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Non è una storia personale




 

Perché la mia non è una storia personale? Perché la mia vita è impersonale... non possiedo alcuna storia personale da raccontare e anche se ne avessi una di certo non la racconterei. Di me si conosce solo la mia bio-bibliografia, sintesi parziale della mia vita magica che ora viene qui completata, in modo indiretto, tramite la rivelazione della storia personale di Carlos Castaneda, la mia controparte sul piano mondano, l’altro piatto della bilancia.



La biografia segreta di Carlos Castaneda.


1. Nell’estate del 1960 uno studente di antropologia dell’UCLA, di nome Carlos Castaneda, incontra in Messico un indio, un uomo eccezionale, depositario di misteri riguardanti un’antica dottrina segreta, nota come “Nagualismo”. L’indio gli insegna la sua arte sotto giuramento di non rivelare mai il suo nome, dove opera e le date dei loro incontri. Per tale motivo, tutti i nomi, le località e le date degli incontri che appaiono nei libri di Castaneda sono falsi.
L’insegnamento che Castaneda riceve va dall’estate del 1960 all’estate del 1968 e non fino all’estate del 1973 come egli vuol far credere. Un’analisi dei primi tre libri, fatta in una certa maniera, permette di ricavare questa data. Tra il 1968 e il 1974 Castaneda pubblica quattro libri.

2. Nell’estate del 1970 Carlos Castaneda ritorna in Messico per incontrare i discepoli del suo maestro, l’indio che egli chiama “don Juan”. Dall’incontro con i discepoli di don Juan nasce il quinto libro di Castaneda che viene pubblicato nel 1977. Nel libro, Castaneda descrive l’arte di sognare, ma non riesce a capire e quindi a descrivere l’arte dell’agguato che gli viene mostrata pertanto il suo quinto libro è un’opera incompleta.

3. Nel 1971, la Gorda, l’unica discepola di don Juan con cui Castaneda era rimasto in contatto, inizia ad aiutarlo nel “ricordare”, cioè a “ricordare” ciò che gli era accaduto mentre si trovava in stato di intensa percezione. Dieci anni dopo, nel 1981, esce il sesto libro di Castaneda nel quale si descrive l’affiorare dei primi ricordi, quelli riguardanti ciò che gli era successo mentre si trovava in stato di intensa percezione. Poi, nel 1984, esce il suo settimo libro in cui si continua a descrive ciò che gli era accaduto in tale stato.

4. Nel 1985 Carlos Castaneda si trova in difficoltà, non riesce più a “ricordare” perché la Gorda, in quell’anno, viene a mancare, infatti, questo è l'anno in cui egli termina di scrivere il suo ottavo libro che esce nel 1987.
In esso vengono descritti, in modo esaustivo, i primi sei noccioli astratti, mentre il settimo viene brevemente citato, a dimostrazione che egli non era più in grado di “ricordare”. Se fosse stato in grado di farlo avrebbe dovuto esporre in tre libri i ventun noccioli astratti.

5. Dal 1985 in poi, inizia il declino di Carlos Castaneda, non riesce più a “ricordare”. In suo possesso sono rimasti degli appunti che riguardano la parte più oscura dell’arte di sognare, appresa tra il 1960 e il 1968. Passano otto anni e nel 1993 si decide a pubblicare quell’oscurità, il suo nono libro. In questo testo, Castaneda descrive i primi quattro varchi del sognare, ma non riesce a descriverli tutti, pertanto il suo nono libro è un’opera incompleta.

6. In possesso di Carlos Castaneda rimangono soltanto pochi appunti e nel 1997 pubblica due libri, il decimo e l’undicesimo. Nel decimo libro si parla di “Tensegrità”, una invenzione di Castaneda che, come confessò in un´intervista, fu fatta per scherzo ma presa sul serio.
Questo libro con tante foto inutili gli consentì di inserire ancora degli appunti riguardanti l’insegnamento di don Juan. Analogamente, l’undicesimo libro pieno di storie inventate sulla sua vita (la prova che si tratta di storie inventate sta nel fatto che Castaneda nell’arco della sua esistenza fece di tutto pur di cancellare la propria storia personale e quindi non avrebbe mai scritto di accadimenti riguardanti la sua vita privata) gli consentì di inserire gli ultimi appunti riguardanti l’insegnamento di don Juan.

