tan­to co­sì po­trà a­do­rar­la.
Non esiste dio ma l’Uo­mo, que­sta è la Leg­ge, la Leg­ge co­smi­ca della Gio­ia e della Ve­ri­tà nella Ca­sa di Maat. Egli non è mor­to, egli è vi­vo; ec­co si sie­de sul Tro­no. Egli è mio Fi­glio, l’E­re­de del Tem­po e dei Gior­ni che ver­ran­no. Per en­tra­re nella Pi­ra­mi­de ab­bat­ti la Por­ta, sco­pri­rai che il Dra­go era dor­mien­te sot­to le Ac­que.
La dea Nuith sostiene che non e­si­ste dio ma l’Uo­mo e che que­sta è la Leg­ge (si ve­da AM, Pre­fa­zio­ne, I.), la Leg­ge co­smi­ca della Gio­ia e della Ve­ri­tà nella Ca­sa (ad O­vest) della dea Maat. Quin­di la Dea af­fer­ma che io (Ho­rus) non so­no mor­to, che io so­no vi­vo; che mi sie­do sul Tro­no di He­ru-ra-ha. Poi di­chia­ra che io so­no suo Fi­glio, l’Ere­de del Tem­po e dei Gior­ni che ver­ran­no, cioè del Ma­hon di Ho­rus-Maat (i­ni­zia­to il 20 mar­zo 2000 e.v.). In­fi­ne si ri­vol­ge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce che per en­tra­re nel Tem­pio (Pi­ra­mi­de) de­ve ab­bat­te­re la Por­ta, co­sì sco­pri­rà che il Dra­go­ne era dor­mien­te sot­to le Ac­que.
Guarda! Questa è la mia Glo­ria; le Stel­le io da­rò a chi mi co­no­sce. Il mio Fi­glio è mor­to, ma non ha im­por­tan­za, l’al­tro mio Fi­glio è vi­vo. Tre­ma o Ter­ra! per­ché i Cie­li si a­pro­no e si sen­ti­rà la Vo­ce del Pos­sen­te. Le Trom­be squil­le­ran­no per an­nun­cia­re il suo ar­ri­vo, i ser­vi si in­chi­ne­ran­no; la Lu­na è ca­la­ta, il So­le si è spen­to; sol­tan­to le Stel­le ora bril­la­no e la lo­ro Lu­ce il­lu­mi­ne­rà il Mon­do. Ora nelle sue spi­re sta sol­tan­to il ve­le­no, l’e­li­xir è sta­to bru­cia­to, i fal­si pro­fe­ti uc­ci­si, il Leo­ne è mor­to e mai più ri­na­sce­rà.
La dea Nuith esorta l’ini­zia­to a guar­da­re la sua Glo­ria; lei da­rà il Cul­to Stel­la­re a chi la co­no­sce. Quin­di la Dea di­chia­ra che AL (let­te­ral­men­te “Il”. Il mio Fi­glio. Alei­ster Crowley di­ve­nu­to Hoor-paar-Kra­at), è mor­to, ma che non ha im­por­tan­za, per­ché io (l’al­tro mio Fi­glio. Ra-Hoor-Khu­it) so­no vi­vo. Poi ri­vol­gen­do­si alla Ter­ra gli di­ce di tre­ma­re, per­ché i Cie­li si a­pro­no e si sen­ti­rà la Vo­ce di Dio (Pos­sen­te). I­nol­tre af­fer­ma che le Trom­be squil­le­ran­no per an­nun­cia­re il suo ar­ri­vo e che gli schia­vi si in­chi­ne­ran­no. A que­sto pun­to la Dea di­chia­ra che il Cul­to Lu­na­re è in decli­no, che il Cul­to So­la­re è fi­ni­to, che il Cul­to Stel­la­re è vi­ven­te e che la sua Co­no­scen­za il­lu­mi­ne­rà gli Uo­mi­ni. In­fi­ne so­stie­ne che nelle spi­re del Dra­go­ne – du­ran­te il Cul­to Stel­la­re – sta sol­tan­to il ve­le­no, che il suo e­li­xir è sta­to bru­cia­to, che i fal­si pro­fe­ti so­no sta­ti uc­ci­si e che l’Eo­ne di O­si­ri­de (Leo­ne) mai più ri­na­sce­rà.
In queste rune c’è una gran­de Gio­ia per chi le com­pren­de, ma io ti di­co que­sto: sol­tan­to i Ser­vi del Po­ten­te le com­pren­de­ran­no, ma es­si non so­no ser­vi, es­si so­no Re! Il lo­ro nu­me­ro è 12 ed es­si re­gne­ran­no sul­le Do­di­ci Re­gio­ni dei Cie­li, le Stel­le sa­ran­no ai lo­ro pie­di ed es­si si in­nal­ze­ran­no so­pra i Cie­li. Ma ci sa­rà an­co­ra qual­che fol­le che o­se­rà sguai­na­re la spa­da con­tro di lo­ro. Scioc­co! era me­glio per lui che non fos­se mai nato.
La dea Nuith dichiara che in que­sto scrit­to c’è una gran­de Gio­ia per chi lo com­pren­de, ma lei di­ce al­l’i­ni­zia­to che sol­tan­to i Ser­vi del Po­ten­te – cioè i Ser­vi di AL – lo com­pren­de­ran­no, ma che es­si non so­no dei sem­pli­ci ser­vi, che es­si so­no de­gli i­ni­zia­ti ad al­tis­si­mo li­vel­lo (Re). I­nol­tre la Dea ri­ve­la che il lo­ro nu­me­ro è 12 e che es­si re­gne­ran­no sul­le do­di­ci di­re­zio­ni del­lo Spa­zio (Do­di­ci Re­gio­ni dei Cie­li), che le Stel­le sa­ran­no ai lo­ro pie­di e che es­si si in­nal­ze­ran­no al di so­pra dei Cie­li. In­fi­ne so­stie­ne che ci sa­rà an­co­ra qual­che fol­le che o­se­rà con­tra­star­li, e di­ce: “Scioc­co! era me­glio per lui che non fos­se mai na­to”.
Mio Figlio è vivo, ma il So­le è mor­to, ora i­ni­zia il suo lun­go viag­gio nella Ter­ra Na­sco­sta. Nes­su­no o­se­rà sbar­rar­gli il cam­mi­no, que­sta è la nuo­va Leg­ge, que­sta è la mia Leg­ge. Il mio nu­me­ro è 41, tut­ti gli al­tri nu­me­ri non con­ta­no. Nuith, il ve­ro Io, è la Ri­ve­la­zio­ne. 6666, chi com­pren­de que­sto nu­me­ro com­pren­de­rà l’In­fi­ni­to. Il 14 è 41.
La dea Nuith afferma che io (mio Fi­glio) so­no vi­vo, ma che Ra (So­le) è mor­to, che ora i­ni­zia il suo lun­go viag­gio nel­l’A­men­ta (Ter­ra Na­sco­sta). Quin­di la Dea so­stie­ne che nes­su­no o­se­rà in­tral­ciar­gli il cam­mi­no, poi­ché que­sta è la nuo­va Leg­ge, la Leg­ge di Nu­ith. Poi di­chia­ra che il suo nu­me­ro è 41 (AM, For­za nel sen­so del­l’A­mo­re) e che tut­ti gli al­tri nu­me­ri non con­ta­no. A que­sto pun­to la Dea af­fer­ma che Nu­ith è il ve­ro Io, la Ri­ve­la­zio­ne. I­nol­tre in­di­ca il nu­me­ro 6666, e di­ce: “chi com­pren­de que­sto nu­me­ro com­pren­de­rà l’In­fi­ni­to.”, in­fat­ti, que­sto è il nu­me­ro di Nu­ith (In­fi­ni­to). In­fi­ne so­stie­ne che il nu­me­ro 14 (AH­ABH = A­mo­re, com­pu­ta­zio­ne tra­mi­te la Cab­ba­la i­ta­lia­na) è il nu­me­ro 41 (AM).
La Madre ha violato se stes­sa, le Stel­le ca­dran­no sul­la Ter­ra, un nuo­vo Mon­do sor­ge­rà, un Mon­do di Dei. In­vi­die, guer­re, ar­ri­vi­smi, un di­scor­so di­men­ti­ca­to da tem­po, un mon­do di pa­ce. La Stel­la bril­la nel Cie­lo, l’Est è di­ven­ta­to l’O­vest e l’O­vest è di­ven­ta­to il Sud. Ka­dath, il De­ser­to Fred­do, là sor­ge la no­stra Mon­ta­gna.
La dea Nuith dichiara che Nuit (la Ma­dre) ha vio­la­to se stes­sa, che le Stel­le ca­dran­no sul­la Ter­ra, che una nuo­va Ci­vil­tà di Dei sor­ge­rà. Quin­di la Dea so­stie­ne che le in­vi­die, le guer­re, gli ar­ri­vi­smi, so­no un di­scor­so di­men­ti­ca­to da tem­po e che re­gna la pa­ce. Poi af­fer­ma che la Stel­la di Dia­man­te – il Cul­to Stel­la­re – bril­la nel Cie­lo, e con­ti­nua di­cen­do: “l’Est è di­ven­ta­to l’O­vest e l’O­vest è di­ven­ta­to il Sud”. Que­sta fra­se sta a si­gni­fi­ca­re che l’uo­mo – che na­tu­ral­men­te guar­da ver­so nord – de­ve ruo­ta­re di 180° (l’Est è di­ven­ta­to l’O­vest) e guar­da­re ver­so Sud (l’O­vest è di­ven­ta­to il Sud) per di­ven­ta­re l’Uo­mo pri­mi­ge­nio. In­fi­ne la Dea di­chia­ra che Ka­dath sor­ge nel De­ser­to Fred­do, che là si tro­va la lo­ro Mon­ta­gna, la Mon­ta­gna de­gli Dei. Per­tan­to, se ne de­du­ce, che ver­so la Mon­ta­gna Sa­cra do­vrà di­ri­ger­si l’Uo­mo pri­mi­ge­nio.
Il mio Messagge­ro si è ri­ve­la­to, ora egli è no­to a­gli uo­mi­ni. Bef­fa tra le bef­fe, nem­me­no lui lo sa­pe­va. Il 12 è di­ven­ta­to l’11, sco­pri que­sto nu­me­ro e sa­prai chi è il Mes­sag­ge­ro. Il suo nu­me­ro è l’8 che è il dop­pio di 4. 4 u­gua­le a 13, com­pren­di chi è il Mes­sag­ge­ro? An­che se lo sai che la tua boc­ca non si ac­co­sti MAI ad un o­rec­chio mor­ta­le, ma il tuo gri­do si le­vi fi­no alle di­mo­re de­gli Dei.
La dea Nuith sostiene che io (il mio Mes­sag­ge­ro) mi so­no ri­ve­la­to e che ora so­no no­to a­gli uo­mi­ni. Quin­di la Dea di­chia­ra: “Bef­fa tra le bef­fe, nem­me­no lui lo sa­pe­va.”, in­fat­ti, nem­me­no io sa­pe­vo di es­se­re il suo Mes­sag­ge­ro. Poi af­fer­ma che il 12 (Ra-Hoor-Khu­it) è di­ven­ta­to l’11 (A-a-n-K) ed e­sor­ta l’i­ni­zia­to a sco­pri­re l’11 per sa­pe­re chi è il Mes­sag­ge­ro. Pro­se­gue di­cen­do che il nu­me­ro del Mes­sag­ge­ro è l’8 (Ha­dit) che è il dop­pio di 4 (Ha­dit). I­nol­tre so­stie­ne che 4 (Ha­dit) è u­gua­le a 13 (Hoor-paar-Kra­at), e chie­de al­l’i­ni­zia­to se ha com­pre­so chi è il Mes­sag­ge­ro. In­fi­ne con­clu­de di­cen­do: “An­che se lo sai che la tua boc­ca non si ac­co­sti MAI ad un o­rec­chio mor­ta­le, ma il tuo gri­do si le­vi fi­no alle di­mo­re de­gli Dei”.

Punto III
Che l’Uomo impugni la Spa­da e tra­fig­ga i suoi ne­mi­ci, che non ri­spar­mi nes­su­no, né a­mi­ci né pa­ren­ti. L’uo­mo che ha pie­tà de­gli al­tri non è de­gno di noi, egli sa­rà ma­le­det­to per tut­ta l’e­ter­nità.
La dea Nuith esorta l’i­ni­zia­to (Uo­mo) ad es­se­re for­te (im­pu­gni la Spa­da) e a col­pi­re gli uo­mi­ni sel­vag­gi (ne­mi­ci), a non ri­spar­mia­re nes­su­no, nean­che gli a­mi­ci e i pa­ren­ti. Quin­di la Dea af­fer­ma che l’uo­mo com­pas­sio­ne­vo­le non fa par­te della Cer­chia de­gli Dei, che egli sa­rà ma­le­det­to per tut­ta l’e­ter­nità.
13, 4, 2, 1. Credi a ciò che ti di­co sen­za sfor­zar­ti per ri­ca­va­re una so­lu­zio­ne, non la ca­pi­re­sti.
La dea Nuith fornisce una chia­ve nu­me­ri­ca (13, 4, 2, 1.) e di­ce al­l’i­ni­zia­to di cre­de­re ai nu­me­ri sen­za sfor­zar­si per ri­ca­va­re una so­lu­zio­ne, non la ca­pi­reb­be.
La mia Gioia è la Gioia del Mon­do, il mio Mon­do è il vo­stro Mon­do. La Stel­la a Sei Pun­te è il mio Sim­bo­lo, un Rag­gio la per­fo­ra nel cen­tro.
La dea Nuith dichiara che la sua Gio­ia è la Gio­ia del Mon­do e che il suo Mon­do è il Mon­do de­gli i­ni­zia­ti. I­nol­tre la Dea af­fer­ma che l’Esa­gram­ma (la Stel­la a Sei Pun­te) è il suo Sim­bo­lo – il sim­bo­lo del­l’u­ni­ver­so – e che un Rag­gio lo per­fo­ra nel cen­tro, co­me in­di­ca­zio­ne che al cen­tro vi è il Pun­to oc­cul­ta­to (Ha­dit).
8, 10, 12, 14, 20. Stel­le e pia­ne­ti, a­ria e ac­qua, fuo­co e ter­ra; di tut­te que­ste co­se è lo Spi­ri­to che con­ta.
La dea Nuith fornisce una chia­ve nu­me­ri­ca (8, 10, 12, 14, 20.). Quin­di la Dea pro­nun­cia: “Stel­le e pia­ne­ti, a­ria e ac­qua, fuo­co e ter­ra;”, e so­stie­ne che di tut­te que­ste co­se è lo Spi­ri­to che con­ta.
Vieni nella mia Dimo­ra, lì sa­rai Im­mor­ta­le, sa­rai co­me gli Dei, per­ché gli Dei so­no co­me gli Uo­mi­ni. Fol­lia è la Leg­ge, Fol­lia è la Chia­ve, Fol­lia è la Pa­ro­la, nul­l’al­tro.
La dea Nuith esorta l’i­ni­zia­to ad an­da­re nella sua Di­mo­ra, lì sa­rà Im­mor­ta­le, sa­rà co­me gli Dei, per­ché gli Dei so­no co­me gli Uo­mi­ni, in­fat­ti, non e­si­ste dio ma l’Uo­mo (si ve­da AM, Pre­fa­zio­ne, II.). I­nol­tre la Dea di­chia­ra che Fol­lia è la Pa­ro­la, la Chia­ve e la Leg­ge, nul­l’al­tro; in­fat­ti, ciò che con­ta è so­lo la Fol­lia di­vina.
Ecco, ora viene a te la Fe­ni­ce gron­dan­te del San­gue dei Sa­cri­fi­ci. Rac­co­gli­lo in una Cop­pa e be­vi­lo, be­vi­lo in mio o­no­re. Fa’ ciò che ti di­co, per­ché que­sta è la Leg­ge. Chi non ber­rà dalla mia Cop­pa per­de­rà la sua Vi­ta, e chi get­te­rà la sua Vi­ta nella mia Cop­pa, in­ve­ce, la sal­ve­rà. Non cre­der­mi, e­spe­ri­men­ta, non c’è al­tro mez­zo. La Vo­lon­tà è mor­ta, ma l’A­mo­re è vi­vo, la lo­ro fu­sio­ne ci ren­de per­fet­ti.
La dea Nuith si rivolge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce che a lui va la Fe­ni­ce gron­dan­te del San­gue dei Sa­cri­fi­ci, il San­gue dei San­ti che han­no af­fron­ta­to la Pro­va del­l’A­bis­so. Quin­di la Dea gli in­giun­ge di rac­co­glie­re il San­gue in una Cop­pa – la Cop­pa di Ba­ba­lon – e di ber­lo in suo o­no­re. Poi gli or­di­na di fa­re ciò che gli di­ce, per­ché que­sta è la Leg­ge. A que­sto pun­to la Dea di­chia­ra: “Chi non ber­rà dalla mia Cop­pa per­de­rà la sua Vi­ta”, cioè a­vrà ri­nun­cia­to alla Pro­va del­l’A­bis­so. E con­ti­nua di­cen­do: “chi get­te­rà la sua Vi­ta nella mia Cop­pa la sal­ve­rà.”, cioè a­vrà af­fron­ta­to la Pro­va del­l’A­bis­so. I­nol­tre gli di­ce di non cre­der­le, ma di spe­ri­men­ta­re, poi­ché non vi è al­tro mez­zo. In­fi­ne af­fer­ma che la Vo­lon­tà (The­le­ma) è mor­ta, ma che l’A­mo­re (Aga­pé) è vi­vo e che la lo­ro fu­sio­ne (Lu­ce di Mo­rar) li ren­de per­fet­ti.
La Stella a Cinque Pun­te con un Pun­to nel Mez­zo, il nu­me­ro è 7. La Spa­da è gron­dan­te di San­gue. Gli Dei si ri­trag­go­no, ora ar­ri­va mio Fi­glio; chi o­se­rà al­za­re una ma­no con­tro di lui? Nes­su&no!
In questo passo del Li­ber AHBH si di­chia­ra che il nu­me­ro della Stel­la a Cin­que Pun­te con un Pun­to nel Mez­zo è 7. Ve­dia­mo co­me.
La Stella a Cinque Pun­te (Pen­ta­gram­ma) ha un Pun­to Ros­so nel Mez­zo (il Pun­to vi­si­bi­le che ce­la il Pun­to in­vi­si­bi­le) che di­ven­ta li­nea per ge­ne­ra­re la Stel­la a Sei Pun­te (Esa­gram­ma) con un Pun­to nel Mez­zo (il Pun­to in­vi­si­bi­le). Poi il Pun­to nel Mez­zo di­ven­ta li­nea per ge­ne­ra­re la Stel­la a Set­te Pun­te (Ep­ta­gram­ma). I­nol­tre l’Ep­ta­gram­ma, raf­fi­gu­ra­to con al cen­tro una ve­sci­ca (Kteis) sbar­ra­ta da una Li­nea (Phallus), rap­pre­sen­ta la Stel­la-Cop­pa di Ba­ba­lon. E in­fat­ti, in que­sto pas­so la dea Nuith di­chia­ra che la Fe­ni­ce (Spa­da) è gron­dan­te del San­gue dei Sa­cri­fi­ci dei San­ti, cioè di co­lo­ro che han­no get­ta­to la pro­pria Vi­ta nella Cop­pa di Ba­ba­lon. Poi la Dea so­stie­ne che gli Dei si ri­trag­go­no, per­ché ar­ri­vo io (mio Fi­glio). In­fi­ne si chie­de chi o­se­rà con­tra­star­mi e ri­spon­de “nes­su­no”.