7. Nel 1998, poco prima di morire come un uomo comune, Carlos Castaneda pubblica il suo dodicesimo libro, una pura speculazione, la prova di un fallimento, un uomo che servì da registratore umano affinché un’antica scienza esoterica non andasse perduta per sempre.

 

I buchi lasciati da Carlos Castaneda.

Carlos Castaneda fece due libri incompleti e due non riuscì a scriverli. In pratica, il suo compito era di pubblicare dodici libri. Il quinto libro in forma completa, poi il nono e il decimo (riguardanti i noccioli astratti). Inoltre, l’undicesimo libro (riguardante l’arte di sognare) in forma completa. Infine, avrebbe dovuto riunire gli ultimi appunti validi (quelli che si trovano nel suo decimo e undicesimo libro) in un unico libro, il dodicesimo.

 

Colmare i buchi.

Il mio compito, nell’ambito del Nagualismo, era quello di colmare ciò che Carlos Castaneda aveva lasciato di incompiuto perché incapace di “ricordare” tutto quello che gli era stato insegnato, pertanto colmai i buchi.

    1. Sistemai in modo organico e completo i misteri riguardanti la consapevolezza.
    2. Sistemai in modo organico e completo ciò che riguarda i cacciatori, l’arte dell’agguato e la via del guerriero.
    3. Completai tutti i varchi del sognare.
    4. Esposi tutti i ventuno noccioli astratti.
N.B. - Il mio compito, in senso ampio, fu quello di colmare anche i buchi delle altre sette Tradizioni esoteriche e della Magia (tessuto connettivo delle Otto Tradizioni esoteriche principali). Infine, dovetti anche presentare la Magia naturale-alchemica.

 

I due piatti della bilancia.

Nel 1982 venni catturato dall’Oppositore della Morte, egli mi catturò tramite il suo Alleato. Nel 1983 entrai in contatto con don Juan e nel 1996 egli concluse il suo insegnamento nei miei confronti. Nel 1998 ebbe termine la mia interazione con l’Oppositore della Morte. Negli anni successivi, dopo aver colmato i buchi lasciati da Carlos Castaneda, riuscii anche a rivelare quella parte del Nagualismo che era sconosciuta a don Juan, cioè quella che riguarda gli artisti e la loro arte che è quella di giocare.

 

La nostra linea di sangue.

Siamo rimasti in pochi, la nostra linea di sangue è quasi estinta.
Noi Lomariani. Noi Iperborei, Muriani, Lemuriani, Atlantidei.
Noi Post-Dei, Semi-Dei. Noi Eroi. Noi Terrestri al di là dei terrestri.
Noi maghi, noi appartenenti alla nobiltà blu, nati per diritto di discendenza.
Noi, nati con il punto di unione perfettamente centrato in ragione.
Noi, non contaminati dall’Età Oscura, Età che portò la bolla dell’uomo a tale ampiezza che la sua percezione divenne riflessa ed il suo punto di unione non perfettamente centrato in ragione... e da lì l’uomo geneticamente tarato.

 

La nostra Via.

La Via del Mago è solo per i nobili di cuore... per i puri, per i non geneticamente tarati.
La Via del Mago consente di superare gli ostacoli che si presentano sulla Via Magica, poiché la Via del Mago è un modo di vita, l’unico deterrente alla paura e il solo canale che un mago possa usare per consentire al flusso della sua attività di scorrere liberamente.
La Via del Mago consente di trarre la spinta necessaria a procedere... il mago, dalle proprie tacite convinzioni trae la spinta necessaria a procedere, senza lamentarsi e senza alcuna necessità di elogi, silenzioso nel suo agire, efficiente perché non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.
La Via del Mago consiste in una struttura di idee edificata per sostenere il corpo, la psiche e la mente del mago nel suo ruolo di iniziato alla Magia, così da renderne più facile e significativo l’agire. Trattasi della gloria suprema del mago, il contributo più alto, l’essenza della sua sobrietà.







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