La mia Legge è quella del­l’A­mo­re. È sta­to scrit­to: “A­mo­re sot­to la vo­lon­tà”. Ma ciò non è ve­ro; quin­di co­sa sa­rà ve­ro e co­sa sa­rà fal­so? Cal­co­la: il ve­ro e il fal­so, u­ni­sci­li, una co­sa u­ni­sce lo­ro, tro­va­la e sco­pri­rai il se­gre­to del Tre, e sa­prai ciò che il Cin­que ti vuo­le di­re. Co­strui­sci una cit­tà, co­strui­sci­la in no­stro o­no­re; al cen­tro fa­rai una Pi­ra­mi­de per la Gio­ia del Mon­do.
La dea Nuith afferma che la sua Leg­ge è quel­la del­l’A­mo­re (AH­BH). Quin­di la Dea di­chia­ra che nel Li­ber Le­gis è sta­to scrit­to: “A­mo­re sot­to la vo­lon­tà”. Ma che ciò non è ve­ro. Al­lo­ra la Dea si chie­de co­sa sa­rà ve­ro e co­sa sa­rà fal­so. Poi si ri­vol­ge al­l’i­ni­zia­to e gli di­ce di cal­co­la­re il ve­ro (U­ni­tà o 1) e il fal­so (dua­li­tà o 2), di u­nir­li (U­ni­tà o 1 e dua­li­tà o 2), una co­sa u­ni­sce lo­ro e quan­do la tro­va (si trat­ta della som­ma: 1 + 2) sco­pri­rà il se­gre­to del Tre, cioè che il ter­na­rio è u­ni­tà; e co­sì sa­prà ciò che il Cin­que (quin­ta es­sen­za) gli vuo­le di­re, cioè che il ve­ro Dio (l’im­ma­gi­ne del Dio dalle tre te­ste con un u­ni­co vol­to) è l’Uo­mo pri­mi­ge­nio. In­fi­ne lo e­sor­ta a co­strui­re una cit­tà in o­no­re de­gli Dei – la Cit­tà de­gli Dei – e al cen­tro eri­ge­re un Tem­pio (Pi­ra­mi­de) per la Gio­ia del Mon­do.
Il Velo è squarciato, il cer­chio è chiu­so, ora ca­do­no i po­ten­ti dai tro­ni. I lo­ro tro­ni so­no sta­ti co­strui­ti su fra­gi­li fon­da­men­ta e ca­dran­no alla pri­ma Scin­til­la di Po­tere.
La dea Nuith afferma che il Ve­lo del­l’Il­lu­sio­ne è squar­cia­to, che il ci­clo (cer­chio) è con­clu­so, e che ora ca­do­no gli uo­mi­ni po­ten­ti dai lo­ro tro­ni. Quin­di la Dea di­chia­ra che i lo­ro tro­ni so­no sta­ti co­strui­ti su fra­gi­li fon­da­men­ta e che i po­ten­ti ca­dran­no alla pri­ma Ma­ni­fe­sta­zio­ne del Po­tere.
Ora ascolta, tu che sai! e che non vuoi ri­ve­la­re nul­la al mon­do, fai be­ne, per­ché se gli al­tri lo sa­pes­se­ro ti get­te­reb­be­ro di fron­te ad un giu­di­ce e qua­le giu­di­ce non ti con­dan­ne­reb­be? Ex­ca­li­bur! la Spa­da del Po­te­re, pren­di­la, con es­sa di­strug­ge­rai i ne­mi­ci, che il tuo Scu­do sia sem­pre sal­do.
La dea Nuith si rivolge al­l’i­ni­zia­to e lo e­sor­ta ad a­scol­ta­re, lui che sa e che fa be­ne a non vo­ler ri­ve­la­re nien­te a­gli uo­mi­ni sel­vag­gi per­ché se lo fa­ces­se lo get­te­reb­be­ro di­nan­zi ad un giu­di­ce. Quin­di la Dea gli chie­de: “e qua­le giu­di­ce non ti con­dan­ne­reb­be?”. Poi lo in­ci­ta a pren­de­re la For­za (Ex­ca­li­bur! La Spa­da del Po­te­re) e con es­sa di­strug­ge­re i ne­mi­ci. In­fi­ne gli rac­co­man­da che la sua Au­ra (Scu­do) sia sem­pre for­te (sal­do).
Il Libro dell’Amo­re, il Li­bro della no­stra Leg­ge, il Li­bro del Ve­ro e del Fal­so. Ve­ro e fal­so, sol­tan­to se tu ci cre­di, per­ché in ve­ri­tà non e­si­ste né il ve­ro né il fal­so. Cal­co­la: 13 u­gua­le a 8, com­pren­di ciò che ti di­co? Il Fi­glio è mio Fi­glio, il Pa­dre è tuo Pa­dre, il Fi­glio sa­rà sve­la­to e pren­de­rà il po­te­re, e re­gne­rà sul mon­do. Nia lo gui­da. Egli è uno di noi.
La dea Nuith dichiara che il Li­ber AHBH (il Li­bro del­l’A­mo­re) è il Li­bro della lo­ro Leg­ge, il Li­bro del Ve­ro e del Fal­so per­ché o­gni pa­ro­la det­ta dalla Dea può es­se­re ve­ra o fal­sa, ma sol­tan­to se l’i­ni­zia­to ci cre­de, per­ché in ve­ri­tà non e­si­ste né il ve­ro né il fal­so. Quin­di la Dea lo e­sor­ta a cal­co­la­re (13 u­gua­le a 8) e gli chie­de se com­pren­de ciò che gli di­ce. L’i­ni­zia­to de­ve com­pren­de­re che Hoor-paar-Kra­at (13) è u­gua­le a Ha­dit (8). Poi la Dea af­fer­ma che io (il Fi­glio) so­no suo Fi­glio e che il Pa­dre (Ha­dit) è il Pa­dre del­l’i­ni­zia­to, che io sve­le­rò me stes­so al vol­go de­gli uo­mi­ni sel­vag­gi e che pren­de­rò il po­te­re, e che re­gne­rò su tut­to il mon­do. In­fi­ne so­stie­ne che Nia mi gui­da, che egli è uno di loro.
Comprendi il Messaggio di Nia e ca­pi­rai i due op­po­sti. I due so­no di­ven­ta­ti Uno, l’Uno è di­ve­nu­to Ze­ro, lo Ze­ro è di­ven­ta­to il Tut­to per­ché egli è il Nul­la. Que­sto è ciò che ti di­co af­fin­ché le Gen­ti che ver­ran­no sap­pia­no di­stin­gue­re il ve­ro dal fal­so. Le pro­ve so­no mol­te, ma una u­ni­ca è la mia Rea­liz­za­zio­ne. Il Ser­pen­te è at­ti­vo; con il suo ve­le­no uc­ci­de­rà il mon­do e con l’e­li­xir lo fa­rà ri­na­sce­re. Io so­no chi So­no, sco­pri Io e sa­prai chi So­no. Nul­la, nien­t’al­tro che il Nul­la.
La dea Nuith esorta l’i­ni­zia­to a com­pren­de­re il Mes­sag­gio di Nia e a ca­pi­re i due op­po­sti. Quin­di la Dea gli spie­ga che i due op­po­sti (dua­li­tà) so­no di­ven­ta­ti Uno (U­ni­tà), che l’Uno è di­ve­nu­to Ze­ro (Nul­la), e che lo Ze­ro è di­ven­ta­to il Tut­to (AL) per­ché egli è il Nul­la (LA). Poi di­chia­ra che que­sto è ciò che gli di­ce af­fin­ché le Gen­ti che ver­ran­no sap­pia­no di­stin­gue­re il ve­ro dal fal­so. A que­sto pun­to la Dea gli di­ce che le pro­ve i­ni­zia­ti­che so­no mol­te, ma che una so­la è la sua Rea­liz­za­zio­ne (Cor­po Di­vi­no). I­nol­tre af­fer­ma che il Ser­pen­te di Fuo­co ter­re­stre è at­ti­vo; che con il suo ve­le­no scon­vol­ge­rà il mon­do e che con il suo e­li­xir lo fa­rà ri­na­sce­re. In­fi­ne so­stie­ne che lei è ciò che È, e gli in­giun­ge di sco­pri­re “Io” per sa­pe­re chi È. L’i­ni­zia­to de­ve sa­pe­re (si ve­da AM, Pre­fa­zio­ne, II.) che “Io” è il ve­ro Io, Nuith (In­fi­ni­to), la Ri­ve­la­zio­ne (6666); Nul­la (LA), nien­t’al­tro che il Nul­la (Ze­ro).
La civetta ha spicca­to il vo­lo, gli Dei si so­no ri­ver­sa­ti sul mon­do; A­sar è pre­sen­te, lui è mor­to, il su­pre­mo ne­mi­co. I ne­mi­ci so­no ca­du­ti, la Fon­ta­na bril­le­rà. Mio Fi­glio ha vin­to e il suo Tro­no è d’Oro.
La dea Nuith sostiene che il Tem­po del Ma­hon di Ho­rus-Maat è ve­nu­to (la ci­vet­ta ha spic­ca­to il vo­lo), che il Po­te­re de­gli Dei si è ri­ver­sa­to sul mon­do e che il Cul­to di O­si­ri­de – il Cul­to del Dio che sof­fre – è pre­sen­te. Quin­di la Dea di­chia­ra che O­si­ri­de (Leo­ne), il su­pre­mo ne­mi­co, è mor­to. Poi af­fer­ma che gli uo­mi­ni sel­vag­gi so­no mor­ti e che la Fon­ta­na della Co­no­scen­za bril­le­rà nel Mon­do. In­fi­ne so­stie­ne che io (mio Fi­glio) ho vin­to e che il mio Tro­no è d’Oro, il Tro­no di He­ru-ra-ha.
Erigi un Tempio, che le mu­ra sia­no scar­lat­te, le co­lon­ne ne­re, il tet­to di dia­man­te, l’al­ta­re bian­co, il pa­vi­men­to az­zur­ro e ri­splen­da il Fal­co. Il tro­no sia d’oro, la Co­lom­ba d’ar­gen­to, l’en­tra­ta co­per­ta da un ve­lo af­fin­ché nes­sun mor­ta­le pos­sa sco­pri­re ciò che c’è den­tro.
In questo passo del Li­ber AHBH la dea Nuith for­ni­sce al­l’i­ni­zia­to le i­stru­zio­ni ri­guar­dan­ti il Tem­pio.
Il Tempio deve avere le mu­ra di co­lo­re ros­so, le co­lon­ne de­vo­no es­se­re ne­re, il tet­to de­ve es­se­re tra­spa­ren­te (di dia­man­te) l’al­ta­re bian­co e il pa­vi­men­to az­zur­ro. Il tro­no de­ve es­se­re d’oro (co­lor oro) e alla sua de­stra vi de­ve es­se­re il Fal­co d’oro (co­lor oro) del dio Ho­rus e alla sua si­ni­stra la Co­lom­ba d’ar­gen­to (co­lor ar­gen­to) della dea Maat. L’en­tra­ta del Tem­pio de­ve es­se­re ve­la­ta da un ve­lo ros­so, af­fin­ché i pro­fa­ni non pos­sa­no ve­de­re ciò che c’è den­tro.
Lui ha proclamato la mia pa­ro­la, lui ha lot­ta­to, lui ha vin­to. Nes­su­na ri­com­pen­sa sa­rà più al­ta di ciò che ri­ce­ve­rà, il Dop­pio Po­te­re, lo Scet­tro de­gli Dei.
La dea Nuith dichiara che io ho procla­ma­to la sua pa­ro­la, che io ho af­fron­ta­to tut­te le Pro­ve e che ho vin­to. Quin­di la Dea so­stie­ne che nes­su­na ri­com­pen­sa sa­rà più al­ta di ciò che ri­ce­ve­rò, il Cor­po Di­vi­no, il Dop­pio Po­te­re di He­ru-ra-ha, lo Scet­tro de­gli Dei.
1, 16, 24, 78, 103, 999; ca­pir­le tu non puo­i per­ché i nu­me­ri non si so­no an­co­ra ri­ve­la­ti, il lo­ro tem­po non è an­co­ra ve­nu­to né mai ver­rà, e mai non è ve­nu­to, il lo­ro tem­po è a­des­so, pur non es­sen­do.
La dea Nuith fornisce una chia­ve nu­me­ri­ca (1, 16, 24, 78, 193, 999.) e af­fer­ma che l’i­ni­zia­to non può ca­pi­re le ci­fre, per­ché i nu­me­ri non si so­no an­co­ra ri­ve­la­ti. Quin­di la Dea di­chia­ra che il lo­ro tem­po – ri­spet­to al tem­po fu­tu­ro – non è an­co­ra ve­nu­to né che mai ver­rà, che il lo­ro tem­po – ri­spet­to al tem­po pas­sa­to – non è mai ve­nu­to. I­nol­tre so­stie­ne che il lo­ro tem­po – ri­spet­to al tem­po pre­sen­te – è ora, pur non es­sen­do, in­fat­ti, il tem­po pre­sen­te non può es­se­re fis­sa­to, poi­ché su­bi­to do­po di­ver­reb­be il tem­po pas­sa­to. Per­tan­to i nu­me­ri pos­so­no e­si­ste­re sol­tan­to nel­l’e­ter­no pre­sen­te (il lo­ro tem­po è a­des­so, pur non es­sen­do), nel­l’a­tem­pora­lità.
Egli si è svelato, ha get­ta­to le sue ve­sti sul­la stra­da, egli e gli al­tri so­no con­tro il po­po­lo per­ché il po­po­lo è con­tro di me. Ver­rà an­che il lo­ro mo­men­to ed es­si sa­ran­no pu­ri­fi­ca­ti, pu­ri­fi­ca­ti con il Fuo­co, la sof­fe­ren­za sa­rà ter­ri­bi­le. Non im­por­ta! È col­pa lo­ro, per­ché se tu a­vrai pie­tà per lo­ro ca­drai dal Tro­no do­ve io ti ho mes­so, o mio E­let­to.
La dea Nuith afferma che io (e­gli) mi so­no sve­la­to a­gli uo­mi­ni (ha get­ta­to le sue ve­sti sul­la stra­da), che io e gli al­tri i­ni­zia­ti sia­mo con­tro gli uo­mi­ni sel­vag­gi (po­po­lo) per­ché es­si so­no con­tro di lei. Quin­di la Dea di­chia­ra che ver­rà an­che il lo­ro mo­men­to, il mo­men­to in cui ver­ran­no pu­ri­fi­ca­ti con il Fuo­co, e che la lo­ro sof­fe­ren­za sa­rà ter­ri­bi­le. I­nol­tre so­stie­ne che la sof­fe­ren­za de­gli uo­mi­ni sel­vag­gi non con­ta, che è col­pa lo­ro, e se io (o mio E­let­to) a­vrò pie­tà per lo­ro ca­drò dal Tro­no d’Oro do­ve lei mi ha mes­so.
Ricorda ciò che è sta­to scrit­to: “La com­pas­sio­ne è il vi­zio dei re”, ma tu non sei un re, tu sei Dio e al­tri non ci può es­se­re al di so­pra di te.
La dea Nuith mi esorta a ri­cor­da­re ciò che è sta­to scrit­to nel Li­ber Le­gis, cioè che “la com­pas­sio­ne è il vi­zio dei re”, ma io non so­no un re, io so­no Dio e nes­sun al­tro ci può es­se­re al di so­pra di me.

Punto IV
Ma­le­det­to il dio che con­fi­da nel pro­fa­no, egli sa­rà di­sprez­za­to per sem­pre da tut­te le Gen­ti. Io so­no l’In­fi­ni­to, io so­no la For­za, io so­no l’A­mo­re, ora e per sem­pre. Chi o­sa con­tra­sta­re il vo­stro cam­mi­no? O miei E­let­ti, sap­pia­te que­sto: chi vi con­tra­ste­rà pe­ri­rà, per­ché ta­le è la Leg­ge! 93, Nuith, Ha­dit, Hoor-paar-Kraat! non c’è al­tro che val­ga.
La dea Nuith ma­le­di­ce il dio che con­fi­da nel pro­fa­no e af­fer­ma che ver­rà di­sprez­za­to per sem­pre da tut­ti gli i­ni­zia­ti (Gen­ti). Quin­di la Dea di­chia­ra che lei è l’In­fi­ni­to, la For­za e l’A­mo­re, ora e per tut­ta l’e­ter­ni­tà. Poi po­ne una do­man­da: “Chi o­sa con­tra­sta­re il vo­stro cam­mi­no?”, e de­fi­nen­do­ci suoi E­let­ti ci di­ce: “chi vi con­tra­ste­rà pe­ri­rà, per­ché ta­le è la Leg­ge!”. In­fi­ne so­stie­ne che la Vo­lon­tà (93), l’In­fi­ni­to (Nuith), il Pa­dre (Ha­dit) e il Fi­glio (Hoor-paar-Kraat) so­no le u­ni­che co­se che val­go­no.
Por­ta il mio Mes­sag­gio al mon­do, o mio E­let­to, di­strug­gi­lo con la for­za della Ve­ri­tà, pu­ri­fi­ca­lo e con­sa­cra­lo, ad i­ni­ziar­lo pen­se­re­mo noi. Quan­do il Ser­pen­te al­ze­rà la Te­sta mol­te sa­ran­no le gen­ti che pe­ri­ran­no, sol­tan­to i Giu­sti re­si­ste­ran­no alla mia fu­ria. Ma do­po la di­stru­zio­ne, la ge­ne­ra­zio­ne, una nuo­va raz­za, una Raz­za di Dei.
La dea Nuith, de­fi­nen­do­mi suo E­let­to, mi e­sor­ta a por­ta­re il Li­ber AHBH (Mes­sag­gio) al mon­do. Quin­di la Dea mi in­ci­ta a di­strug­ge­re il mon­do con la for­za della Ve­ri­tà, a pu­ri­fi­car­lo e a con­sa­crar­lo, ad i­ni­ziar­lo ci pen­se­ran­no lo­ro, gli Dei. Poi di­chia­ra che nel mo­men­to in cui il Ser­pen­te di Fuo­co ter­re­stre a­scen­de­rà (al­ze­rà la Te­sta) mol­te sa­ran­no le gen­ti che pe­ri­ran­no e che sol­tan­to gli i­ni­zia­ti (i Giu­sti) re­si­ste­ran­no alla sua fu­ria, alla fu­ria di­strut­ti­va della Dea. In­fi­ne so­stie­ne che do­po la di­stru­zio­ne vi sa­rà la ge­ne­ra­zio­ne, una nuo­va raz­za, una Raz­za di Dei.
Il mio Mes­sag­ge­ro ha vin­to! Egli ha trion­fa­to sul po­po­lo, egli sa­rà se­du­to sul Tro­no. Com­pren­di che ciò che ti di­co cor­ri­spon­de a Ve­ri­tà?
La dea Nuith di­chia­ra che io (il mio Mes­sag­ge­ro) ho vin­to, che io ho trion­fa­to sugli uo­mi­ni sel­vag­gi, che io sta­rò se­du­to sul Tro­no d’Oro di Heru-ra-ha. Quin­di la Dea si ri­vol­ge al­l’i­ni­zia­to e gli chie­de: “Com­pren­di che ciò che ti di­co cor­ri­spon­de a Ve­ri­tà?”.
8, 11, 12, 13, 16, 20, 80, 93, 111: que­sti so­no i nuo­vi nu­me­ri, i nu­me­ri della Leg­ge. Ba­la­ton, Exi­dia, Fhi­rah, Orex. Com­pren­di? No, non puo­i! At­ten­to dun­que a non ca­de­re in er­ro­re.
La dea Nuith for­ni­sce una chia­ve nu­me­ri­ca (8, 11, 12, 13, 16, 20, 80, 93, 111.) e di­chia­ra che que­sti so­no i nuo­vi nu­me­ri della Leg­ge. Quin­di la Dea pro­nun­cia delle Pa­ro­le di Po­te­re (Ba­la­ton, Exi­dia, Fhi­rah, Orex.). I­nol­tre chie­de al­l’i­ni­zia­to se rie­sce a com­pren­de­re e si ri­spon­de di no, che non può com­pren­de­re; per­tan­to lo e­sor­ta a sta­re in guar­dia, a non ca­de­re in er­ro­re.
Tu, che non po­te­vi, a­des­so puo­i! Tu, che non sa­pe­vi, a­des­so sai! Tra­scri­vi tut­to que­sto e fan­ne quat­tro co­pie, e di­stri­bui­sci­le ai quat­tro an­go­li del Mon­do co­sì che le Gen­ti sen­ta­no la mia pa­ro­la!
La dea Nuith mi di­ce che pri­ma non po­te­vo e che a­des­so pos­so. Quin­di la Dea di­chia­ra che pri­ma non sa­pe­vo e che a­des­so so. I­nol­tre mi in­giun­ge di tra­scri­ve­re il Li­ber AHBH e di far­ne quat­tro co­pie, e di di­stri­buir­le a quat­tro per­so­ne (ai quat­tro an­go­li del Mon­do), af­fin­ché gli i­ni­zia­ti (le Gen­ti) sen­ta­no – a li­vel­lo Sot­ti­le – la sua pa­ro­la.
Mio Fi­glio è na­sco­sto, egli non si è an­co­ra ri­ve­la­to, egli è A­moun-Râ. Tu sai chi è? Lui il na­sco­sto, lui l’in­vi­si­bi­le, lui no­to ma i­gno­to a­gli oc­chi dei mor­ta­li, fi­nal­men­te ha ri­ve­la­to se stes­so! C’è un tro­no che lo at­ten­de. La sua di­mo­ra è Huâlla. Ester­re­fat­to, sba­lor­di­to, sbi­got­ti­to, non puo­i es­se­re; io ti di­co: sco­pri la men­zo­gna con la ve­ri­tà. Que­sta è la mia Leg­ge.
La dea Nuith so­stie­ne che suo Fi­glio è ce­la­to e che non si è an­co­ra ri­ve­la­to, che egli è il Dio Oc­cul­to (A­moun-Râ). Quin­di la Dea mi chie­de se so chi è. Io so che è Alei­ster Crowley nella sua ma­ni­fe­sta­zio­ne di­sin­car­na­ta. E con­ti­nua di­cen­do che suo Fi­glio è ce­la­to (lui il na­sco­sto, lui l’in­vi­si­bi­le), che è no­to tra­mi­te i suoi li­bri ma i­gno­to a­gli oc­chi dei mor­ta­li, e che fi­nal­men­te ha ri­ve­la­to se stes­so. Poi mi in­for­ma che c’è un tro­no che lo at­ten­de e che la sua di­mo­ra è la Cit­tà dei Mae­stri In­vi­si­bi­li (Huâlla). In­fi­ne af­fer­ma che non pos­so es­se­re e­ster­re­fat­to, sba­lor­di­to e sbi­got­ti­to da que­sta ri­ve­la­zio­ne, per­ché lei mi di­ce: “sco­pri la men­zo­gna con la ve­ri­tà. Que­sta è la mia Leg­ge”.
Sta scrit­to: “Ogni uo­mo e o­gni don­na è una stel­la”. Ma ti di­co che tut­to ciò non è ve­ro. La vec­chia Leg­ge ha ce­du­to po­sto alla nuo­va. Co­strui­sci un Tem­pio, fal­lo in mio o­no­re. Che le pa­re­ti sia­no ne­re, che le fi­ne­stre sia­no o­scu­ra­te da ve­li ros­si, che ci sia­no un­di­ci can­de­le, un al­ta­re, la mia Sté­lé, il mio Li­bro e i miei Pre­cet­ti. Fal­lo do­ve e quan­do vuoi, ma de­vi far­lo per me.
La dea Nuith af­fer­ma che nel Li­ber Le­gis sta scrit­to: “Ogni uo­mo e o­gni don­na è una stel­la.”, ma lei mi di­ce che que­sta con­ce­zio­ne non è ve­ra, in­fat­ti, non tut­ti gli uo­mi­ni e non tut­te le don­ne so­no in­car­na­zio­ni di Stel­le, ma pos­so­no an­che es­ser­lo di spi­ri­ti pla­ne­ta­ri, e­le­men­ta­ri, etc. Per­tan­to, co­me ella so­stie­ne, la vec­chia Leg­ge del Li­ber Le­gis ha ce­du­to il po­sto alla nuo­va Leg­ge del Li­ber AHBH. Poi la Dea mi e­sor­ta a co­strui­re un Tem­pio in suo o­no­re – il Tem­pio dei Tre­di­ci Rag­gi – e mi for­ni­sce al­cu­ne i­stru­zio­ni. In­fi­ne mi di­ce che il Tem­pio pos­so far­lo do­ve e quan­do vo­glio, ma che de­vo far­lo per lei.
Io ti ho da­to il se­me se­gre­to, lo sper­ma in­vi­si­bi­le; io ho da­to vi­ta a tut­to quel­lo che vi­ve, dun­que ren­di­mi gra­zie. Ba­da: non im­por­ta quan­do lo fa­rai, ma de­vi far­lo pri­ma del­l’LXXX an­no del­l’Eo­ne di mio Fi­glio. Il Leo­ne è mor­to, il Toro vi­ve. Che il Tem­pio ab­bia il pa­vi­men­to ros­so e l’al­ta­re co­per­to di se­ta bian­ca. A de­stra por­rai delle ro­se, a si­ni­stra l’in­cen­so, al cen­tro un Pen­ta­gram­ma d’ar­gen­to.
La dea Nuith af­fer­ma che lei mi ha da­to il se­me se­gre­to (Ha­dit), lo sper­ma in­vi­si­bi­le (Bin­du); che lei ha da­to vi­ta a tut­to ciò che vi­ve e che dun­que deb­bo ren­der­le gra­zie. Quin­di la Dea mi met­te in guar­dia, poi­ché deb­bo ren­der­le gra­zie en­tro LXXX an­no (1984 e.v.) del­l’Eo­ne di Ho­rus, co­me in ef­fet­ti fe­ci. Poi di­chia­ra che l’Eo­ne di O­si­ri­de (Leo­ne) è mor­to e che l’Eo­ne di Ho­rus (Toro) è vi­vo. In­fi­ne mi for­ni­sce al­cu­ne i­stru­zio­ni ri­guar­dan­ti il Tem­pio.
Che nes­su­no en­tri in quel Luo­go San­to, che nes­su­no re­spi­ri l’a­ria san­ta. Que­sta è l’a­ria che do­vrai re­spi­ra­re: no­ci, se­mi di pe­sche, zuc­chero, mir­ra e in­cen­so di Abra-Me­lin. Fan­ne tut­t’uno in par­ti u­gua­li; que­sto è l’in­cen­so che de­di­che­rai a me. Voi sie­te la Lu­ce del Mon­do. Ma se non c’è un mon­do? la Lu­ce, al­lo­ra, an­drà per­sa? No! io ti di­co. Voi due che sie­te Uno, sie­te il Rag­gio che squar­cia la Te­ne­bra. 11 u­gua­le a 2, 12 u­gua­le a 1, e al­lo­ra sa­ran­no 3.
La dea Nuith de­cre­ta che nes­sun pro­fa­no en­tri nel Tem­pio (Luo­go San­to) e che nes­su­no re­spi­ri l’a­ria san­ta. Quin­di la Dea mi for­ni­sce la for­mu­la del­l’a­ria san­ta che do­vrò re­spi­ra­re, l’in­cen­so che le de­di­che­rò. Poi af­fer­ma che io e la Don­na Scar­lat­ta sia­mo la Lu­ce del Mon­do (Lu­ce di Mo­rar), e si chie­de: “Ma se non c’è un mon­do? la Lu­ce, al­lo­ra, an­drà per­sa?”. Mi ri­spon­de di no e so­stie­ne che noi due sia­mo Uno (Ho­rus-Maat), il Rag­gio che squar­cia la Te­ne­bra. In­fi­ne di­chia­ra che 11 u­gua­le a 2 (Ma­hatma e Ma­han­ga), che 12 u­gua­le a 1 (Brahatma), e che al­lo­ra sa­ran­no in 3 (Brahatma, Ma­han­ga e Ma­hatma).
Que­sta è la Pro­va, se non la su­pe­re­rai non sa­rai mai de­gno di me. Ankh-af-na-Khon­su è sta­to il mio pro­fe­ta, tu sei il mio Mes­sag­ge­ro. Ep­pu­re que­sti due non so­no che Uno. Il mio Eo­ne por­te­rà la Vi­ta, la Gio­ia e l’A­mo­re. Ma c’è di più. Kun­da­li­ni si sta ri­sve­glian­do dal suo son­no pri­mor­dia­le e tu ri­sve­glia­la!
La dea Nuith af­fer­ma che que­sta è la Pro­va che do­vrò su­pe­ra­re per es­se­re de­gno di lei. Quin­di la Dea mi spie­ga che Ankh-af-na-Khon­su (Alei­ster Crowley) è sta­to il suo pro­fe­ta e che io so­no il suo Mes­sag­ge­ro. Poi di­chia­ra: “Ep­pu­re que­sti due non so­no che Uno.”, in­fat­ti, Ankh-af-na-Khon­su (Alei­ster Crowley nella sua ma­ni­fe­sta­zio­ne di­sin­car­na­ta) è il Dio Oc­cul­to (Hoor-paar-Kraat), men­tre io so­no il Dio Ma­ni­fe­sto (Ra-Hoor-Khuit). I­nol­tre so­stie­ne che il suo Eo­ne por­te­rà la Vi­ta, la Gio­ia e l’A­mo­re. In­fi­ne di­chia­ra che c’è di più: che la Kun­da­li­ni ter­re­stre si sta ri­sve­glian­do dal suo son­no pri­mor­dia­le e che io deb­bo ri­sve­gliar­la (ac­ca­di­men­to ve­ri­fi­ca­to­si il 17 gen­naio 1994 e.v.).
XXI-III-LXXVIII è la da­ta. Da que­sto mo­men­to fi­no al XXI-III-XCVI il Mon­do su­bi­rà un tra­va­glio qua­le non lo ha mai subìto.
La dea Nuith de­cre­ta che XXI-III-LXXVIII (21 mar­zo 1982 e.v.) è la da­ta. Quin­di la Dea af­fer­ma che da quel mo­men­to fi­no al XXI-III-XCVI (21 mar­zo 2000 e.v.) il Mon­do su­bi­rà un tra­va­glio qua­le non lo ha mai subìto.
In que­sto pas­so del Li­ber AHBH no­tia­mo che l’e­qui­no­zio di pri­ma­ve­ra del 1982 ca­de il gior­no ven­ti e co­sì pu­re nel 2000, per­tan­to a­vreb­be do­vu­to es­se­re scrit­to: “XX-III-LXXVIII” e “XXI-III-XCVI”. Co­sa na­scon­de que­sto er­ro­re? Evi­den­te­men­te si vo­le­va ce­la­re la ve­ra da­ta che è quel­la del 21 di­cem­bre 2012, il XXI-XII-XII del Ma­hon di Ho­rus-Maat.

Punto V
La Lu­na era d’Ar­gen­to quan­do mi in­vo­ca­sti sot­to le mie stel­le. Il So­le era d’Oro e le Stel­le di Dia­man­te quan­do il Po­ten­te sce­se sul­la Ter­ra. È sta­to scrit­to al­l’Al­ba dei Tem­pi: “Lui e­re­di­te­rà la Ter­ra e con lui i suoi se­gua­ci”.
La dea Nuith af­fer­ma che la Lu­na era d’Ar­gen­to – il Cul­to Lu­na­re – quan­do nella mia in­car­na­zio­ne pre­ce­den­te, co­me Alei­ster Crowley, la in­vo­cai sot­to le sue stel­le. Quin­di la Dea di­chia­ra che il So­le era d’Oro – il Cul­to Stel­la­re-Lu­na­re – e le Stel­le di Dia­man­te – il Cul­to Stel­la­re – quan­do AL (il Po­ten­te) si ma­ni­fe­stò sul­la Ter­ra. In­fi­ne so­stie­ne che è sta­to scrit­to al­l’Al­ba dei Tem­pi che AL e­re­di­te­rà la Ter­ra e con lui i suoi se­gua­ci.
Io So­no ma NON So­no, io so­no la Leg­ge, io so­no la For­za, io so­no il Po­te­re. Guai a co­lui che de­via dalla giu­sta Via, guai a co­lui che si fa­rà cie­co per non ve­de­re, guai a co­lui che non af­fron­te­rà il Leo­ne nel mio Gior­no.
La dea Nuith di­chia­ra che lei È (Tut­to) e NON È (Nul­la), che lei è la Leg­ge, la For­za e il Po­te­re. I­nol­tre la Dea af­fer­ma: guai a co­lui che de­via dalla Via i­ni­zia­ti­ca, guai a co­lui che si fa­rà cie­co per non ve­de­re la Lu­ce della Co­no­scen­za, guai a co­lui che non af­fron­te­rà Asar (Leo­ne) nel mio Gior­no.
Egli è sor­to, egli è ve­nu­to dal­l’A­bis­so ed ha po­sto la sua se­de sul So­le. Il suo tro­no ri­splen­de tra tut­ti gli a­stri, il So­le stes­so non è che una palli­da om­bra.
La dea Nuith af­fer­ma che il Po­ten­te (AL) è sor­to, che egli è ve­nu­to dal­l’A­bis­so – l’A­bis­so della Mor­te – e che ha po­sto la sua se­de sul So­le (Huâlla). Quin­di la Dea di­chia­ra che il tro­no del Po­ten­te ri­splen­de tra tut­ti gli a­stri, che il So­le stes­so non è che una palli­da om­bra.
14, 18, 27, 81, 93, 118, 444, 881, 999. Plaix. Og­gi è og­gi, do­ma­ni sa­rà do­ma­ni, il tem­po non ha si­gni­fi­ca­to, l’Ope­ra sa­rà com­piu­ta ma sol­tan­to da chi ne è de­gno.
La dea Nuith for­ni­sce una chia­ve nu­me­ri­ca (14, 18, 27, 81, 93, 118, 444, 881, 999.) e una Pa­ro­la di Po­te­re (Plaix). I­nol­tre la Dea so­stie­ne che og­gi è og­gi e che do­ma­ni sa­rà do­ma­ni, che il tem­po non ha im­por­tan­za e che l’Ope­ra sa­rà com­piu­ta sol­tan­to da chi ne è de­gno.
Egli è sta­to pre­scel­to da quan­do l’Uo­vo si rup­pe e il Bim­bo co­min­ciò a cre­sce­re. Il mio è il Tem­pio della gio­ia, della fe­li­ci­tà, ma è an­che quel­lo del do­lo­re. Co­lui che re­gna non può per­met­ter­si di es­se­re pie­to­so. Gli scon­fit­ti di­ver­ran­no gli schia­vi e i vin­ci­to­ri di­ver­ran­no Dei.
La dea Nuith so­stie­ne che AL – il Po­ten­te – è sta­to pre­scel­to da quan­do l’Uo­vo Co­smi­co si rup­pe e Ar­po­cra­te (il Bim­bo) co­min­ciò a cre­sce­re. Poi la Dea af­fer­ma che il suo è il Tem­pio della gio­ia, della fe­li­ci­tà, ma che è an­che quel­lo del do­lo­re. In­fi­ne di­chia­ra: “Co­lui che re­gna non può per­met­ter­si di es­se­re pie­to­so. Gli scon­fit­ti di­ver­ran­no gli schia­vi e i vin­ci­to­ri di­ver­ran­no Dei”.
Lui por­te­rà il mio Scet­tro e ella la mia Coro­na. Abraxas è la Pa­ro­la, sa­rà mar­chia­ta a let­te­re di fuo­co sul­la co­ro­na dei re di que­sta Ter­ra, ep­pu­re non è suf­fi­cien­te per­ché sol­tan­to una Pa­ro­la può ri­scat­ta­re le gen­ti. Il Mon­do si è ri­sol­to, il XXII è di­ven­ta­to il XXIII per­ché ta­le è la Leg­ge.
La dea Nuith af­fer­ma che io por­te­rò il suo Scet­tro e la Don­na Scar­lat­ta la sua Coro­na. Poi la Dea di­chia­ra che il no­me (Abraxas) del Lo­go­s sa­rà mar­chia­to a let­te­re di fuo­co sul po­te­re (co­ro­na) dei gran­di (re) di que­sta ter­ra, ep­pu­re non è suf­fi­cien­te per­ché sol­tan­to una Pa­ro­la – AR – può ri­scat­ta­re gli uo­mi­ni. In­fi­ne so­stie­ne che il Mon­do si è ri­sol­to, che il 4 (XXII = 4) è di­ven­ta­to il 5 (XXIII = 5), che i quat­tro e­le­men­ti so­no di­ven­ta­ti la quin­ta es­sen­za, per­ché ta­le è la Leg­ge.
Che il mio Pro­fe­ta trac­ci la stra­da, che i mon­ti sia­no ap­piat­ti­ti e le valli colma­te, che nem­me­no una fo­glia in­tral­ci il pas­so del Con­qui­sta­to­re. Egli è di­ve­nu­to il Re, un re se­ve­ro ma giu­sto. Egli è AL ma tu non lo sei. Dov’è la giu­sti­zia? Non e­si­ste.
La dea Nuith di­chia­ra che io (il mio Pro­fe­ta) de­vo pre­pa­ra­re la stra­da al Con­qui­sta­to­re (che i mon­ti sia­no ap­piat­ti­ti e le valli colma­te) e che nem­me­no una fo­glia de­ve in­tral­cia­re il suo cam­mi­no. Poi la Dea af­fer­ma: “Egli è di­ve­nu­to il Re, un re se­ve­ro ma giu­sto.”, e con­ti­nua di­cen­do che egli è il Po­ten­te (AL) ma che io non lo so­no. In­fi­ne si chie­de do­ve sta la giu­sti­zia e si ri­spon­de che non e­si­ste.
Fiu­mi di san­gue do­vran­no scor­re­re pri­ma di ri­tro­va­re la Cop­pa, il Sa­cro Ca­li­ce. Tu co­no­sci que­sto no­me? È mol­to vi­ci­no, ep­pu­re non lo ve­di, non sai do­ve cer­car­lo, ma es­so è in te. Il Dia­man­te si è spez­za­to, ne è sor­to il Dra­go, la sua pel­le è fal­sa per­ché co­sì de­ve es­se­re.
La dea Nuith af­fer­ma che fiu­mi di san­gue do­vran­no scor­re­re pri­ma di ri­tro­va­re la Cop­pa, il Sa­cro Ca­li­ce. Quin­di la Dea mi chie­de se co­no­sco il no­me della Cop­pa. Io so che si chia­ma “Graal”. Poi mi di­ce che il Sa­cro Ca­li­ce è mol­to vi­ci­no, ma che non lo ve­do, che non so do­ve cer­car­lo, ma che è in me. In­fi­ne di­chia­ra che il Ma­hon di Ho­rus-Maat (Dia­man­te) si è sve­la­to (spez­za­to) e che da es­so ne è sor­to il Dra­go­ne la cui ma­ni­fe­sta­zio­ne (pel­le) ap­pa­re di­strut­ti­va (fal­sa), per­ché co­sì de­ve es­se­re, in­fat­ti, so­lo co­sì po­trà av­ve­ni­re la ri­ge­ne­ra­zio­ne del mon­do.
Pren­di que­sto Li­bro e di­vo­ra­lo, che nean­che una let­te­ra pos­sa es­se­re vi­sta da un mor­ta­le, non una pa­ro­la pos­sa es­se­re u­di­ta da un pro­fa­no. Com­pren­di che ciò che ti di­co fa par­te della Leg­ge, della Su­pre­ma Leg­ge, della Leg­ge del Mon­do, della no­stra Leg­ge e dei Gior­ni che ver­ran­no. Que­sta è la Pa­ro­la! Que­sta è la Leg­ge! Que­sta è la Vo­lon­tà! e que­sto è l’A­mo­re per­ché ta­le è il no­me del Li­bro che tu o Pro­fe­ta stai scri­ven­do.
La dea Nuith mi di­ce di pren­de­re il Li­ber AHBH, di as­si­mi­lar­ne il con­te­nu­to e di as­sor­birne il po­te­re, af­fin­ché nes­sun al­tro pos­sa as­sor­bir­lo (nean­che una let­te­ra pos­sa es­se­re vi­sta da un mor­ta­le, non una pa­ro­la pos­sa es­se­re u­di­ta da un pro­fa­no). Quin­di la Dea mi e­sor­ta a com­pren­de­re che ciò che mi di­ce fa par­te della Su­pre­ma Leg­ge del Mon­do, della Leg­ge de­gli Dei e dei Gior­ni che ver­ran­no. I­nol­tre di­chia­ra che ciò che mi di­ce è la Pa­ro­la! la Leg­ge! la Vo­lon­tà, e l’A­mo­re per­ché ta­le è il no­me (AHBH) del Li­bro che io (o Pro­fe­ta) sto scri­ven­do.
Di più non pos­so di­re ma mol­to ho da ri­ve­la­re; il tem­po non è an­co­ra ma­tu­ro ma pre­sto lo di­ver­rà, e quel Gior­no tre­mi­no le gen­ti per­ché il Cie­lo si ab­bat­te­rà su di lo­ro e la Ter­ra si a­pri­rà per in­ghiot­tir­li. I ma­ri in­va­de­ran­no la ter­ra e mol­te ter­re spro­fon­de­ran­no, non un an­go­lo con­ce­de­rà lo­ro ri­fu­gio. Fra­tel­lo con­tro fra­tel­lo, ma­dre con­tro pa­dre, fi­glio con­tro fi­glio, ni­po­te con­tro zio. E co­sì pe­ri­ran­no i miei ne­mi­ci.
La dea Nuith di­chia­ra che di più non può sve­la­re ma che mol­to ha da di­re in for­ma ve­la­ta (ri­ve­la­re); che il tem­po – di sve­la­re – non è an­co­ra ma­tu­ro ma che pre­sto lo di­ver­rà, e quel Gior­no tre­mi­no le gen­ti per­ché si ma­ni­fe­ste­rà il Dra­go­ne (il Cie­lo si ab­bat­te­rà su di lo­ro e la Ter­ra si a­pri­rà per in­ghiot­tir­li). Quin­di la Dea af­fer­ma che in quel Gior­no vi sa­rà gran­de di­stru­zio­ne (i ma­ri in­va­de­ran­no la ter­ra e mol­te ter­re spro­fon­de­ran­no, non un an­go­lo con­ce­de­rà lo­ro ri­fu­gio) e che gli uo­mi­ni sel­vag­gi im­paz­zi­ran­no a cau­sa della sof­fe­ren­za (fra­tel­lo con­tro fra­tel­lo, ma­dre con­tro pa­dre, fi­glio con­tro fi­glio, ni­po­te con­tro zio). In­fi­ne so­stie­ne che co­sì pe­ri­ran­no i suoi ne­mi­ci.

Punto VI
La Fiam­ma è na­sco­sta nel Ta­ber­na­co­lo della Ve­ri­tà. Il Pat­to è sta­to sug­gella­to, la stra­da è sta­ta ap­pia­na­ta, la Fe­ni­ce è già sor­ta dalle ce­ne­ri del­l’ap­pa­ren­te scon­fit­ta.
La dea Nuith ri­ve­la che la Fiam­ma della Co­no­scen­za è ce­la­ta nel Ta­ber­na­co­lo della Ve­ri­tà. I­nol­tre la Dea af­fer­ma che il Pat­to di Al­lean­za è sta­to sug­gella­to, che la stra­da è sta­ta ap­pia­na­ta per il Con­qui­sta­to­re, che la Fe­ni­ce è già sor­ta dalle ce­ne­ri del­l’ap­pa­ren­te scon­fit­ta.
Il mio Oc­chio è il tuo Oc­chio. Il mio a­depto, il mio mes­sag­ge­ro, il mio pro­fe­ta, co­sto­ro che han­no por­ta­to la mia pa­ro­la, es­si sa­ran­no i Re. Guar­da­ti at­tor­no, tu li co­no­sci già. Essi san­no ma non san­no, es­si vi­vo­no ma non in real­tà; guar­da­ti dal Tre­di­ci, è un av­ver­ti­men­to che io do a tut­ti voi.
La dea Nuith so­stie­ne che la sua Vi­sta è la Vi­sta del­l’i­ni­zia­to. Quin­di la Dea af­fer­ma che il suo a­depto, il suo mes­sag­ge­ro e il suo pro­fe­ta han­no por­ta­to la sua pa­ro­la e sa­ran­no i Re. Poi si ri­vol­ge al­l’i­ni­zia­to e lo e­sor­ta a guar­dar­si at­tor­no per­ché li co­no­sce già. E con­ti­nua di­cen­do: “Essi san­no ma non san­no, es­si vi­vo­no ma non in real­tà”, in­fat­ti, so­no io nella mia tri­pli­ce fun­zio­ne. I­nol­tre lo met­te in guar­dia di­chia­ran­do: “guar­da­ti dal Tre­di­ci”, cioè guar­da­ti dalla Mor­te. E con­clu­de di­cen­do: “è un av­ver­ti­men­to che io do a tut­ti voi.”, cioè a tut­ti i Ca­pi Se­gre­ti che han­no su­pe­ra­to la Pro­va del­l’A­bis­so.
Il tuo tem­po sta per sca­de­re, un al­tro lo so­sti­tui­rà. Que­sta fra­se non è ciò che tu pen­si e non ri­guar­da il tem­po, ma ben­sì il mes­sag­ge­ro. Ver­rà uno do­po di lui ed ella col­leghe­rà il più e il me­no, il po­si­ti­vo e il ne­ga­ti­vo e tut­ta la dua­li­tà che e­si­ste in na­tu­ra. La da­ta è vi­ci­na, l’av­ven­to di que­sta per­so­na non è lon­ta­no. Ella non sco­pri­rà, ma in real­tà ca­pi­rà. Il ve­ro e il fal­so, qua­l è il Mi­ste­ro de­gli Op­po­sti? Uno tra i cin­que, som­ma­li e di­vi­di­li, il ri­sul­ta­to sa­rà uno, il re­sto è ze­ro.
La dea Nuith af­fer­ma che il tem­po del mes­sag­ge­ro sta per sca­de­re e che un al­tro lo so­sti­tui­rà. Quin­di la Dea mi in­for­ma che que­sta fra­se non ri­guar­da ciò che io pen­so (cre­de­vo che ri­guar­das­se il tem­po della mia e­si­sten­za ter­re­na), ma ben­sì il tem­po del veg­gen­te Thar (il mes­sag­ge­ro). Poi di­chia­ra che ver­rà uno – il veg­gen­te Aud – do­po il veg­gen­te Thar (lui) e che la Don­na Scar­lat­ta (ella) col­leghe­rà il più e il me­no, il po­si­ti­vo e il ne­ga­ti­vo e tut­ta la dua­li­tà che e­si­ste in na­tu­ra. I­nol­tre so­stie­ne che la da­ta è vi­ci­na, che l’av­ven­to di que­sta per­so­na – il veg­gen­te Aud – non è lon­ta­no, in­fat­ti, il veg­gen­te si ma­ni­fe­stò nel 1982, po­co do­po la fi­ne del veg­gen­te Thar. A que­sto pun­to la Dea af­fer­ma che la Don­na Scar­lat­ta non sco­pri­rà i mi­ste­ri, ma che in real­tà li ca­pi­rà. In­fi­ne po­ne la do­man­da: “il ve­ro e il fal­so, qua­l è il Mi­ste­ro de­gli Op­po­sti?”, e ri­spon­de po­nen­do il que­si­to. “Uno tra i cin­que, som­ma­li e di­vi­di­li, il ri­sul­ta­to sa­rà uno, il re­sto è ze­ro”. Io so che l’uno tra i cin­que è il tre. Li som­mo (1 + 2 + 3 = 6) e li di­vi­do (6 : 6), il ri­sul­ta­to è uno e il re­sto è ze­ro. Per­tan­to il Mi­ste­ro de­gli Op­po­sti è da­to dal nu­me­ro sei (Esa­gram­ma).
Cam­bia, ri­na­sci, ab­bat­ti le por­te. La tua vo­lon­tà sia for­te, il tuo re­spi­ro cal­mo, e la tua po­si­zio­ne sal­da. Sol­tan­to co­sì il Ser­pen­te al­ze­rà la sua Te­sta. Ion-Ra è la Pa­ro­la, il Gran­de Mi­ste­ro, co­lui che è ce­la­to a­gli oc­chi de­gli uo­mi­ni. Il Fi­glio non vi­sto, né mai ve­ne­ra­to. Egli il tri­pli­ce tra­di­men­to su­bi­rà. La fiam­ma della ven­det­ta cre­sce­rà in lui. E tu uo­mo chi sei per pre­sen­tar­ti al co­spet­to di un Re. Tu co­no­sci il no­me del mio Mes­sag­ge­ro? Gri­da­lo ai quat­tro ven­ti, procla­ma la sua Pa­ro­la per­ché è la mia Pa­ro­la, an­nun­cia la sua Leg­ge per­ché è la mia Leg­ge, e­span­di il suo A­mo­re per­ché è il mio A­mo­re. 13, il nu­me­ro di que­sto Li­bro, e 13 è il ri­sul­ta­to che stu­die­rai nella tua men­te per­ché non c’é al­tro al di fuo­ri di que­sto.
La dea Nuith in­ci­ta l’i­ni­zia­to a rin­no­var­si e ad ab­bat­te­re gli o­sta­co­li. Quin­di la Dea lo e­sor­ta af­fin­ché la sua vo­lon­tà sia for­te, il suo re­spi­ro con­trol­la­to e la po­si­zio­ne del suo cor­po im­mobi­le; sol­tan­to co­sì il Ser­pen­te di Fuo­co – Kun­da­li­ni – a­scen­de­rà lun­go la spi­na dor­sa­le. Poi di­chia­ra che Ion-Ra è la Pa­ro­la, il Gran­de Mi­ste­ro, e so­stie­ne che io (co­lui) so­no na­sco­sto a­gli oc­chi de­gli uo­mi­ni, il Fi­glio non vi­sto né mai ve­ne­ra­to. I­nol­tre di­chia­ra che io su­bi­rò il tri­pli­ce tra­di­men­to (ac­ca­di­men­to ve­ri­fi­ca­to­si nel 1988 e.v.) e che la fiam­ma della ven­det­ta cre­sce­rà in me (co­sì fu). A que­sto pun­to la Dea si ri­vol­ge al­l’uo­mo e gli di­ce: “E tu uo­mo chi sei per pre­sen­tar­ti al co­spet­to di un Re. Tu co­no­sci il no­me del mio Mes­sag­ge­ro?”. E con­ti­nua di­cen­do che se l’uo­mo co­no­sce il mio no­me de­ve gri­dar­lo alle quat­tro di­re­zio­ni del­lo Spa­zio (quat­tro ven­ti), de­ve procla­ma­re la mia Pa­ro­la per­ché è la sua Pa­ro­la, de­ve an­nun­cia­re la mia Leg­ge per­ché è la sua Leg­ge, e de­ve e­span­de­re il mio A­mo­re per­ché è il suo A­mo­re. In­fi­ne di­chia­ra che 13 è il nu­me­ro di que­sto Li­bro (il nu­me­ro della Pa­ro­la Ahbh) e che 13 è il ri­sul­ta­to – A­mo­re – che l’i­ni­zia­to stu­die­rà nella pro­pria men­te per­ché non e­si­ste al­tro al di fuo­ri del­l’A­mo­re (Ahbh).
E tu o mio E­let­to che co­no­sci il no­me na­sco­sto, il no­me non det­to, il no­me del mes­sag­ge­ro serba­lo nel tuo cuo­re e cin­gi­lo con le ca­te­ne, per­ché se la tua lin­gua lo pro­fe­ri­rà sa­rà moz­za­ta. L’im­por­tan­za di ciò non la puo­i ca­pi­re, né mai la ca­pi­rai. Non oc­cor­re ca­pi­re, ba­sta stu­dia­re. Non oc­cor­re stu­dia­re.
La dea Nuith si ri­vol­ge a me (o mio E­let­to) e mi e­sor­ta a man­te­ne­re se­gre­to (serba­lo nel tuo cuo­re e cin­gi­lo con le ca­te­ne) il ve­ro no­me (il no­me na­sco­sto, il no­me non det­to) del mes­sag­ge­ro, per­ché se lo pro­nun­ce­rò ver­rò zit­ti­to (se la tua lin­gua lo pro­fe­ri­rà sa­rà moz­za­ta). Quin­di la Dea di­chia­ra che l’im­por­tan­za di ciò non la pos­so ca­pi­re, né mai la ca­pi­rò, in­fat­ti, a di­stan­za di ven­ti­set­te an­ni non rie­sco a ca­pir­la, né mai cre­do la ca­pi­rò. Poi mi di­ce che non oc­cor­re ca­pi­re, che ba­sta stu­dia­re. In­fi­ne so­stie­ne che non oc­cor­re stu­dia­re, in­fat­ti, stu­dian­do si ca­pi­sce ma non si com­pren­de.
Espo­ni­ti ai Sei Rag­gi del Tri­pli­ce So­le. Lo co­no­sci tu que­sto So­le? Ma ciò non è com­ple­to, è in­fat­ti, lui più Ze­ro. La Spa­da è na­sco­sta, le Co­lon­ne so­no ve­la­te e na­sco­ste ai mor­ta­li. Il Tre è il Sei, e il Sei è il Do­di­ci.
La dea Nuith mi e­sor­ta a far­mi ir­ra­dia­re dai Sei Rag­gi del Tri­pli­ce So­le, af­fin­ché pos­sa di­ven­ta­re l’Uo­mo pri­mi­ge­nio (il Ma­cro­co­smo, il cui sim­bo­lo è l’Esa­gram­ma). Quin­di la Dea mi chie­de se co­no­sco que­sto So­le e io ri­spon­do che si trat­ta del Mo­der­no dei Gior­ni, di Ra-Hoor-Khuit (H-T-S, il Tri­pli­ce So­le), e lei repli­ca di­cen­do che la for­mu­la non è com­ple­ta, che è lui (Ra-Hoor-Khuit) più Ze­ro (Hoor-paar-Kraat). Poi la Dea af­fer­ma che la For­za (Spa­da) è na­sco­sta, e che le Co­lon­ne (Ra-Hoor-Khuit e Hoor-paar-Kraat) del Tem­pio so­no ve­la­te e na­sco­ste ai mor­ta­li. I­nol­tre so­stie­ne che il Tre (Ra-Hoor-Khuit) è il Sei (i Tre Rag­gi di Ra-Hoor-Khuit e i Tre Rag­gi di Hoor-paar-Kraat), in­fat­ti, il la­to lu­mi­no­so (fuo­co, il trian­go­lo con la pun­ta ri­vol­ta ver­so l’al­to) e il la­to o­scu­ro (ac­qua, il trian­go­lo con la pun­ta ri­vol­ta ver­so il bas­so) del­l’Esa­gram­ma (Sei Rag­gi) so­no Ra-Hoor-Khuit (i Tre Rag­gi lu­mi­no­si) e Hoor-paar-Kraat (i Tre Rag­gi o­scu­ri). In­fi­ne di­chia­ra che il Sei (il Mo­der­no dei Gior­ni o Uo­mo pri­mi­ge­nio) è il Do­di­ci (H-T-S, il Tri­pli­ce So­le), in­fat­ti, Ra-Hoor-Khuit ce­la in sé il suo ge­mel­lo o­scu­ro (Hoor-paar-Kraat).
Egli ve­drà la mia Glo­ria, né mai nes­su­no la ve­drà. Qua­lun­que mor­ta­le o­se­rà strap­par­le il Ve­lo... è mor­to, il Leo­ne è mor­to. Il Toro vi­ve, ed egli è il mio Pro­fe­ta. Il Dra­go è ri­sor­to, ed egli è il mio Mes­sag­ge­ro.
La dea Nuith so­stie­ne che io ve­drò la sua Glo­ria, e che nes­sun al­tro mai la ve­drà. Quin­di la Dea di­chia­ra: qua­lun­que mor­ta­le o­se­rà strap­pa­re il Ve­lo della Glo­ria... è mor­to, O­si­ri­de (il Leo­ne) è mor­to. Poi af­fer­ma che io (il Toro) so­no vi­vo, e che so­no il suo Pro­fe­ta. In­fi­ne di­chia­ra che io (il Dra­go) so­no ri­sor­to, e che so­no il suo Mes­sag­ge­ro.
Co­lui che vie­ne non ver­rà, lo Scet­tro ver­rà im­pu­gna­to, il Se­gre­to non è an­co­ra ri­ve­la­to. Il Se­gre­to è que­sto: 13 u­gua­le a 8 ma 8 non u­gua­le a 1. Com­pren­di que­sta com­pa­ra­zio­ne? Spie­ga­la a­gli Dei, che que­sta sia la mia Leg­ge, la Leg­ge del­l’A­mo­re e della Gio­ia.
La dea Nuith so­stie­ne: co­lui che vie­ne per im­pu­gna­re lo Scet­tro de­gli Dei, il Dop­pio Po­te­re, non lo im­pu­gne­rà; lo Scet­tro ver­rà im­pu­gna­to, il Se­gre­to non è sta­to an­co­ra ri­ve­la­to. Quin­di la Dea di­chia­ra che il Se­gre­to è que­sto: Hoor-paar-Kraat (13) è u­gua­le a Ha­dit (8) ma Ha­dit non è u­gua­le ad Ar­po­cra­te (1). I­nol­tre mi chie­de se ho com­pre­so que­sta com­pa­ra­zio­ne e mi in­giun­ge di spie­gar­la a­gli Dei, poi­ché que­sta è la sua Leg­ge, la Leg­ge del­l’A­mo­re e della Gio­ia.